Ancora aggressioni fasciste in Toscana - Falcemartello

Breadcrumbs

Il 24 febbraio scorso un compagno del Cantiere Resistente di Lucca è stato picchiato e accoltellato da un gruppo di fascisti. Si trovava a bordo della sua vettura quando è stato speronato da due automobili dopo un lungo inseguimento.

Un’aggressione quindi premeditata. Proprio in questi giorni si svolge un processo per un episodio simile avvenuto nel 2004 nella stessa zona. Dal 25 aprile del 2001 ad oggi contiamo solo nel lucchese: 16 casi di aggressioni verbali e fisiche ad attivisti di sinistra, omosessuali e immigrati, due stupri “punitivi” ai danni di lesbiche e due auto danneggiate e incendiate. A questo dovremmo sommare i diversi attentati “lievi” e le innumerevoli scritte fasciste di minaccia apparse davanti a sedi della Cgil, di Rifondazione, centri sociali e librerie e i numerosi ritrovamenti di coltelli, molotov, mazze ferrate.

Tutto questo con il solito gioco di sponda tra la cosiddetta estrema destra e destra istituzionale. Mentre Forza Nuova porta avanti le proprie ronde, il lucchese Marcello Pera si diletta nei circoli dell’alta borghesia con le sue teorie sullo scontro di civiltà. In tutti questi anni solo qualche sparuto articolo sulla stampa locale, con la polizia arrivata costantemente sui luoghi del delitto con un ritardo che oscilla tra i 20 e i 50 minuti.

Lucca è sicuramente un caso estremo, ma non isolato. A Colle Val d’Elsa (Siena) Forza Nuova è attiva all’interno del movimento contro la costruzione di una moschea diretto dalla Lega di Borghezio (con la benedizione del “rispettabilissimo” vicedirettore del Corriere della Sera). A Borgo San Lorenzo (Fi) la sede di Rifondazione Comunista più grossa di tutta la Toscana è stata assaltata e bruciata. È necessario essere chiari: solo per fortunate coincidenze finora non abbiamo dovuto registrare il morto.

Tutto questo non può essere spiegato solo con la presenza dei gruppi fascisti all’interno delle curve di calcio, né solo con l’assenza di spazi sociali per i giovani. Entrambi i fattori giocano un ruolo ma non costituiscono la causa fondamentale. Il rinnovato attivismo della destra non richiede generiche spiegazioni sociologiche ma precise spiegazioni politiche. Il governo Prodi è stato presentato a milioni di lavoratori come l’unico argine possibile all’avanzata della destra. Se questo non si è rivelato vero nemmeno sul terreno parlamentare, lo è ancora di meno sul terreno sociale.

Non è casuale che un gruppo come Forza Nuova si qualifichi come “unica opposizione” né che sul loro sito possano leggersi frasi di questo tipo: “Dopo il breve spazio di libera e felice iniziativa politica internazionale caratterizzato dal nostro risolutore intervento in Libano, siamo nuovamente asserviti al peggior atlantismo; costretti a Vicenza ad accettare l’ennesima espansione militare americana sulla nostra terra (…) Con la rimozione dei Dico dalle sue priorità programmatiche, il centrosinistra ammette l’impossibilità di portare a termine operazioni antiumane inaccettabili per il Cattolicesimo (…) Benedetto XVI mette a segno la seconda vittoria.” Né riteniamo sia casuale che gruppi di estrema destra stiano registrando alcuni sorprendenti successi in una regione come la Toscana, la culla per eccellenza del centrosinistra. Il primo e unico assessore di Forza Nuova è ad Altopascio (Lu). Esistono sedi di Fn in tre città toscane e punti di riferimento in altre sei.

Poco viene detto o fatto dai dirigenti della sinistra a riguardo. E quel poco è spesso sbagliato: appelli alle forze dell’ordine perché facciano il loro dovere o ai valori della nostra democrazia. Peggio che chiamare il lupo a fare da cane pastore!

Da un punto di vista strettamente giuridico, i piccoli gruppetti fascisti sarebbero facilmente debellabili. Non vivono “nonostante” le forze dell’ordine, ma semmai grazie alla loro tolleranza, spesso benevola. E vivono soprattutto sfruttando demagogicamente l’odio che esiste verso questa presunta “democrazia”, sinonimo per ampi settori della popolazione di mancanza di abitazioni, precariato, salari da fame. La forza dei fascisti invece termina dove inizia la lotta di classe e ogni qual volta il movimento operaio riesce dare una risposta propria alle contraddizioni di questo sistema. La Cgil a Lucca ha aderito al coordinamento antifascista e al corteo cittadino. Ma la cosa non può terminare qui: la lotta contro i fascisti deve essere portata all’ordine del giorno delle assemblee sindacali. Il sindacato deve farsi promotore di una campagna permanente nei luoghi di lavoro contro il razzismo. Deve mettere a disposizione il proprio servizio d’ordine e integrarlo con altri lavoratori eletti direttamente dalle assemblee in azienda. I padroncini locali, gli stessi che nelle giunte danno ospitalità agli squadristi, devono sapere che un’altra aggressione fascista sarà seguita anche da uno sciopero cittadino. Ma la condizione necessaria e imprescindibile perché tutto questo avvenga è che la sinistra si liberi nel suo complesso dalla zavorra rappresentata dal rapporto con il governo Prodi e dalla collaborazione di classe.

 

14/03/2007