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I provvedimenti repressivi emessi dal Tribunale di Modena il 24 gennaio ai danni di 14 cittadini modenesi – perlopiù lavoratori – segnano una svolta di enorme gravità nella vita democratica e civile della città.

L’autorità giudiziaria “sconfina” e si arroga il diritto di valutare e censurare i comportamenti sociali e le opinioni politiche, disegna inverosimili scenari criminali (di cui nessuno in città si era mai accorto) ed emette provvedimenti pesantissimi contro giovani e giovanissimi (alcuni appena maggiorenni), quasi tutti incensurati.

Tra i dieci denunciati con obbligo quotidiano di firma in questura – misura punitiva crudele, soprattutto con chi lavora a turni – c’è un nostro compagno di Rsu, membro del Direttivo provinciale Fiom-Cgil, nonché militante del Prc. Il provvedimento gli è stato notificato sul posto di lavoro, senz’altro rendendo più difficile la sua posizione in azienda.

Denunciato per “concorso morale” in atti di violenza contro le forze dell’ordine e per “resistenza aggravata a pubblico ufficiale” per avere partecipato alla manifestazione antifascista del 28 ottobre che si opponeva allo squallido convegno di Fiamma-Tricolore di rievocazione della Marcia su Roma, delle (presunte) opere sociali del fascismo e dei (presunti) crimini dei partigiani. Le accuse contro di loro sono totalmente prive di fondamento. In quella occasione, la protezione accordata dalla questura alla squallida iniziativa di aperta apologia del fascismo in pieno centro di Modena si concludeva con una carica, il tutto nel corso di pochi minuti.

Non accetteremo mai che l’opposizione ad iniziative neo-fasciste sia considerata come un complotto da estirpare. A maggior ragione nella città capoluogo di una provincia che nella lotta al fascismo si è battuta eroicamente, vedendo cadere migliaia di uomini e donne della nostra “meglio gioventù” dell’epoca.

I sottoscrittori di questo appello chiedono con forza:

1) che siano ritirati i provvedimenti repressivi e archiviate le denunce;

2) che si riconquisti un clima di agibilità democratica in una città in cui la procura, la questura e la prefettura paiono sempre più attente e permissive nei confronti delle organizzazioni neo-fasciste e repressive nei confronti di chi vuole che siano rispettati i valori antifascisti nati dalla Resistenza.

Questo episodio di repressione politica è parte di una tendenza sempre più generalizzata di attacco ai diritti politici, sindacali e democratici. L’accordo in Fiat, negando le libertà sindacali e il diritto di sciopero, colpisce chiunque dissenta dai dettami padronali. La brutalità di provvedimenti come quelli subiti dai nostri compagni vuole essere di avvertimento a chiunque si opponga alle ingiustizie e al ritorno di ideologie fasciste e di estrema destra.

Questa tendenza deve essere fermata. Chiediamo pertanto a tutti i lavoratori, gli studenti e gli antifascisti di sottoscrivere questo appello e far sentire ai compagni la nostra solidarietà e vicinanza.

Questo appello è promosso dalla Rsu Fiom Ferrari

Firmatari:

Gianni Rinaldini (coordinatore nazionale la Cgil che vogliamo), Giorgio Cremaschi (presidente Comitato centrale Fiom-Cgil), Paolo Ferrero (segretario nazionale Partito della Rifondazione comunista), Giordano Fiorani (segretario provinciale Modena Fiom-Cgil), Paolo Brlni (Comitato centrale Fiom-Cgil), Antonio Santorelli (Comitato centrale Fiom-Cgil), Circolo Prc Modena A. Gramsci, Federazione Prc Modena, Circolo Prc fabbriche Pomigliano, Rsu Fiom Cnh di Modena, Rsu Fiom Maserati, Rsu Fiom Terim, Sasha Colautti (Comitato centrale Fiom-Cgil), Mario Iavazzi (La CgiI che vogliamo in Fp nazionale) Diana Terzi (direttivo nazionale Flc Cgil), Anna Maria Zavaglia (direttivo nazionale Cgil), Samira Giulitti (direttivo nazionale Fisac Cgil), Mario Maddaloni (direttivo nazionale Filctem Cgil), Roland Caramelle (direttivo nazionale Filcams Cgil e seg. generale Filcams Trento), Paolo Grassi (direttivo nazionale Nidil Cgil), Danilo Molinari (direttivo nazionale Flc Cgil), Anna Della Ragione (direttivo nazionale Flc Cgil), e decine di altri attivisti e dirigenti sindacali e dei partiti della sinistra.

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