Melzo - Ancora un’aggressione fascista - Falcemartello

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Doveva essere una festa tranquilla in un comune della Brianza, il solito sabato sera passato tra amici ascoltando musica e bevendo qualche birra in un centro giovanile, struttura senza alcun legame con ambienti politici. Ma a quella festa, oltre ai duecento giovani, sono giunti anche un gruppo di naziskin che, all’inizio della serata, sembrava solo un gruppo di “rasati” senza nessun chiaro orientamento politico.

Chi scrive era presente a Melzo con altri tre amici. Il primo gruppo di otto naziskin, con un età media di venti anni, appena giunti ha cominciato a guardarsi intorno. Essendo noi gli unici non del luogo siamo stati subito avvicinati. Fin qui tutto bene, eravamo in una festa è normale conoscere gente.

La situazione è cominciata a peggiorare con il trascorrere della serata quando il gruppo di nazi ha cominciato ad aumentare progressivamente sino ad arrivare ad una quindicina di componenti. Nel corso dell’ora e mezza in cui hanno chiamato l’adunata gli atteggiamenti nei nostri confronti si sono fatti sempre più aggressivi ma senza mai arrivare allo scontro fisico. Il rapporto di otto contro quattro era troppo “penalizzante” quindi hanno preferito radunare quante più forze possibili.

Nella pausa tra i due concerti due dei miei amici hanno sentito uno dei “capetti” dei nazi che diceva: “A quei quattro della Sharp di Milano, quando escono, gli tiriamo due bottigliate e quattro coltellate”.

Naturalmente siamo andati subito dagli organizzatori per avvertirli di quello che stava succedendo. Ma la risposta non è stata all’altezza della situazione, hanno minimizzato dicendoci di non preoccuparci “tanto sono solo dei metallari”. Dopo aver discusso per un po’ di tempo senza nessun risultato, anzi essendo presi per visionari e paranoici che vedono pericoli dappertutto abbiamo deciso di defilarci dal retro. Abbiamo appreso qual’è stato l’epilogo della serata solo dai giornali del lunedì:

“Hanno bevuto, hanno ascoltato i gruppi punk suonare ma quando è stata l’ora di andarsene, intorno a mezzanotte, uno di loro ha pensato bene di mettersi a strappare i manifesti del concerto appesi sulle pareti del centro. Forse una provocazione, forse solo una bravata dopo qualche bicchiere di troppo. Quando Davide, 20 anni, che era lì come volontario in servizio civile per il Comune, ha provato a dirgli: «Dai, smettila, lascia stare», il ragazzotto non ha replicato. Ma ha tirato fuori di tasca un coltello, gli si è avvicinato e ha iniziato a colpire: gli ha squarciato da parte a parte la guancia sinistra, gli ha sferrato altri due fendenti in pancia ed è fuggito via, in auto, con gli altri della banda. (Corriere della sera, 11/06/2007).

Da come si è svolta la serata e non essendo questo l’unico episodio, ma solo il più cruento, appare chiaro che questi gruppi di estrema destra, in particolare nella provincia nord di Milano, stanno conquistando sempre più spazi in un vuoto che la sinistra ha lasciato abbandonando il territorio preferendo più comode poltrone.

Si sono organizzati in strutture sul territorio efficienti anche se piccole, senza una sede chiaramente identificabile, riunendosi magari in bar o pub spesso aperti proprio per questo motivo.

Non si può più parlare di singoli cani sciolti che vanno in giro a far “casino”, ma è chiaro che si tratta di gruppi organizzati che vanno in luoghi di aggregazione non legati a movimenti politici sia per farsi propaganda che per cercare qualche militante di sinistra in modo da unire teoria e pratica.

L’impressione è che stiano facendo le prove generali in provincia, testando la loro struttura e la reazione della sinistra, per poi tentare la “conquista” di Milano, dove negli ultimi mesi si sono già verificati vari episodi di aggressione contro sedi del Prc ed il tentativo di aprire la sede di Cuore nero.

Come risposta a questo episodio il 30 giugno si è tenuto a Melzo un presidio antifascista, a cui hanno partecipato circa 250 persone. Come primo segnale è sicuramente positivo ed è indice di quanto il problema della lotta alla destra sia sentito, perlomeno da un settore legato al Prc, a vari centri sociali e altre associazioni. Quello di cui realmente c’è bisogno è che tutti i partiti, i sindacati, i centri sociali e le associazioni antifasciste prendano coscienza del problema e creino un fronte unico d’azione che permetta di coordinare le forze in modo da rispondere colpo su colpo alle minacce fasciste.

Non è mostrandoci accondiscendenti e legalisti che possiamo pensare di sconfiggere questa gente. Non possiamo permetterci di lasciare di volta in volta i singoli compagni a fronteggiare da soli le aggressioni. Solo con la ripresa dell’iniziativa politica nei quartieri disagiati la sinistra può sperare di ritrovare la fiducia dei giovani e dei lavoratori in questa città.

 

4/07/2007