Milano / L’estrema destra rialza la testa - Falcemartello

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Mentre i mass media si strappano i capelli per le scritte con le stelle a cinque punte e per le minacce al vescovo Bagnasco, vige un silenzio quasi completo sulla recrudescenza di azioni neofasciste a Milano e in altre città.

Nella notte tra il 2 e il 3 maggio il circolo “Dimitrov” del Prc, nella zona sud di Milano, è stato oggetto di un attentato incendiario. Una tanica da 30 litri di liquido infiammabile è stata piazzata davanti alla porta della sede e si è evitata l’esplosione solo grazie all’intervento di un inquilino del palazzo. Non si tratta quindi certo di una ragazzata ed è stato solo per un caso fortuito se non c’è stata la detonazione (che poteva danneggiare anche il resto dello stabile). Nella stessa notte a pochi isolati di distanza è inoltre stata lanciata una bottiglia incendiaria contro una scuola islamica.

Nelle settimane precedenti si è assistito ad una massiccia campagna da parte di Forza nuova, spalleggiata dalla Lega e da An, contro il campo nomadi di Opera, un paese dell’hinterland milanese. Ci sono state incursioni all’interno del campo, l’incendio di alcune tende, intimidazioni di varia natura e un presidio permanente assolutamente illegale, ma tollerato dal comune e dalle forze dell’ordine.

Oltre a tutto questo, poco prima del 25 aprile, c’è stato il tentativo di apertura in un’altra zona di Milano di Cuore Nero, un centro “culturale” di estrema destra. Per di più sono comparse scritte fasciste intimidatorie contro un consigliere provinciale di Rifondazione.

L’intento di queste azioni è quello di sempre: creare un clima di paura e tensione tra i militanti e i simpatizzanti della sinistra, per allontanarli dalla politica attiva. Non si tratta di episodi casuali da parte di gruppi di sbandati, ma di operazioni funzionali a far passare le politiche della destra in città, che trovano una chiara sponda istituzionale nelle campagne razziste della Lega contro i rom e nei cortei sponsorizzati dal comune sulla sicurezza.

Di fronte a tutto questo la risposta da parte della sinistra e delle organizzazioni antifasciste non è stata all’altezza della situazione. A Opera alla fine i rom sono stati costretti ad andarsene a causa del clima asfissiante creato dai fascisti. Nessuna risposta organizzata è stata data contro l’iniziativa politica promossa il 12 maggio da Cuore Nero e alcuni gruppi di ultrà di estrema destra.

Anche laddove una reazione c’è stata da parte dei militanti di base, i dirigenti locali non sono stati in grado di sostenerla adeguatamente. Ad esempio gli attivisti del circolo “Dimitrov”, vittima dell’attentato incendiario, hanno prontamente organizzato un presidio per denunciare l’accaduto, al quale hanno partecipato una cinquantina di persone tra le varie realtà di sinistra della zona, ma al quale non si è fatto vedere nessun esponente della segreteria provinciale di Rifondazione. Non solo, ma Liberazione ha pubblicato il primo articolo sull’accaduto solo dieci giorni dopo. In questo articolo si faceva appello alla “nonviolenza” e alle forze dell’ordine. Ancora una volta si dimenticano i numerosi casi di connivenza tra fascisti e polizia, di cui il caso di Opera non è stato che l’ultimo esempio, e soprattutto ci si scorda che il fascismo è sempre stato sconfitto da movimenti di massa, non certo da provvedimenti di polizia. Il richiamo alla “nonviolenza” poi suona quasi beffardo, come se ad essere violenti fossero le vittime e non gli aggressori.

Quello che rivendichiamo non è certo una reazione violenta e isolata contro i fascisti e le loro organizzazioni. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi su quanto azioni di questo tipo siano controproducenti è molto significativa la vicenda dell’incendio di Cuore Nero. Questo circolo pseudo-culturale avrebbe dovuto aprire una settimana prima del 25 aprile. A pochi giorni dall’inaugurazione qualcuno lo ha bruciato. Questo atto non solo non ha fermato l’avanzata dei fascisti (che infatti a meno di un mese di distanza sono già tornati con una nuova iniziativa politica in un campetto di calcio della zona), ma anzi la ha legittimata: non si contano ad esempio gli attestati di solidarietà da parte delle varie forze politiche che denunciano l’accaduto. Ma forse ancora più significativa è la dichiarazione del consigliere di zona dei Ds (che è anche segretario dell’Anpi) che ha denunciato il fatto come grave lesione del diritto di chiunque a riunirsi in associazione si è adoperato affinché i “poveri ragazzi” potessero trovare una sede provvisoria in attesa di rimettere a nuovo Cuore nero.  Ovviamente i “poveri ragazzi” hanno subito iniziato una martellante campagna incriminatoria che accusa dell’incendio il Torchiera, un vicino centro sociale di sinistra, e un consigliere comunale di Rifondazione come mandante. 

Non stupisce quindi che le forze antifasciste della zona si siano trovate disarmate e spaventate di fronte ad una destra che avanza e una sinistra incapace di dare risposte. La paura di rappresaglie ha paralizzato qualunque iniziativa politica, al punto che alcune associazioni culturali hanno preferito non organizzare la tradizionale festa per l’anniversario del 25 aprile.

Quello di cui realmente c’è bisogno è che tutti i partiti, i sindacati, i centri sociali e le associazioni antifasciste prendano coscienza del problema e creino un fronte unico d’azione per combattere la prepotenza fascista. Non è mostrandoci accondiscendenti e legalisti che possiamo pensare di sconfiggere questa gente. Non possiamo permetterci di lasciare di volta in volta i singoli compagni a fronteggiare da soli le aggressioni. Solo un ampio coordinamento di forze ci permetterà di rispondere colpo su colpo alle minacce. Solo con la ripresa dell’iniziativa politica nei quartieri disagiati la sinistra può sperare di ritrovare la fiducia dei giovani e dei lavoratori in questa città.

 

23/05/07