Napoli: Vi fermeremo ancora! - Falcemartello

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Vi abbiamo sconfitto durante le quattro giornate


È ormai da un anno che le aggressioni squadriste o le occupazioni di stabili da parte di Casa Pound non si associano più immediatamente alla capitale. I limiti del movimento studentesco, infatti, hanno permesso a Blocco Studentesco (fronte universitario dell’organizzazione neo-fascista prima citata) di avere spazio politico prima nelle facoltà, in alcuni casi arrivando addirittura a candidarsi alle elezioni studentesche, e poi a proporsi come “alternativa sociale” nei quartieri più degradati di Napoli, inserendosi nel vuoto politico lasciatogli dalle organizzazioni di sinistra.

Vari sono gli esempi di un’intolleranza generalizzata, frutto soprattutto della risposte che il governo dà alla crisi economica, che in alcuni casi arriva a vera e propria xenofobia e omofobia; ma a Napoli l’episodio sui generis è sicuramente rappresentato dall’occupazione, da parte di Casa Pound Italia, di un vecchio monastero in disuso nel quartiere di Materdei, portata a termine con la complicità e la copertura della camorra e di esponenti del Pdl.

Chi ancora oggi crede che fascista sia colui il quale va in giro con una camicia nera e che saluta con il saluto romano sbaglia. Infatti, subdolamente questi ragazzi si sono presentati al quartiere come destra sociale, mettendo subito in campo quello che viene definito il progetto O.S.A. (occupazione a scopo abitativo) che consiste nel mettere a disposizione la casa a famiglie italiane (di puro sangue). È in questo modo che cercano di conquistare consenso popolare, avvantaggiati dalla situazione di evidente degrado e abbandono istituzionale del quartiere, e quindi legittimando così la loro presenza. La sorte per gli stranieri non è la stessa, anzi. Da fascisti quali sono prima danno le case agli italiani (forse) e poi bastonano gli immigrati (sicuramente). In queste settimane stanno mettendo in piedi anche un doposcuola per bambini e assistenza per ragazze madri. Tutto questo ovviamente non viene fatto perché da bravi ragazzi (quale evidentemente non sono ma come tuttora vengono descritti da quotidiani come il Mattino) vogliono aiutare la povera gente del quartiere; il loro obiettivo è uno: quello della preservazione del privilegio.

Nel panorama sociale lo fanno istigando una guerra tra poveri (facendo distinzioni di natura razziale) e nel panorama più strettamente studentesco, attaccando frontalmente il diritto allo studio. La risposta da parte di diverse realtà antifasciste è arrivata il 30 settembre, giornata simbolo della resistenza campana all’occupazione tedesca (1943), utilizzando come forma di lotta un corteo.

 A questo non hanno partecipato solo studenti, medi e universitari, ma anche centri sociali, precari della scuola e gente di Materdei. Ma un altro aspetto deve essere considerato: in prossimità del monastero occupato, in nome di una presunta radicalità di sinistra si è arrivati agli scontri con le forze dell’ordine, facendo arretrare il movimento antifascista da quello che poteva rappresentare l’inizio di una lotta politica di massa. Infatti il corteo ha evidenziato tutta una serie di potenzialità che non sono state concretizzate e che come conseguenza naturale hanno provocato dei problemi, in primo luogo dovuti dalle modalità con le quali si è deciso di intraprendere questo percorso antifascista. Infatti durante le assemblee di organizzazione non si è mai quasi affrontata la questione del coinvolgimento generale, di giovani e di lavoratori. L’idea dominante nei fatti è stata quella di considerare il corteo come unico sistema di lotta contro il neo-fascismo, abbandonando quindi la possibilità di estendere, attraverso momenti assembleari, la partecipazione collettiva. In secondo luogo, nelle assemblee in preparazione del corteo non si è mai realmente esplicitata la possibilità di arrivare a scontri fisici con la polizia. Infatti se ciò non fosse avvenuto, data l’imponenza del corteo (circa 5mila persone) e quella esigua delle forze dell’ordine, se fossimo stati preparati avremmo potuto iniziare a fare un presidio permanente fuori dalla struttura occupata.

In questo contesto due sono gli obiettivi principali che come Collettivo Studentesco Universitario porteremo avanti: in primo luogo è necessario sottolineare che il fascismo non è un aspetto che riguarda solo il movimento studentesco (ed è per questo che è importante che Rifondazione Comunista inizi a fare pressioni anche a livello istituzionale per fare in modo che lo stabile possa essere sgomberato il prima possibile). È dunque per questo che bisogna legare la nostra lotta a quella più generale dei lavoratori, e in secondo luogo creare con loro e con tutte le altre realtà antifasciste un coordinamento che ci consenta non solo di portare avanti questa resistenza contro il neo-fascismo ma anche di potenziare politicamente tutto questo movimento.

Solo attraverso l’organizzazione e il coordinamento della lotta di tutte quelle forze che si oppongono al fascismo e attraverso il coinvolgimento delle persone, prime tra tutte quelle di Materdei, riusciremo non solo a sgomberare i neo-fascisti ma toglieremo loro quello spazio politico che gli ha permesso di strisciare nella nostra città.


*Csp-Csu Napoli