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L’Argentina sta attraversando una crisi economica, politica e sociale tra le più acute della sua storia. Parlando di un paese industrializzato, con una classe operaia dalle grandi tradizioni di lotta è naturale che gli sviluppi in questo paese rivestano un particolare interesse per chi si pone in un’ottica rivoluzionaria.

I governi argentini degli ultimi anni si sono distinti per l’applicazione rigida dei dettami del Fmi e della Banca mondiale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: l’economia è sull’orlo del disastro, il debito estero ha sforato il tetto dei 150 miliardi di dollari e la dichiarazione di insolvenza (default) è ormai un dato di fatto nonostante all’inizio dell’anno il Fmi sia intervenuto concedendo prestiti per 40 miliardi di dollari.

l superministro dell’economia Cavallo per far fronte alla crisi si prepara a lanciare un nuovo pacchetto di attacchi sociali (riduzione di salari e pensioni tra il 13 e il 20%, tagli all’istruzione e alla sanità) in un paese che già oggi vede un 40% della popolazione vivere sotto i livelli minimi di sussistenza.

La classe operaia non è stata a guardare e negli ultimi 15 mesi sono stati convocati 5 scioperi generali. Le recenti elezioni del 14 ottobre hanno dimostrato che milioni di persone sono alla ricerca più o meno confusa di un’alternativa al capitalismo.

L’Alianza, la coalizione di governo composta dall’UCR e dal Frepaso, è stata duramente colpita per le sue politiche antipopolari perdendo cinque milioni di voti, il Partido Justicialista -PJ (peronista) ha perso 800.000 voti mentre i partiti di sinistra nel loro insieme raggiungono il risultato migliore della loro storia assicurandosi un quarto dei voti validi.

L’altro dato significativo è l’altissima percentuale di schede bianche o nulle che superano il 25%. A questo si aggiunga che, pur essendo obbligatorio il voto in Argentina, oltre il 20% della popolazione non si è presentata alle urne, portando l’insieme delle astensioni al 45% degli aventi diritto.

Se da una parte questi risultati mostrano l’enorme malcontento della popolazione verso la "politica" dall’altra è evidente che la frammentazione della sinistra (divisa in almeno otto liste), rappresenta un ostacolo per la definizione di una chiara alternativa di classe, almeno per quanto concerne la percezione tra le grandi masse.

Ovviamente questa divisione ha ragioni storiche e politiche che derivano dall’enorme influenza che per oltre 50 anni ha avuto il peronismo nella classe operaia argentina (un’ideologia populista e bonapartista che in certe fasi della sua storia ha saputo assumere posizioni radicali) e dal tradimento perpetuato sistematicamente dai partiti tradizionali della sinistra (socialisti e comunisti) che più volte hanno dimostrato di essere succubi della classe dominante.

 

Le aspettative tradite dal Frepaso

Il Frepaso, che vede al proprio interno frange provenienti dalla sinistra peronista, i socialisti e buona parte dei dirigenti del vecchio Partito comunista, in questi due anni si è reso responsabile di una vera e propria politica di massacro sociale. Ancora una volta si è visto dove conduce l’interclassismo e come l’alleanza con i partiti borghesi non può che determinare nuovi tradimenti alle spalle dei lavoratori.

Se da una parte è vero che, con questa esperienza, i settori più avanzati del movimento operaio si orientano a sinistra verso le organizzazioni di classe (tra queste Izquierda Unida-IU e il Partido Obrero-PO) è anche vero che una maggioranza di essi continua a votare PJ ed è organizzata nei sindacati semicorporativi di influenza peronista.

Le illusioni nel peronismo sono state largamente ridimensionate negli ultimi 20 anni, ciò nonostante ancora oggi, una parte decisiva della classe lavoratrice è organizzata nelle Centrali sindacali (le due CGT e la CTA) dirette da una burocrazia collegata a doppio filo con le formazioni peroniste (PJ e Frepaso).

Il fenomeno astensionista è molto complesso ma anche questo è un prodotto della crisi appena descritta. Non c’è dubbio che una percentuale significativa di attivisti confusi mostrano il loro disgusto verso la società utilizzando questa forma di espressione che non a caso è stata rivendicata in campagna elettorale da diverse formazioni di estrema sinistra che in passato si erano distinte per sostenere candidati della galassia peronista.

Divisioni nella classe dominante

Il PJ in termini percentuali è uscito vittorioso dalle urne, ha una maggioranza relativa nei due rami del Parlamento mentre il governo non ha una maggioranza nè alla Camera, nè al Senato.

Questo metterà sotto pressione i peronisti che verranno chiamati dalla borghesia a fare la loro parte nella crisi in corso. Di fatto il governo non avrebbe potuto approvare e applicare la maggioranza delle sue misure reazionarie senza il sostegno più o meno dichiarato dei deputati e dei governatori regionali del PJ.

Già prima delle elezioni quello argentino era un governo di unità nazionale con forti elementi di bonapartismo, nel quadro dei nuovi rapporti di forza lo sarà ancor più. Il problema della classe dominante è che il proprio personale politico è sempre meno disposto a portare avanti le misure di austerità. Chi lo ha fatto negli ultimi anni è stato condannato dalle urne (i peronisti nell’epoca di Menem, il partito di Cavallo, l’Ucr e il Frepaso negli ultimi anni).

La borghesia farà una pressione forsennata sul PJ, ma per sua sfortuna questo partito non dispone nè di una particolare stabilità nè di una leadership solida. Ci sono almeno quattro leader peronisti che sgomitano tra loro per candidarsi alle presidenziali del 2003.

La loro tattica è quella di costruirsi un consenso con una fraseologia radicale lasciando che sia l’Alianza a farsi carico della crisi. Nessuno di loro è particolarmente ansioso di entrare in un governo che può bruciare le loro chance per le elezioni, molto più comodo tenersi (almeno formalmente) all’opposizione dicendo tutto il male possibile di De la Rùa e Cavallo.

Non è un caso se un reazionario come Duhalde, uno dei principali leader del PJ, stia rispolverando le argomentazioni classiche del populismo peronista (proponendo tra le altre cose l’abbandono della parità del peso con il dollaro) e goda per questo del sostegno dell’apparato della CGT rebelde (ribelle). La CGT oficial (ufficiale) sostiene invece la candidatura dell’attuale governatore di Còrdoba, De la Sota, a sua volta membro del PJ.

Ma anche i dirigenti dell’Alianza sono sempre meno disponibili a suicidarsi politicamente. Alcuni dirigenti della UCR, partito storico della borghesia proimperialista, pressati dalla situazione sociale, non solo hanno criticato duramente il governo ma stanno rivendicando l’introduzione di misure protezioniste per proteggere l’industria nazionale ammorbidendo gli attacchi al tenore di vita delle classi subalterne.

Tra questi si è distinto particolarmente Terragno ma anche Alfonsin, capo dell’UCR, che è stato accusato di fare una svolta verso il populismo comportandosi come un esponente dell’opposizione per puntellare la crisi del governo. Il Frepaso da parte sua ha subito delle scissioni e anche se resta nella maggioranza è uscito dal governo e in diversi casi i suoi deputati hanno votato contro l’esecutivo.

Il populismo radicale del peronismo che aveva permesso in passato di soggiogare la classe operaia alla borghesia nazionale non ha oggi le stesse basi materiali del passato. Non esistono i margini economici per fare concessioni alle classi subalterne, nè l’indipendenza politica ed economica della borghesia nazionale che è completamente subordinata all’imperialismo e alle sue multinazionali.

Su questa base è inevitabile che l’irrompere della mobilitazione operaia si orienti verso una politica di indipendenza di classe rompendo i ponti con il nazionalismo borghese. Ma questo non sarà un processo automatico. Il nodo storico della sinistra argentina di sottrarre la classe operaia dall’influenza peronista è un nodo che per quanto allentato non è stato ancora sciolto completamente.

Il frastagliato fronte della sinistra

La sinistra argentina è composta da un fronte frastagliato di forze provenienti dalla tradizione socialista e comunista, dal peronismo, dal cattolicesimo e dalle forze rivoluzionarie in gran parte di orientamento trotskista, anche se le liste che hanno ottenuto i risultati migliori sono quelle di recente formazione dall’impronta politica moderata, che sarebbe meglio definire di centro-sinistra.

Di fatto sono formazioni leggere e d’opinione messe in piedi da politicanti della ultima ora che hanno annusato l’aria che si respirava nel paese e hanno provato a guadagnarsi uno spazio contenendo l’afflusso di voti verso i partiti più radicali.

Una parte della borghesia era interessata alla buona riuscita di queste liste che possono rappresentare una "ruota di scorta" da utilizzare nel caso in cui i partiti tradizionali diventassero inservibili per i piani del grande capitale.

E’ questo il caso di Elisa Carriò e di padre Farinello rispettivamente a capo dell’ARI e del Polo Social, che hanno ottenuto un buon risultato anche se inferiore alle attese preelettorali (tra l’8 e il 10%).

Una vera e propria meteora è stato Luis Zamora (già deputato del Mas alla fine degli anni ‘80) che negli ultimi 10 giorni ha messo in piedi una candidatura che ha ottenuto un successo folgorante nel distretto Capital Federal della città di Buenos Aires.

Il vecchio deputato dal passato "quartinternazionalista" si presenta oggi all’elettorato in versione rinnovata antipartitista e movimentista e fa appello alla "democrazia diretta" in una logica plebiscitaria, qualunquista e per certi aspetti bonapartista.

Quando un giornalista del Clarin argentino ha domandato il carattere del suo partito la risposta è stata: "non so se definire il mio partito di sinistra".

In realtà il relativo successo di queste liste (Zamora, Ari e Polo Social) si spiega con la disintegrazione dell’Alianza, la crisi del Frepaso e di quelle opzioni che si presentavano come progressiste e che hanno rapidamente deluso le aspettative popolari.

Queste formazioni hanno tratti comuni: il loro carattere populista basato sulla demagogia antipartitista, un programma politico basato sulla lotta alla corruzione e al capitalismo mafioso con una spruzzata di idee cristiano-sociali che affrontano il problema della povertà con un approccio caritatevole (in questo si distacca su tutti padre Farinello del Polo Social).

Persino Izquierda Unida (l’alleanza tra il MST e settori del Partito comunista) nel tentativo di firmare un accordo elettorale con il Polo Social (poi sfumato) ha accettato questo stile un po’ missionario che si propone di abolire le parti più ignobili del sistema senza metterlo in discussione nel suo insieme.

Formalmente IU propone di non pagare il debito estero ma non proponendo alcuna alternativa di potere finisce nella pratica col rivendicare non l’estinzione del debito, bensì un patteggiamento o una moratoria. Non a caso un economista di Attac, alla quale IU appartiene, Jorge Bernstein ha proposto recentemente di "rinegoziare il debito e in nessun modo di smettere di pagarlo".

Diverso l’atteggiamento del Partido Obrero che è certamente, tra quelle esistenti, la forza più conseguente nella difesa degli interessi di classe. Questo partito (a differenza di IU) non raggiungendo il quorum del 3% non è riuscito ad eleggere alcun deputato ma nella regione di Salta è stato il partito della sinistra più votato (con il 6% dei consensi)

Proprio a Salta il partito di Altamira ha giocato un ruolo importante nelle mobilitazioni dei piqueteros (picchettanti), un movimento di disoccupati, precari, operai, giovani che ha organizzato occupazioni di strade e di aziende e che più volte si è scontrato con la repressione dello Stato argentino.

All’inizio di quest’anno si è verificata una situazione semiinsurrezionale a General Mosconi, con mobilitazioni molto dure in tutta la regione.

I principali candidati del partito erano quei dirigenti piqueteros (tra questi Del Plà, Ranieri, Barraza, Gil, Zambrano) che erano stati duramente perseguitati, arrestati e infine liberati come effetto di una campagna portata avanti nel paese e a livello internazionale.

Proprio nelle città dove più acuta è stata la mobilitazione c’è stato il risultato migliore per il PO in termini elettorali (General Mosconi 10%, Tartagal 7%).

Lì dove i lavoratori hanno individuato in questo partito il rappresentante diretto delle mobilitazioni c’è stata una spinta al voto e un calo significativo delle liste bianche e nulle.

Il che dimostra che tra gli astensionisti esiste un potenziale rivoluzionario che i partiti della sinistra, vuoi per i loro limiti politico-organizzativi, vuoi per la loro dispersione sul piano nazionale, non sono in grado di incanalare se non in situazioni circoscritte.

Lo stesso PO, se a Salta riesce a interpretare le aspettative più profonde della classe operaia, lo stesso non riesce a fare, almeno per ora, nelle città più importanti, in particolare a Còrdoba e a Buenos Aires. Nella regione di Buenos Aires (nella quale vivono oltre un terzo degli abitanti dell’Argentina) dove il PO nel ‘97 era il primo partito della sinistra, viene superato in queste elezioni non solo dalla sinistra moderata (Ari, Polo Social) ma anche da Izquierda Unida e persino dal Partido Humanista.

Gli umanisti da piccolo-borghesi quali sono, pur collocandosi nel quadro della sinistra argentina, hanno condotto tutta la campagna elettorale su un terreno potenzialmente reazionario come quello della "lotta ai politici".

La prospettiva socialista

Un programma che può far fronte alla crisi di potere della borghesia passa inevitabilmente per la nazionalizzazione delle principali risorse del paese sotto il controllo operaio, solo su questa base è possibile avviare un piano di investimenti sociali che soddisfi le necessità esistenti e dia lavoro ai disoccupati.

Bisogna poi rifiutare il pagamento del debito estero che è il risultato dello sfruttamento imperialista e del parassitismo della borghesia nazionale, rompendo ogni relazione con il FMI e la Banca mondiale.

La classe operaia argentina ha mostrato un crescente livello di coscienza, di organizzazione e combattività e sta forgiando nel suo seno una nuova avanguardia. Ovviamente il risultato elettorale non è l’unico metro e neanche il più importante per valutare l’influenza che i diversi partiti hanno su questa avanguardia, la prova decisiva è quella che nei prossimi mesi impegnerà le organizzazioni della classe nel dare risposte adeguate alla crisi di un sistema capitalista sempre più putrescente.

In una situazione prerivoluzionaria, come dimostra l’esperienza del Partito bolscevico nel 1917, anche un’organizzazione minoritaria può conquistare rapidamente un’influenza di massa e mettersi alla testa di un processo rivoluzionario a condizione che sappia dotarsi di una politica, di una strategia e di tattiche corrette.

Se esiste un’organizzazione di questo tipo (ovviamente ce lo auguriamo) o dovrà formarsi nel caldo degli avvenimenti sarà la storia a dirlo, anche se l’esperienza insegna che difficilmente una direzione rivoluzionaria può essere improvvisata. Da questo punto di vista il Partido Obrero ha una opportunità d’oro se sarà in grado di superare i limiti di settarismo che hanno caratterizzato per oltre 40 anni il trotskismo argentino.

In un periodo di profonda acutizzazione dello scontro di classe si creeranno le condizioni per raggruppamenti sempre più ampi su linee di classe, tutte le organizzazioni saranno attraversate da scissioni di destra e di sinistra. Le divisioni in corso nel peronismo sono solo l’inizio di questo processo.

Se i giovani e i lavoratori più radicalizzati nel movimento piquetero e nelle organizzazioni sindacali sapranno combinare la difesa intransigente di un programma marxista con la flessibilità tattica necessaria per arrivare alla maggioranza della classe operaia sarà la rivoluzione a dire l’ultima parola, liberando il proletariato argentino dalla schiavitù capitalista.

Altrimenti la crisi sarà risolta in modo reazionario secondo le peggiori tradizioni della classe dominante sudamericana. Compito di ogni sincero comunista è fare tutto il possibile per fugare questa ipotesi sciagurata, lottando in primo luogo quì in Italia perchè si estenda e si globalizzi la lotta di classe e la mobilitazione rivoluzionaria, che è il modo migliore per sostenere la lotta dei compagni argentini.

 

 

Risultati elettorali Camera dei deputati: 14 ottobre 2001

Regione di Buenos Aires

Aventi diritto: 9.284.915; votanti: 6.934.490 (74,69%).

voti validi: 5.207.150 (75,09), liste in bianco 736.697 (10,62), liste nulle 924.559 (13,33), impugnate 66.084 (0,95).

Partido Justicialista 1.945.050 (37,35%), Alianza 795.981 (15,29%), ARI-Alternativa Republica de Iguales 477.438 (9,17%), Polo Social 432.129 (8,30%), UF-Unidad Federalista 280.508 (5,39%), Izquierda Unida 274.953 (5,28%), UCeDe-Uniòn de Centro Democratico 256.553 (4,93%), Partido Humanista-Ecologista 170.653 (3,28%), Partido Obrero-Mas* 142.555 (2,74%), Acciòn per la Repùblica 92.461 (1,78%), Socialista Autentico 69.280 (1,33%), PTS-Partido de los Trabajadores Socialistas 60.340 (1,16%), Altri 209.249 (4,02%)

Regione di Còrdoba

Aventi diritto: 2.179.446; votanti: 1.585.701 (72,76%)

voti validi: 1.289.077 (81,29%), liste in bianco 134.865 (8,51%), nulle 157.140 (9,91%), impugnate 4.619 (0,29%).

Partido Justicialista 350.149 (27,16%), UCR 324.488 (25.17%), Movimiento de Acciòn Vecinal 103.682 (8,04%), UceDe 92.516 (7,18%), Socialista Popular 58.419 (4,53%), Socialista Democratico 54.236 (4,21%), MID- Movimento de Integraciòn y Desarrollo 48.452 (3,76%), Acciòn para el cambio 35.025 (2,72%), Demòcrata Cristiano 30.758 (2,39%), Polo Social 29.053 (2,25%), Acciòn Popular 28.900 (2,24%), MST-Movimiento por el Socialismo y el Trabajo** 18.406 (1,43%), Ecologista 17.797 (1,38%), Partido Obrero 15.095 (1,17%), Altri 82.101 (6,37%)

Capital Federal (Buenos Aires Città)

Aventi diritto: 2.572.268; votanti: 1.853.546 (72,06%)

voti validi: 1.333.689 (71,95%), bianche 73.219 (3,95%), nulle 432.965 (23,36%), impugnate 13,673 (0,74%)

Alianza 285.783 (21,43%), Frente por un Nuevo Pais 222.370 (16,67%), ARI 172.206 (12,91%), Frente Uniòn por Buenos Aires 148.297 (11,12%), Autodeterminaciòn e Libertad 91.424 (6,85%), Izquierda Unida 86.372 (6,48%), Partido Humanista 64.262 (4,82%), Popular Nuevo Milenio 54.127 (4,06%), Jubilados en Acciòn 51.459 (3,86%), Polo Social 28.008 (2,10%), Partido Obrero-Mas 24.422 (1,83%), PTS 16.338 (1,23%), Altri 88.621 (6,65%).

Salta

Aventi diritto: 647.329; votanti: 387.216 (59,82%)

voti validi: 348.267 (89,94%), bianche 9.287 (2,40%), nulle 26.631 (6,88%), impugnate 3.031 (0,78%)

Partido Justicialista 182.245 (52,33%), Renovaciòn Salta 87.502 (25,12%), Alianza 34.531 (9,92%), Partido Obrero 19.359 (5,56%), Partido Humanista 9.366 (2,69%), ARI 6.318 (1,81%), Demòcrata Cristiano 5.757 (1,65%), Acciòn por la Republica 3.189 (0,92%)

*Il Partido Obrero era in alleanza elettorale con il Mas

**IU si è presentata nella regione di Còrdoba sotto la sigla del MST che è il gruppo principale che costituisce la coalizione

Dati: Ministero dell’Interno argentino

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