Breadcrumbs

La casa editrice Nova Delphi ha da poco pubblicato una selezione di articoli (inediti o pubblicati moltissimi anni fa in Italia e ormai irreperibili) di John Reed, la voce del giornalismo rivoluzionario e militante in America. Nel nostro paese conosciamo Reed principalmente per I dieci giorni che sconvolsero il mondo e Messico insorto, due reportage sulla Rivoluzione d’Ottobre e la Rivoluzione messicana di Zapata e Villa. Gli articoli di questo volume riguardano invece l’eroica lotta dei lavoratori americani negli anni ‘10.

Il giornalista americano ripercorre alcune delle lotte più significative del sindacalismo rivoluzionario americano, dove protagonisti indiscussi furono gli Industrial Workers of the World, il grande sindacato rivoluzionario americano, attraverso ampi e dettagliati reportage scritti in prima persona. Reed non fu semplicemente testimone appassionato di una delle stagioni più aspre della lotta di classe negli Stati Uniti, ma ne fu anche protagonista, essendo stato tra i fondatori del Partito Comunista Americano. Pioniere del muckracking, ovvero del giornalismo di denuncia sociale, approdò alle idee rivoluzionarie all’università, stringendo amicizia con Jack London e Upton Sinclair, grandi romanzieri rivoluzionari, Max Eastman, marxista americano fondatore della fortunata rivista “The Masses” a cui Reed collaborò, Bill Heywood, importantissimo dirigente sindacale degli IWW e infine avvicinandosi alle idee dei bolscevichi proprio nei giorni dell’assalto al cielo da parte della classe operaia russa.

Ciò che colpisce, negli scritti del giornalista di Portland, è non solo la sua grande passione politica e militante ma anche una grande capacità di analisi dei contesti sociali, della macchina statale come strumento di brutale repressione nei confronti dei lavoratori e delle organizzazioni di cui la classe operaia americana poteva disporre all’epoca delle battaglie di Paterson, di Ludlow o del Colorado, oggetto di alcuni articoli raccolti nel libro. Interessante è dunque l’analisi che Reed propone riguardo alle organizzazioni politiche e sindacali americane nel quadro dei grandi sconvolgimenti rivoluzionari mondiali in articoli come Bolscevismo in America e La lotta degli Iww in America.

Con grande lucidità, Reed riconosce agli IWW il merito di aver messo in campo l’idea del superamento della frammentazione corporativa sindacale americana – provando ad organizzare anche i lavoratori immigrati, stagionali e tutto quel settore di lavoratori tradizionalmente non organizzati – e il grande spirito rivoluzionario che animava le loro battaglie, il cui fine ultimo era l’abbattimento del capitalismo negli Usa. Recitava infatti il preambolo allo statuto degli Iww: “Tra le due classi la lotta deve andare avanti fino a quando i lavoratori del mondo si organizzeranno come un’unica classe, prenderanno possesso della terra e della macchina produttiva e aboliranno il sistema salariale”. Ma questo non impedisce a Reed di riconoscere i limiti di quella organizzazione: gli errori di estremismo nei confronti degli altri sindacati, la vaghezza del programma di lotta, l’assenza di un centro organizzato, la mancata distinzione tra lotta sindacale e politica e dunque la convinzione che potesse bastare lo sciopero per abbattere il sistema di sfruttamento e costruire una società nuova. Limiti ed errori che riconosce anche nelle organizzazioni socialiste dell’epoca, come il Socialist Party, dominate da concezioni rifomiste e moderate e dal cretinismo parlamentare, interessate più a sommare voti e collocare uomini nelle istituzioni che non a preparare la rivoluzione in America.

In Italia esistono ben poche testimonianze dirette della nascita e dello sviluppo di movimenti rivoluzionari negli Usa (ne è certamente un esempio I primi dieci anni del Partito Comunista Americano di James Cannon). Da qui l’interesse per questi scritti che parlano direttamente anche alla classe operaia italiana di oggi sull’esigenza di legare le lotte sindacali ad una prospettiva politica più generale di rottura col capitalismo in un’epoca in cui il capitalismo non può che offrire fame, miseria e disoccupazione.

John Reed, Red America. Lotta di classe negli Stati Uniti, Nova Delphi, Roma 2012, pp. 242.A cura di Mario Maffi

Joomla SEF URLs by Artio