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Lo scorso novembre il vento di cambiamento che attraversa l’America latina, dopo oltre 15 anni di sconfitte e di riflusso, ha iniziato a soffiare anche in Ecuador. Rafael Correa, economista con pochi trascorsi politici, ha vinto le elezioni sconfiggendo nettamente il re dell’impero delle banane Alvaro Noboa, uno dei principali capitalisti del paese che godeva delll’appoggio degli Usa  e aveva investito milioni di dollari nella campagna elettorale.

Arrivati da 12 paesi, in 691 delegati ci siamo riuniti a Joinville, Santa Caterina, Brasile, con l’appoggio delle centrali sindacali CUT (Brasile), COB (Bolivia), UNT (Venezuela) e PIT-CNT (Uruguay), per scambiare esperienze e articolare le nostre lotte in difesa dei diritti fondamentali della classe lavoratrice e di tutti gli sfruttati e oppressi. E’ stato un dibattito ricchissimo e una esperienza memorabile!

Tra l’8 e il 10 dicembre a Joinville (Brasile), si è tenuta una riunione di importanza storica per il futuro della lotta di classe in America Latina. 691 delegati provenienti da 12 paesi diversi (tra cui Venezuela, Bolivia, Uruguay, Paraguay, Argentina e tutti gli stati del Brasile), con l’appoggio delle confederazioni sindacali Cut (Brasile), Cob (Bolivia), Unt (Venezuela), Pit-Cnt (Uruguay) e del Movimento Sem Terra si sono riuniti nell’incontro panamericano in difesa dell’occupazione, dei diritti, della riforma agraria e delle fabbriche occupate.

Un’assemblea panamericana in difesa della riforma agraria, delle fabbriche recuperate e dei diritti è stata convocata a  Joinville, in Brasile, dall’8 al 10 dicembre.

Principale promotore di questa riunione, naturale sviluppo della prima assemblea latinoamericana delle fabbriche occupate tenuto a Caracas nel novembre del 2005, è il movimento delle fabbriche occupate.

Pochi possono permettersi di ripubblicare quello che hanno scritto anni prima a testa alta. È quanto ci apprestiamo a fare oggi, riproponendo integralmente Prospettive per la rivoluzione nicaraguense dopo oltre nove anni dalla prima uscita.

Le funeste prospettive per la rivoluzione nicaraguense che delineavamo allora si sono purtroppo avverate. La controrivoluzione ha prevalso e i sandinisti sono stati sconfitti nelle elezioni del 1990.

In quella occasione lo stupore e la delusione degli attivisti di sinistra in tutto il mondo sono stati grandi. Eppure gli elementi che avrebbero portato alla sconfitta erano, ad occhi attenti, ben visibili da tempo.

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