La magistratura contro i partigiani - Falcemartello

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Nel 1947 le carceri italiane ospitavano più partigiani che fascisti. Il codice penale era ancora quello Rocco del 1930. L’amnistia Togliatti del giugno ’46, voluta dal capo del Pci (allora Ministro della Giustizia) per rafforzare l’alleanza con la Dc impegnata a riciclare l’apparato statale del periodo fascista, liberò gerarchi e spie dell’Ovra, torturatori e giudici del Tribunale della Razza.

Il 1° novembre ’46 Terracini scrisse a l’Unità “con grande indignazione nell’animo, quella suscitata in me dalla lettura dell’inaudita sentenza della Seconda sezione penale della Cassazione, applicante l’amnistia alle canaglie del Tribunale Speciale Fascista.” L’unica epurazione fu condotta dai partigiani stessi durante la Liberazione e con l’istituzione di tribunali popolari che il governo Bonomi sostituì con Corti d’Assise straordinarie (Cas). Le condanne delle Cas furono ridotte dalla Cassazione: secondo Calamandrei a Torino la Cassazione annullò il 90% delle condanne.

I partigiani, invece, furono processati come delinquenti comuni, per atti di protesta o di guerriglia commessi dopo ma persino prima del 25 aprile ’45. Gli espropri di beni diventavano rapine, sequestri e violenza privata. Con un’applicazione della legittima suspicione, molti processi venivano spostati in zone bianche, ad esempio Lucca, perché non si esercitasse sui giudici la pressione popolare, come era avvenuto, ad esempio, a Forlì quando un membro del fascio cittadino venne prosciolto ma alla lettura della sentenza il pubblico insorse e costrinse la corte ad infliggere seduta stante vent’anni all’imputato. Proprio perché processati in base alle leggi ordinarie, contrariamente ai fascisti, è molto difficile calcolare il numero esatto di processi e di condanne a partigiani. Migliaia di partigiani che avevano cercato di trasformare la vittoria sul fascismo in lotta per il comunismo furono costretti a scappare in esilio nei paesi dell’Est. Dopo la mancata insurrezione del luglio ’48 la repressione colpì ancor più duramente: entro il 1950 ben 73.870 comunisti furono arrestati e furono loro inflitti 7.598 anni di carcere.