Per la Quinta Internazionale! - Falcemartello

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L’appello lanciato dal Presidente Chavez per la costituzione di una nuova internazionale rivoluzionaria, la Quinta Internazionale, ha provocato un dibattito appassionato tra le fila del movimento operaio in America Latina e su scala mondiale. È impossibile per i marxisti rimanere indifferenti alla questione. Che atteggiamento dovremmo prendere nei suoi confronti?

 dal sito In defence of Marxism

La prima questione che necessita una risposta è: c’è bisogno di una Internazionale? Il marxismo o è internazionalista, o non è affatto. Già agli albori del nostro movimento, nelle pagine del Manifesto Comunista, Marx ed Engels scrissero: “I lavoratori non hanno nazione”.

L’internazionalismo per Marx ed Engels non era un capriccio, o il risultato di considerazioni di carattere sentimentale. Nasceva naturalmente dal fatto che il capitalismo si sviluppa come un sistema mondiale – dalle diverse economie e dai mercati delle singole nazioni sorge un tutto unico, indivisibile e interdipendente – il mercato mondiale.

Oggi questa previsione dei padri del marxismo ha trovato una brillante dimostrazione, praticamente nelle condizioni “di laboratorio”. Il dominio schiacciante del mercato mondiale è il fattore più decisivo della nostra epoca. Nessun singolo paese, per quanto grande e potente – né gli USA, né la Cina, né la Russia – possono sottrarsi alla forza poderosa del mercato mondiale. Di fatto questo è uno degli elementi che hanno causato il crollo dell’Unione Sovietica.

La Prima e la Seconda Internazionale


La Lega dei Comunisti fu, fin dal principio, un’organizzazione internazionale. In ogni caso la formazione dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (la Prima Internazionale) nel 1864 rappresentò un salto di qualità. Il compito storico della Prima Internazionale fu quello di stabilire i principi fondamentali, il programma, la strategia e le tattiche del marxismo rivoluzionario su scala mondiale. Peraltro, inizialmente, l’Associazione non era un’Internazionale marxista, ma un’organizzazione estremamente eterogenea, composta da sindacalisti riformisti britannici, preudhoniani francesi, mazziniani italiani, anarchici e altri. Combinando la fermezza sui principi con grande una grande flessibilità tattica, gradualmente Marx ed Engels conquistarono la maggioranza.

La prima internazionale raggiunse lo scopo di gettare le basi teoriche per una genuina Internazionale rivoluzionaria. Ma non fu mai una vera Internazionale dei lavoratori di massa. Si trattava davvero di un’anticipazione del futuro. L’Internazionale Socialista, lanciata nel 1889, iniziò là dove la Prima Internazionale si era fermata. A differenza della prima, la Seconda Internazionale nacque come una Internazionale di massa che riuniva e organizzava milioni di lavoratori. Aveva partiti e sindacati di massa in Germania, Francia, Gran Bretagna, Belgio, etc.. Inoltre si reggeva, almeno a parole, sulle basi del marxismo rivoluzionario. Il futuro del socialismo mondiale sembrava così garantito.

Tuttavia, la sfortuna della Seconda Internazionale fu l’essere stata costituita durante un lungo periodo di boom del capitalismo. Questo impose il suo marchio sulla mentalità dei dirigenti dei partiti socialdemocratici e dei sindacati. Il periodo dal 1871 al 1914 fu il periodo classico della socialdemocrazia. Sulla base di un lungo periodo di crescita economica, fu possibile per il capitalismo fare delle concessioni alla classe lavoratrice o, più esattamente, al suo strato superiore.

La formazione di una casta nutrita di funzionari sindacali, burocrati di partito e carrieristi parlamentari condusse a un processo di degenerazione, in cui la burocrazia si separò in modo crescente dalle masse e dalla base dei partiti. A poco a poco, quasi impercettibilmente, si perse traccia degli obiettivi rivoluzionari. I dirigenti vennero assorbiti nella routine giornaliera dell’attività parlamentare o sindacale. Alla fine, vennero elaborate teorie che giustificassero questo abbandono dei principi marxisti.

Fu questa la base materiale per la degenerazione nazionalista e riformista della Seconda Internazionale (Socialista), che fu smascherata brutalmente nel 1914, quando i dirigenti dell’Internazionale votarono per i crediti di guerra e sostennero le “loro” borghesie nazionali nella carneficina imperialista della Prima Guerra Mondiale.

La Terza Internazionale


La Terza Internazionale (Comunista) si pose a un livello qualitativamente superiore delle due precedenti. Come la Prima all’apice del suo sviluppo, la Terza Internazionale fece proprio un chiaro programma rivoluzionario internazionalista. Come la Seconda Internazionale, aveva una base di massa di milioni di lavoratori. Ancora una volta, sembrava che il destino della rivoluzione mondiale fosse in buone mani.

Sotto la direzione di Lenin e Trotskij, l’Internazionale Comunista mantenne una linea corretta. Tuttavia, l’isolamento della Rivoluzione Russa in condizioni di terribile arretratezza materiale e culturale comportò la degenerazione burocratica della Rivoluzione. La fazione burocratica guidata da Stalin conquistò il potere, specialmente dopo la morte di Lenin nel 1924.

Lev Trotskij e l’Opposizione di Sinistra cercarono di difendere le autentiche tradizioni della Rivoluzione di Ottobre contro la reazione stalinista – le tradizioni leniniste della democrazia operaia e dell’internazionalismo proletario. Ma andavano controcorrente. I lavoratori russi erano esausti dopo anni di guerra, rivoluzione e guerra civile. Dall’altra parte, la burocrazia si sentiva sempre più sicura di sé, spinse da parte i lavoratori e si impadronì del Partito.

Con la malattia terminale e la morte di Lenin, sotto il controllo di Stalin e Bukharin, la burocrazia operò una svolta a destra, riconciliandosi con i kulaki e gli altri elementi capitalisti sopravvissuti in Russia e spingendo per un blocco con gli elementi borghesi cosiddetti progressisti nei Paesi coloniali (Chiang Kai Shek in Cina) e con la burocrazia laburista a Occidente (il Comitato Anglo-Russo). Questa politica opportunista portò a una sanguinosa sconfitta della rivoluzione cinese e la perdita di un’opportunità rivoluzionaria in Gran Bretagna nel 1926 e, ancora più importante, in Germania nel 1923.

A ogni sconfitta della rivoluzione internazionale, i lavoratori sovietici divennero sempre più disillusi e demoralizzati, e la burocrazia e la fazione stalinista all’interno del Partito acquisirono nuova forza e fiducia. Dopo la sconfitta dell’Opposizione di Sinistra di Trotskij nel 1927, Stalin, essendosi già una volta scottato le dita con le politiche a favore dei kulaki, ruppe con Bukharin e si collocò sulla posizione ultra-sinistra della collettivizzazione forzata in Russia, imponendo allo stesso tempo all’Internazionale (il Comintern) la folle politica del “Terzo Periodo”.

Trotskij e i suoi seguaci, i Bolscevichi-Leninisti, furono espulsi dal Partito Comunista e dall’Internazionale. Vennero poi calunniati, perseguitati, imprigionati e assassinati. Stalin tracciò una linea di sangue tra la burocrazia che usurpò e tradì la Rivoluzione d’Ottobre e i trotskisti che combatterono per difendere le autentiche idee del bolscevismo leninista.

L’Opposizione di Sinistra Internazionale

Il potenziale formidabile della Terza Internazionale fu distrutto dall’ascesa dello stalinismo in Russia. La degenerazione stalinista dell’Unione Sovietica provocò il caos all’interno delle direzioni ancora immature dei Partiti Comunisti negli altri Paesi. Laddove Lenin e Trotskij guardavano alla rivoluzione proletaria internazionale come all’unica garanzia di sopravvivenza per il futuro della rivoluzione russa e dello Stato sovietico, Stalin e i suoi sostenitori erano indifferenti alla rivoluzione mondiale. La “teoria” del socialismo in un solo Paese esprimeva la limitatezza nazionale dell’orizzonte della burocrazia, che guardava all’Internazionale Comunista esclusivamente come uno strumento della politica estera di Mosca.

Il risultato peggiore fu in Germania. Trotskij lanciò un appello per un fronte unico dei lavoratori comunisti e socialdemocratici al fine di combattere la minaccia nazista. Ma gli avvertimenti di Trotskij ai membri dei Partiti Comunisti non furono ascoltati. La classe operaia tedesca venne divisa in due. L’assurda politica del “socialfascismo” divise e paralizzo il potente movimento operaio tedesco, e consentì a Hitler di prendere il potere nel 1933.

La sconfitta della classe operaia tedesca nel 1933, generata dal rifiuto del Partito Comunista di offrire un fronte unico ai lavoratori socialdemocratici, fu un punto di svolta. Trotskij trasse la conclusione che un’Internazionale incapace di reagire di fronte a una simile sconfitta fosse morta, e che fosse necessario costituire una nuova Internazionale. La storia dimostrò che aveva ragione. Nel 1943, dopo essere stata usata cinicamente da Stalin come uno strumento della politica estera di Mosca, l’Internazionale Comunista venne vergognosamente sepolta, senza neppure la convocazione di un congresso. L’eredità politica e organizzativa di Lenin subì un duro colpo per un’intera fase storica.

La Quarta Internazionale


Nelle condizioni più difficili, in esilio, calunniato dagli stalinisti e perseguitato dalla GPU, Trotskij cerco di radunare le poche forze che rimanevano fedeli alle tradizioni del bolscevismo e della Rivoluzione d’Ottobre. Sfortunatamente, oltre all’esiguità delle loro forze, molti di coloro che aderivano all’Opposizione erano confusi e disorientati, e vennero compiuti molti errori, soprattutto di tipo settario. Questo avvenne in parte per via dell’isolamento dei trotskisti dai movimenti di massa. Questo settarismo si ritrova oggi nella maggior parte dei gruppi che si proclamano rappresentanti del trotskismo, ma che non sono riusciti a fare proprie le idee più elementari difese da Trotskij.

Trotskij lanciò la Quarta Internazionale nel 1938 sulla base di una determinata prospettiva. Tuttavia questa prospettiva si rivelò falsa alla luce della storia. L’assassinio di Trotskij da parte di un sicario di Stalin nel 1940 diede un colpo mortale al movimento. Gli altri dirigenti della Quarta Internazionale si rivelarono assolutamente inadeguati agli obiettivi posti dalla storia. Si limitarono a ripetere le parole di Trotskij senza comprenderne il metodo. Il risultato fu che commisero gravi errori che condussero alla distruzione della Quarta. La direzione della Quarta Internazionale fu completamente incapace di comprendere la nuova situazione generata dopo il 1945. La rottura e la frammentazione del movimento trotskista ha le sue radici in quel periodo.

Non è possibile qui esaminare in dettaglio gli errori della direzione della Quarta Internazionale di allora, ma è sufficiente dire che Mandel, Cannon e compagnia persero la bussola dopo la guerra, e questo condusse a un completo abbandono del marxismo genuino. La cosiddetta Quarta Internazionale degenerò dopo la morte di Trotskij in una setta organicamente piccolo-borghese. Non ha nulla in comune con le idee del suo fondatore né con la genuina tendenza del bolscevismo-leninismo. L’atteggiamento settario delle sette pseudo-trotskiste nei confronti della Rivoluzione Bolivariana ne è un esempio particolarmente lampante.

La Seconda e la Terza Internazionale degenerarono in organizzazioni riformiste, ma perlomeno avevano basi di massa. Trotskij, in esilio, non aveva un’organizzazione di massa, ma aveva un programma e una politica corretti e una vessillo pulita. Era rispettato dai lavoratori in tutto il mondo e le sue idee erano ascoltate. Oggi la cosiddetta Quarta Internazionale non esiste come organizzazione. Coloro che parlano a suo nome (e ve ne sono diversi) non hanno ne l’appoggio delle masse, né le idee corrette, e neppure una bandiera immacolata da mostrare. Ogni possibilità di resuscitare la Quarta Internazionale su queste basi è assolutamente esclusa.

Il movimento ha subito un arretramento

Lenin era sempre onesto. Il suo motto era: dire sempre le cose come stanno. Qualche volta la verità è spiacevole, ma dobbiamo sempre affermarla. La verità è che, per una serie di circostanze, oggettive e soggettive, il movimento rivoluzionario ha subito un arretramento, e le forze del vero marxismo sono state ridotte a una piccola minoranza. Questa è la verità, e chiunque la neghi sta soltanto ingannando se stesso e gli altri.

Decenni di crescita economica nei Paesi capitalisti avanzati hanno determinato una degenerazione senza precedenti delle organizzazioni di massa della classe lavoratrice. Questa degenerazione ha isolato la corrente rivoluzionaria, che ovunque è stata ridotta a una piccola minoranza. Il crollo dell'Unione Sovietica è servito a seminare confusione e disorientamento nel movimento, e ha posto il sigillo finale sulla degenerazione dei dirigenti ex stalinisti, molti dei quali sono passati al campo della reazione capitalista.

Molti hanno tratto conclusioni pessimistiche da tutto ciò. A quelle persone noi diciamo: non è la prima volta che abbiamo affrontato difficoltà, e non ne siamo per nulla spaventati. Noi manteniamo una fiducia incrollabile nella correttezza del marxismo, nel potenziale rivoluzionario della classe lavoratrice e nella vittoria finale del socialismo. La crisi attuale mette in luce il ruolo reazionario del capitalismo, e pone all'ordine del giorno il ritorno del socialismo a livello internazionale. Si assiste all'inizio del raggruppamento delle forze a livello internazionale. Ciò che occorre è fornire a questo raggruppamento un'espressione organizzata e un programma, una prospettiva e una politica chiare.

Il compito con cui dobbiamo confrontarci è  per certi aspetti analogo a quello con cui si confrontarono Marx ed Engels all'epoca della fondazione della Prima Internazionale. Come abbiamo spiegato in precedenza, quell'organizzazione non era omogenea, bensì composta da molte tendenze diverse. Tuttavia, Marx ed Engels non si scoraggiarono. Si unirono al movimento generale per una Internazionale operaia e lavorarono pazientemente per fornirle un'ideologia e un programma scientifici.

Ciò che rende la Tendenza Marxista Internazionale (TMI) diversa da tutte le altre tendenze che si proclamano trotskiste è, da un lato, il nostro atteggiamento minuzioso verso la teoria, e dall'altro il nostro approccio verso le organizzazioni di massa. Al contrario di tutti gli altri gruppi noi partiamo dal presupposto che quando i lavoratori si muovono, non si rivolgono a qualche gruppetto ai margini del movimento operaio. Nel documento fondativo del nostro movimento Marx ed Engels spiegarono:

“In che relazione stanno i comunisti con il proletariato nel suo complesso?

“I comunisti non formano un partito separato in opposizione agli altri partiti della classe operaia.

“Non hanno interessi separati e distinti da quelli del proletariato nel suo complesso.

“I comunisti non pongono princìpi speciali sui quali vogliano modellare il movimento proletari.

“ I comunisti si distinguono dagli altri partiti proletari solo per il fatto che da una parte essi mettono in rilievo e fanno valere gli interessi comuni, indipendenti dalla nazionalità, dell'intero proletariato, nelle varie lotte nazionali dei proletari; e dall'altra per il fatto che sostengono costantemente l'interesse del movimento complessivo, attraverso i vari stadi di sviluppo percorsi dalla lotta fra proletariato e borghesia.

Quindi in pratica i comunisti sono la parte progressiva più risoluta dei partiti operai di tutti i paesi, e quanto alla teoria essi hanno il vantaggio sulla restante massa del proletariato, di comprendere le condizioni, l'andamento e i risultati generali del movimento proletario.” (Marx ed Engels, Il Manifesto comunista, Proletari e comunisti)

Che conclusioni traiamo? Soltanto questa: che i veri marxisti non devono separarsi dalle organizzazioni di massa. Il dilemma di questa epoca è che i dirigenti socialdemocratici del movimento operaio hanno capitolato alle politiche borghesi soffocando le aspirazioni dei lavoratori, eppure conservano un appoggio di massa in molti Paesi. È molto facile proclamare che questi dirigenti siano degenerati. Ma il compito è costruire un'alternativa.

Non basta proclamare l'Internazionale per costruirla. La si costruirà soltanto sulla base degli eventi, come l'Internazionale comunista fu costruita sulla base dell'esperienza delle masse nel tempestoso periodo dal 1914 al 1920. Eventi, eventi, eventi: è ciò che è necessario per educare le masse alla necessità di una trasformazione rivoluzionaria della società. Ma oltre agli eventi, dobbiamo creare un'organizzazione con idee chiare e un solido radicamento tra le masse su scala mondiale.

Come difendere la rivoluzione venezuelana


Nel suo discorso di Caracas, Hugo Chavez ha sottolineato come tutte le precedenti Internazionali fossero originariamente basate in Europa, come riflesso delle lotte di classe in Europa a quell’epoca, ma che oggi l’epicentro della rivoluzione mondiale è in America Latina, e specialmente in Venezuela. È un fatto innegabile che, almeno oggi, la rivoluzione in America Latina è più avanti che in qualunque altro luogo nel mondo. La TMI spiegò questa prospettiva dieci anni fa, ed è stata pienamente confermata dagli eventi.

Nell’affermare questo fatto innegabile, Chavez non ha affatto negato l’esistenza di un potenziale rivoluzionario nel resto del mondo, inclusi Europa e Nord America. Al contrario, ha lanciato ripetuti appelli ai lavoratori e ai giovani di questi Paesi affinché si uniscano al movimento per la rivoluzione socialista. Ha rivolto il suo appello direttamente ai lavoratori, ai poveri e agli afroamericani negli Stati Uniti perché sostengano la Rivoluzione Venezuelana. Questo non ha nulla a che fare con la demagogia reazionaria del “terzomondismo” che cerca di contrapporre l’America Latina ai “gringo”. Al contrario, è la voce del vero internazionalismo, che molto tempo fa lanciò lo slogan ispiratore: “lavoratori di tutti i Paesi unitevi!”

L’imperialismo è fortemente intenzionato a porre fine al processo rivoluzionario in America Latina. Il Venezuela è senza dubbio l’avanguardia di questo processo e le politiche internazionaliste di Chavez e i suoi continui appelli per la rivoluzione mondiale sono il faro per tutti coloro che combattono l’imperialismo nel mondo. La rivoluzione venezuelana rappresenta un pericolo mortale per le classi dirigenti in tutte le Americhe. Questo spiega perché l’imperialismo statunitense abbia mosso nuovi passi nel tentativo di controllare la situazione: l’installazione di sette basi militari in Colombia, il colpo di stato in Honduras e, ultimo ma non meno importante, l’accordo per l’installazione di nuove basi militari a Panama, con cui il Venezuela sarà di fatto circondato dalla presenza militare americana.

Per la Rivoluzione Venezuelana, l’internazionalismo non è un tema secondario ma una questione di vita o di morte. In ultima analisi, l’unica via per fermare l’intervento dell’imperialismo statunitense è costruire un potente movimento di massa su scala mondiale in difesa della Rivoluzione. È importante costruire questo movimento in America Latina, ma è mille volte più importante costruirlo a nord del Rio Grande. Questo è il motivo per cui la TMI ha lanciato e sostenuto attivamente la campagna internazionale Giù le Mani dal Venezuela (Hands Off Venezuela). La campagna HOV si è distinta orgogliosamente nella mobilitazione dell’opinione pubblica nel mondo a sostegno della Rivoluzione Venezuelana. Abbiamo avuto il merito, tra gli altri, di ottenere l’approvazione all’unanimità di una risoluzione del congresso dei sindacati britannici in difesa della Rivoluzione Venezuelana, e di organizzare un’assemblea di massa di cinquemila giovani e attivisti sindacali a Vienna per ascoltare il discorso del Presidente Chavez.

Dopo gli inizi modesti, oggi siamo presenti in più di 40 Paesi. È un grande risultato, ma è soltanto l’inizio. Ciò che occorre è qualcosa di più di una campagna di solidarietà. Ciò che occorre è una internazionale rivoluzionaria contro l’imperialismo e il capitalismo, per il socialismo e in difesa della Rivoluzione Venezuelana. Ciò che occorre è un’autentica Internazionale rivoluzionaria su scala mondiale.

Riformismo o rivoluzione?

L’Accordo di Caracas (El Compromiso de Caracas) si è basato sull’idea di una lotta mondiale contro l’imperialismo e il capitalismo, per il socialismo. È una base sufficiente per unire le sezioni più combarttive del movimento operaio internazionale. Tuttavia, notiamo che questo appello è stato accolto con reazioni differenti, perfino tra alcuni dei dirigenti presenti al Congresso del PSUV. I riformisti e i socialdemocratici non apprezzano l’insistenza del Presidente sul fatto che la Quinta Internazionale non debba essere soltanto anti-imperialista ma anche anti-capitalista e socialista. Questa affermazione ha fatto rizzare i capelli in testa a più d’uno. Alcuni dei rappresentanti presenti all’Assemblea dei Partiti di Sinistra a Caracas ha obiettato a questo appello argomentando che c’è già il “Foro di San Paolo” e che una simile internazionale non deve essere apertamente anti-capitalista.

I diversi incontri del “Foro di San Paolo” hanno chiaramente messo in luce i limiti di queste assemblee, che si sono ridotte a essere nient’altro che un chiaccherificio: un posto dove ogni genere di riformisti possono radunarsi per lamentarsi delle ingiustizie del capitalismo, ma senza mai offrire una prospettiva rivoluzionaria e senza schierarsi a favore del socialismo. Piuttosto, rivendicano il metodo riformista delle riforme parziali, che in sostanza non cambiano nulla. Questo è il motivo per cui gli organismi internazionali dell’imperialismo, come la Banca Mondiale, guardano con favore a questo tipo di iniziative e incoraggiano attivamente, anche finanziandole, le ONG come strumento per distogliere l’attenzione dalla lotta rivoluzionaria per cambiare la società.

Organizzazioni come il “Foro di San Paolo” e il “Forum sociale mondiale” non fanno avanzare di un metro la lotta mondiale contro il capitalismo. Per questo Chavez ha proposto la formazione della Quinta Internazionale, che rappresenta una rottura radicale con questo tipo di movimenti. Nel suo discorso Chavez ha affermato che la vera minaccia al futuro della razza umana è il capitalismo stesso. Riferendosi alla crisi mondiale capitalista, ha condannato i tentativi dei governi occidentali di salvare il sistema con fiumi di finanziamenti statali. Il nostro obiettivo, ha affermato, non è salvare il capitalismo ma distruggerlo.

Chavez ha affermato che l’appello è rivolto a partiti di sinistra, organizzazioni e correnti. L’appello ha avviato un dibattito di massa in Venezuela, e una discussione anche all’interno di molti partiti di sinistra e organizzazioni in tutta l’America Latina e oltre. Naturalmente ha provocato divisioni (ma queste divisioni esistevano già): sono le divisioni che sono sempre esistite all’interno del movimento: la divisione tra quelli che sperano soltanto di introdurre qualche riforma, di “abbellire” il capitalismo, e quelli che desiderano abolire il capitalismo alla radice.

Ad esempio in El Salvador il Presidente Funes, che è formalmente membro del FMLN (Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional), si è opposto alla Quinta Internazionale e ha affermato di non avere nulla a che fare con il socialismo. Eppure il FMLN si è ufficialmente pronunciato a favore della Quinta Internazionale. In Messico l’idea è stata raccolta da alcune sezioni del PRD e altre organizzazioni di massa. In Europa sarà sicuramente oggetto di discussione all’interno dei partiti comunisti ed ex-comunisti, e nella sinistra in generale. Prima o poi, ogni tendenza dovrà prendere una posizione al riguardo.

Che atteggiamento dovrebbero avere i marxisti?

Che posizione devono avere i marxisti? Come marxisti noi siamo incondizionatamente a favore della costituzione di un’organizzazione internazionale di massa della classe lavoratrice. Oggi non esiste nessuna autentica Internazionale di massa. Quella che era la Quarta Internazionale è stata distrutta dagli errori dei suoi dirigenti dopo l’assassinio di Trotskij, e di fatto vive soltanto nelle idee, nei metodi e nel programma difesi dalla TMI. La TMI difende le idee del marxismo nelle organizzazioni di massa della classe lavoratrice in tutti i Paesi. È all’interno di queste organizzazioni che dovrebbe essere promossa con urgenza una discussione intorno alla proposta della Quinta Internazionale.

È troppo presto per dire se l’appello per una Quinta Internazionale porterà davvero alla formazione di un’autentica Internazionale. Questo dipende da molti fattori. In ogni caso, è chiaro che il fatto che questo appello provenga dal Venezuela e dal Presidente Chavez significa che avrà un’ampia eco tra i lavoratori dell’America Latina, tanto per cominciare. Questo appello solleverà molte domande nella mente dei lavoratori e dei giovani riguardo il programma che un’internazionale dovrebbe avere e sulla storia delle internazionali precedenti, le ragioni della loro ascesa e caduta.

I marxisti hanno il dovere di partecipare attivamente a questo dibattito. La TMI, che è già ampiamente riconosciuta per il suo ruolo nel costruire solidarietà e fornire un’analisi marxista della Rivoluzione Venezuelana, deve prendere una posizione chiara. E noi abbiamo preso una posizione. In un incontro del Comitato Esecutivo Internazionale nella prima settimana di marzo, alla presenza di più di quaranta compagni in rappresentanza di oltre 30 diversi Paesi in Asia, Europa e America, compresi Canada e USA), la TMI ha votato all’unanimità a favore della partecipazione alla costruzione della Quinta Internazionale.

Noi dichiariamo il nostro pieno sostegno alla costruzione di una internazionale rivoluzionaria e di massa, e avanzeremo proposte chiare su quelli che pensiamo dovrebbero essere il programma e le idee della nuova Internazionale. Non intendiamo imporre il nostro punto di vista a nessuno. L’Internazionale, e le componenti che ne faranno parte, elaborerà le sue posizioni politiche lungo un intero periodo, attraverso una discussione democratica e sula base dell’esperienza comune.

Per un fronte unico mondiale anti-imperialista e anti-capitalista!
Per la rivoluzione socialista internazionale!
Per un programma marxista!
Viva la Quinta Internazionale!
Lavoratori di tutto il mondo unitevi!

17 marzo 2010