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Il 21 novembre scorso, in occasione del congresso fondativo del Partito socialista unificato del Venezuela (Psuv), di fronte a 772 delegati in camicia rossa, rappresentanti 2 milioni e mezzo di iscritti, Hugo Chavez ha proposto di dar vita a una nuova Internazionale rivoluzionaria, la Quinta.

A questa riunione era presente una delegazione di Rifondazione Comunista guidata dal responsabile esteri del partito, il compagno Fabio Amato. Al ritorno dal viaggio Fabio, conversando ai margini di una direzione, non ha nascosto il proprio entusiasmo per la proposta e coerentemente ha preso posizione nell’articolo pubblicato sulla neonata rivista teorica del partito, Su la Testa!.

Un articolo che reputo di buona fattura e con il quale voglio interloquire, ma prima di questo reputo importante citare letteralmente quanto detto da Chavez in quel congresso: “Convoco la V Internazionale per riprendere la I, la II, la III e la IV – ha segnalato tra gli applausi – è giunta l’ora della V Internazionale, ricordando che sono passati 145 anni dalla convocazione di Carlo Marx della I Internazionale; 120 anni dalla II Internazionale convocata da Federico Engels; 90 dalla convocazione di Lenin della III Internazionale e 71 della convocazione di Trotsky della IV Internazionale.”

Il leader della rivoluzione bolivariana ha sostenuto che un mondo nuovo, necessario e possibile è già nato, ma che l’impero yankee ed i suoi alleati lo vogliono liquidare prima che cresca, che si tratta di un impero vecchio e d’una classe dominante piena di idee retrograde, razziste e fasciste, piena di odio e con la spada sguainata per trucidare la speranza che è nata.

“Credo che la V Internazionale sia una responsabilità, perchè la crisi a livello mondiale si accelera” e ha aggiunto “la nuova internazionale non sarà solo antimperialista ma anticapitalista e socialista”.

In tutto il discorso, durato quasi 5 ore, ha criticato a più riprese la socialdemocrazia e lo stalinismo, “incapaci di offrire una risposta alla crisi del capitalismo”, e ha suggerito ai militanti di leggere Stato e Rivoluzione di Lenin, che spiega come in Venezuela “non c’è il socialismo ma uno stato capitalista che non è stato ancora eliminato”, ha anche annunciato l’espropriazione di altre 7 banche, nel tripudio generale della sala, composta in gran parte da lavoratori, contadini e studenti.

Dalle parole di Chavez emergeva un certa preoccupazione rispetto all’accerchiamento a cui è sottoposto il Venezuela, sia sul piano internazionale che rispetto ai rapporti di forza nel paese, dove probabilmente il pericolo più grande non è tanto un’opposizione di destra pur aggressiva e reazionaria, ma l’apparato burocratico dei tanti “sostenitori” di Chavez che tentano di impossessarsi del controllo del partito e dello Stato per difendere i loro privilegi. Non a caso a più riprese, il presidente venezuelano ha denunciato le irregolarità che si erano registrate nei congressi dove elementi interessati esclusivamente alla loro elezione nel Parlamento o nelle istituzioni avevano sopraffatto i diritti dei militanti di base.

Possibili obiezioni

Il fatto che un leader di governo abbia avanzato una proposta di questo tipo ha fatto arricciare il naso a molti, come segnala anche Amato. Il punto a me pare però un altro: quale leader di governo oggi nel mondo si schiera su posizioni apertamente anticapitaliste come il presidente Chavez? Nessuno. Porre la questione in questi termini è puro formalismo. Oltre il 90% dei partiti operai, socialisti, comunisti e anticapitalisti, a partire dalla stessa Rifondazione Comunista, si collocano su posizioni decisamente più moderate di quelle espresse in questi anni dal leader della rivoluzione bolivariana.

Peraltro anche Lenin, Trotskij e i bolscevichi diedero vita nel 1919 alla Terza Internazionale quando erano a capo di un governo sovietico nato dalla Rivoluzione d’Ottobre. Si tratta di un argomento assolutamente fuorviante e concordo con Fabio quando dice che bisogna entrare nel merito della proposta e non fermarsi a considerazioni di metodo, la discussione non è sul se, ma sul come procedere.

Tra gli oppositori al progetto in America Latina ci sono forze di sinistra che si sono caratterizzate per le loro politiche moderate portate avanti dal governo in questi anni, come il Pt brasiliano. Il caso del Salvador è forse tra i più interessanti perché il neo-presidente del Fmln, Funès si è schierato contro, ma il partito in quanto tale ha preso posizione a favore della Quinta, una rottura simile si è verificata anche nel Prd messicano dove ad appoggiare il progetto non c’è la maggioranza del partito ma i settori della “Izquierda social” (sinistra sociale) organizzati attorno a Lopèz Obrador. Il responsabile internazionale del Fsln nicaraguense si è espresso anch’esso a favore della proposta. Altre prese di posizione giungeranno da qui al 20 aprile data della prima riunione a Caracas.

La Quinta Internazionale ancora non è nata e già sta producendo nei fatti una linea di demarcazione tra il settore riformista e moderato della sinistra latinoamericana, che tendenzialmente si oppone con l’argomento che c’è già il Foro di San Paolo, e i settori schierati con il processo rivoluzionario che vedono nella nuova Internazionale uno strumento essenziale per la riorganizzazione sul piano mondiale delle forze che si battono per la trasformazione della società in senso socialista.

Dopo le sconfitte subite dal movimento operaio nel Novecento è fondamentale raggruppare le forze anticapitalistiche e il modello, anche su questo concordo con Fabio Amato, deve essere quello della Prima Internazionale, perché non esistono le condizioni politiche e di omogeneità ideologica per dar vita oggi a una struttura centralizzata. Al suo interno devono convivere, per tutta una fase, partiti, tendenze e movimenti sulla base di un minimo comune denominatore che è l’opposizione all’imperialismo e al capitalismo, ma anche alla socialdemocrazia e allo stalinismo.

Questo implica che deve esistere la massima libertà per ogni soggetto che decida di aderire al progetto di strutturarsi su base nazionale e internazionale, con la sola discriminante che ci si riconosca nella piattaforma generale e si rispettino le norme che collettivamente si deciderà di darsi.

 

Le differenze con Fabio Amato

 

I punti di convergenza con Fabio non sono pochi, ma ci sono alcune differenze che ritengo importanti.

In primo luogo credo che la nuova Internazionale debba essere qualcosa di più di uno strumento di “coordinamento mondiale e di costruzione di un’agenda politica comune”. Si tratta a mio modo di vedere di escludere dal progetto le tendenze riformiste (detto più correttamente controriformiste) che si richiamano all’Internazionale Socialista e che in alcuni casi partecipano al Foro di San Paolo.

D’altra parte lo stesso presidente venezuelano considera morta e sepolta l’Internazionale Socialista. Non solo non è un soggetto della trasformazione sociale ma ha dimostrato più volte di essere diventata a tutti gli effetti un agente dell’imperialismo mondiale. Lo sa bene Chavez che nel 2001-2002 l’ha vista schierarsi dalla parte dei golpisti che tentarono di destituirlo.

Se come dice Fabio Amato i partiti dell’Internazionale socialista si oppongono alla Quinta, a me pare del tutto naturale e per giunta positivo. Sarebbe un grave errore se tentassimo di tirarli dentro: rappresentano infatti l’avversario politico da combattere e non dei potenziali alleati.

Diverso è il discorso per quanto riguarda la Quarta Internazionale. Fabio sostiene che le “innumerevoli varianti trotzkiste” si oppongono alla Quinta perché già hanno la loro Internazionale. Se si riferisce al “Segretariato Unificato” (e a Sinistra Critica in Italia) le cose stanno effettivamente così, ma come è noto, e questo Fabio lo sa bene, questa organizzazione non rappresenta che una parte (di certo non maggioritaria) di quello che è il movimento trotskista a livello mondiale.

Chi scrive si riconosce pienamente nella lotta che Trotskij condusse in Urss e internazionalmente contro lo stalinismo, nella concezione della rivoluzione permanente e nel Programma di Transizione ma non per questo condivide la traiettoria politica ed organizzativa della Quarta Internazionale dopo la seconda guerra mondiale. In realtà questa organizzazione, che non ha mai avuto un carattere di massa, è stata distrutta dalle innumerevoli scissioni e dal settarismo più sterile.

Per questa ragione da marxisti e rivoluzionari dobbiamo riconoscere la realtà e mettere questa esperienza alle nostre spalle per lavorare a una prospettiva futura. Il percorso è molto accidentato, personalmente temo che una proposta giusta possa prendere una piega opportunista a causa dei tanti sostenitori di facciata, che hanno deciso di appoggiarla per poi svuotarla di contenuto. Detto questo credo sia giusto impegnarsi a fondo per la sua riuscita. Noi senz’altro saremo parte del processo.

 

* Direzione nazionale Prc

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