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È ancora vivo il lascito del 1968-69

Le masse pakistane sono scese in piazza in gran numero per ricevere il leader del loro partito, il partito degli oppressi, degli sfruttati, delle masse lavoratrici del Pakistan.

Per domani, 6 ottobre, sono state indette le elezioni presidenziali in Pakistan. L'attuale presidente, il generale Musharraf dovrebbe imporsi facilmente. Poche volte tuttavia una vittoria elettorale ha nascosto uno crisi senza precedenti dello stato e di tutte le strutture sociali di una nazione, come spiega in questo articolo il marxista pakistano Lal Khan.

Da alcune settimane la Birmania è sconvolta da un movimento di protesta che sta coinvolgendo centinaia di migliaia di persone. La scintilla che ha dato il via alle mobilitazioni è stato l’aumento del 500% del prezzo della benzina, in una situazione dove il combustibile serve non solo per i trasporti ma anche per cucinare e per riscaldarsi. In un paese dove il 90% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno non c'è da stupirsi che la condizione delle masse, già precaria, sia divenuta intollerabile.


Il governo di Musharraf si dibatte in una crisi che sembra essere senza via d’uscita. I rapporti con gli Usa si stanno deteriorando progressivamente, date le difficoltà crescenti dell’intervento imperialista in Afghanistan. Ricordiamo che l’apparato dello Stato pakistano ha contribuito a creare il movimento dei talebani ed ancora oggi sul territorio pakistano vi sono numerose basi dell’integralismo islamico.

Il massacro sanguinoso del 10 luglio ad Islamabad è un altro episodio del dramma in atto in Pakistan. Uno stato indebolito da una crisi interna e da un vero e proprio crollo economico sta conducendo una battaglia, feroce ma inutile, contro il mostro di Frankenstein che ha contribuito a creare, il fondamentalismo islamico.


La direzione del partito comunista cinese dirige la controrivoluzione capitalista

Le classi non possono essere abolite in un colpo solo (…) Durante l’epoca della dittatura del proletariato la lotta di classe non sparisce, ma assume unicamente altre forme…Sotto la dittatura del proletariato la classe degli sfruttatori, dei proprietari fondiari e dei capitalisti non è sparita e non può sparire ad un tratto. Gli sfruttatori sono stati sconfitti, ma soppressi. È rimasta la loro base internazionale, il capitale internazionale, del quale essi sono una sezione. In parte sono rimasti loro alcuni mezzi di produzione, sono rimaste loro somme di denaro, sono loro rimasti larghissimi legami sociali.” Economia e Politica nell’era della Dittatura del Proletariato, Lenin 1919(da Scritti Economici, pagg.766-767, Editori riuniti 1977)

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