Brasile - Cipla: Il sequestro dei ricavi minaccia i posti di lavoro - Falcemartello

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Appello per una campagna di solidarietà urgente  

Questa settimana i lavoratori del Movimento delle Fabbriche Occupate del Brasile hanno lanciato un’altra campagna nazionale e internazionale in difesa dei posti di lavoro.

La ragione è la decisione del giudice federale Oziel Francisco de Souza, del Tribunale di Joinville, di confiscare l’11% dei ricavi della CIPLA, una delle fabbriche occupate, così da saldare parte del debito di 200 milioni di reales (un real è pari a 0,36 euro, ndt) accumulato nei confronti dell’Istituto di sicurezza sociale ( INSS ) da parte dei precedenti azionisti della compagnia, Louiz e Anselmo Batschauer.

Il Tribunale Federale ha già intentato 3 cause nei confronti dell’azienda, una nel 2002, un’altra nel 1998 e un’altra ancora nel 1996 per il valore complessivo di 4,5 milioni di reales . Secondo l’avvocato Chico Lessa, incaricato di seguire le questioni legali per conto delle fabbriche occupate, l’esecuzione di questa sentenza darebbe il via libera ad altre sei azioni legali, che porterebbero il sequestro del 41% delle entrate totali effettuate dall'azienda.
“Qualunque cifra oltre l’1% è inaccettabile e significherebbe la chiusura delle fabbriche. Non vogliamo problemi né con la legge né con l’Istituto di sicurezza sociale. Quello che vogliamo è difendere mille posti di lavoro e il tenore di vita di queste famiglie. Inoltre, non siamo stati noi ad aver contratto questi debiti.”, ha detto.

cipla La proposta dei lavoratori è di tornare indietro all’accordo con l’INSS nel 2005, in cui si era convenuto di pagare l’1% del reddito delle compagnie in cambio dell’arresto degli ordini di sequestro di beni capitali, immobili e di reddito. Esiste un altro accordo, raggiunto allo stesso modo e all’incirca sulle stesse linee, con l’Imposta Erariale. Due mesi dopo avere raggiunto questo accordo, è stato rotto unilateralmente dall’INSS.

Braulino Antonio Jauquim, impiegato alla CIPLA da 23 anni, ha dichiarato con rabbia:“Nessuno in fabbrica accetterà la sentenza giudiziaria e la sua esecuzione che farebbe chiudere la fabbrica. Combatteremo fino alla fine.”

Per il Coordinatore del Movimento delle Fabbriche Occupate, Serge Goulart: “Quello che il giudice dovrebbe fare sarebbe pretendere il pagamento del debito da coloro che l’hanno contratto, e non dai lavoratori che per quattro anni hanno fatto uno sforzo sovraumano per mandare avanti la fabbrica. Sen il giudice mantenesse la sentenza riguardante il sequestro dell’11% del reddito, in effetti questo significherebbe la chiusura della fabbrica, il che è una cosa inaccettabile. “

I precedenti:

Ottobre 2002 – Dopo uno sciopero per la richiesta degli stipendi arretrati non pagati, i lavoratori della CIPLA e della Interfibra occupano la fabbrica nel novembre del 2002. Resosi conto del debito di 500 milioni di reales con il governo, lasciato dai precedenti azionisti, i lavoratori propongono la nazionalizzazione come unica condizione per salvare i posti di lavoro, i diritti e il tenore di vita di mille lavoratori.

Giugno 2003 – In un incontro con lavoratori e politici, il presidente Lula si fa garante del  mantenimento di tutti i posti di lavoro. Nel frattempo, il governo permette il pagamento dei debiti attraverso il sequestro di macchinari e redditi.

2005 – Dopo un incontro con il ministro Luiz Dulci, venne riunita una commissione con gli organi governativi BNDES, BRDE e BADESC per verificare l’autosufficienza degli stabilimenti. Il rapporto, spedito a Febbraio, conclude che “ le compagnie sono in grado di funzionare” e raccomanda che i loro crediti siano divisi in parti, che dovrebbero essere utilizzati come capitalizzazione per la BNDES e per uno degli organi regionali di sviluppo, BRDE o BADESC.

Nella metà del 2005, per cominciare a pagare i debiti con l’INSS e l’Ufficio delle imposte, oltre ai sequestri che metterebbero in pericolo il funzionamento delle fabbriche, vengono emessi anche mandati d’arresto per i dirigenti dei lavoratori. Grazie a campagne  nazionali e internazionali in difesa delle fabbriche, i lavoratori si proposero di organizzare incontri con i direttori dell’INSS, a quel tempo Marcelo Freitas, a Brasilia, e Marcelo Evaristo, a Florianapolis. A quel tempo, si accordarono per pagare l’1% del ricavo delle fabbriche in cambio della sospensione di tutte le altre azioni legali, ma i direttori citati in precedenza non hanno onorato gli accordi e hanno continuato ad attaccare e a minacciare arresti dei dirigenti operai.

Negli ultimi quattro anni, i lavoratori delle Fabbriche Occupate hanno ottenuto la solidarietà e il rispetto di rappresentanti politici, sindacali e di organizzazioni popolari, sia a livello nazionale che internazionale, sulla base della loro lotta e della loro resistenza. Ora fanno appello ancora una volta a tutti coloro che li hanno sostenuti per promuovere un fronte unico di lotta a sostegno della loro causa, perché la lotta per la difesa dei posti di lavoro è la stessa in tutto il mondo.

1 febbraio 2007 

Inviate messaggi di protesta a:

Juiz Federal Oziel Francisco de Souza,
Vara de Execuções Fiscais de Joinville,
Rua do Príncipe, 123 - Centro
89201-001 - Joinville - SC
Telefono/fax: (0055) 4734339079
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Perito José Vitor Bitencourt,
Fiel depositário da penhora de faturamento da Cipla,
Rua Piratuba, 1165 - Saguaçu,
89222-365 - Joinville - SC,
Telefono/fax: (0055) 4734352621
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Procuradoria Federal Especializada,
Procuradoria Seccional do INSS em Santa Catarina,
Aos cuidados do Procurador-Chefe,
Rua Nove de Março, 241 - Centro,
89201-400 - Joinville - SC,
Telefono/fax: (0055)473451.1555
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Con copia a:

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