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Il Partido dos Trabalhadores è oggi uno dei protagonisti della vita politica brasiliana ed è il principale riferimento politico della classe operaia. Pochi all’estero conoscono tuttavia la sua storia. Su questo argomento abbiamo intervistato Josè Carlos Miranda, che è stato fra i fondatori del partito di Lula e oggi è un compagno dirigente di Esquerda marxista, la sinistra marxista del Pt, coordinatore del Movimento Negro Socialista ed è stato candidato del Pt alle recenti elezioni nello stato di San Paolo.


Il Pt è nato ormai 30 anni fa. Quali furono le forze che contribuirono alla sua nascita?
La prima volta che si parlò del Partido dos Trabalhadores in Brasile fu ad un congresso del sindacato metallurgico di una città chiamata Lins nel 1979. In questo congresso erano presenti i sindacati metallurgici più importanti. La maggior parte dei promotori proveniva dal “sindacato autentico”, ossia che non appoggiava la dittatura, di cui Lula era un dirigente come presidente del sindacato metallurgico di San Bernardo del Campo e Diadema, una regione dove sono situate gran parte delle fabbriche di automobili.
L’idea del partito dei lavoratori si espande e settori di lotta popolare (quelli che chiedevano l’amnistia per i prigionieri politici, una parte che veniva dalle fila del Partito Comunista, una piccola parte di intellettuali) stavano aderendo al “movimento per un partito dei lavoratori”. Il movimento si muoveva in clandestinità per via della dittatura ma era ormai una dittatura in grossa difficoltà. Questo movimento incominciò a mobilitare molta gente, incluso molti ex militanti provenienti dai due partiti comunisti stalinisti, che in Brasile si erano divisi in moltissime organizzazioni a partire dal 1960, e anche i troskisti che anch’essi erano divisi in molte organizzazioni.
La dittatura era in declino e cresceva il movimento per l’amnistia e contro l’aumento dei prezzi e il movimento incrementò i militanti e soprattutto i giovani.

Quale ruolo giocarono appunto i due partiti comunisti nel movimento per il partito dei lavoratori?
In quel momento c’erano due partiti comunisti principali: il Pcb (che seguiva l’orientamento del Cremlino) e il Pcdob (che invece si richiamava al maoismo). Questi partiti non parteciparono al movimento di fondazione del Pt, anzi si posero da subito con una posizione di rottura o meglio lo attaccarono con furia. Questo perché sostenevano che questo movimento divideva la lotta contro la dittatura.
Fino al 1980 erano permessi solo due partiti: Arena (il partito ufficiale della dittatura) e l’Mdb, Movimento Democratico Brasiliano, un partito borghese. I due partiti comunisti durante la dittatura stavano all’interno dell’Mdb. Anche alcuni dirigenti del “sindacato autentico” e degli intellettuali stavano durante la dittatura nell’Mdb, e alcuni di questi nel momento di maggiore debolezza della dittatura ruppero con questo partito proposero una riforma elettorale, permettendo la nascita del Pt.
Sia il Pcb che il Pcdob continuano a fare propaganda contro la dittatura ma non sostengono il movimento per la fondazione del partito dei lavoratori, rimangono nell’Mdb con la “borghesia progressista” per una trasformazione in senso democratico-borghese del paese. Tutto questo mentre il movimento per il Pt conquista il consenso della gran parte della gioventù e dei lavoratori e il 10 febbraio del 1980 viene fondato ufficialmente il partito, ma solo in forma provvisoria e non permanente. In questa condizione la direzione del Pt è costituita principalmente da dirigenti del “sindacato autentico”, con Lula come presidente.
Solo dal 1988 il Pcdob cambia linea coalizzandosi in tutte le successive elezioni al Pt, ma sempre proponendo la collaborazione di classe con la “borghesia progressista” per una transizione a tappe verso il socialismo.

Qual è il contesto sociale durante la nascita del Pt?

In questo periodo, a cavallo delle elezioni dell’82, si sta sviluppando un grande movimento popolare che non è direttamente contro la dittatura ma è spinto sulla via dell’opposizione dal regime.
Ci sono scioperi nel settore metallurgico, nelle industrie del petrolio, nel settore bancario. Il Pt partecipa in prima fila in questi scioperi. Questo permette un incontro tra militanti e lavoratori che stanno aderendo al partito e vedono nel partito un’alternativa.
In quelle elezioni il Pt prende relativamente pochi voti ma Lula, che si candida a governatore dello stato di San Paolo, ottiene un notevole consenso. Il Pt era il terzo partito nella lista e la parola d’ordine con cui si candida è “vote no três que o resto é burgues” (vota per la lista 3 che il resto è borghese). Questo caratterizza fin da subito il Pt come un partito della classe operaia e non di tutta la società e quindi interclassista. Infatti nel manifesto di fondazione del Pt il partito si definisce come un partito dei lavoratori, senza padroni.

Come è avvenuto il legame tra i sindacati e il partito?
Come già accennavo prima il ruolo dei sindacati è stato decisivo ma il partito fin dalla sua nascita si è scontrato contro la struttura del sindacato, in quanto aveva una struttura corporativa e quindi di collaborazione di classe. Infatti il governo dittatoriale interveniva nel sindacato, ma il sindacato non era un blocco unico e i dirigenti del “sindacato autentico” hanno fatto un lavoro fuori dalle sedi sindacali per la costruzione del Pt. Questo è il primo germe della frattura nel sindacato e in alcune fabbriche già dal ’79 si formano le commissioni di fabbrica.
Anche un settore del movimento operaio si organizza contro la struttura sindacale corporativa e solo in seguito aderisce al Pt.

Il Pt ebbe fin da subito un programma radicale? Cos’è che lo differenziava dagli altri?

Il Pt si definì fin da subito come un partito senza padroni, contro la dittatura e per una società senza sfruttati e sfruttatori. Ma nel programma non è mai stato scritto che è un partito che lotta per il socialismo e per la fine del capitalismo. Quello che penso sia importante è il fatto che era un partito operaio indipendente.
Ora il Pt è un partito operaio ma con un programma borghese, per una collaborazione con la cosiddetta “borghesia progressista”. Nel 1987 al quinto incontro internazionale per la prima volta la corrente maggioritaria di Lula presenta un programma di collaborazione di classe e ottiene la maggioranza.

Quando e come è avvenuto lo spostamento a destra del partito?
Lo spostamento a destra del partito è stato un processo graduale. Nel 1982 il partito appoggia il candidato dell’Mdb per le presidenziali perché il Pt era registrato solo in forma provvisoria e non poteva esprimere un candidato. Il Pt conquista 8 deputati su 513 e 2 sindaci. Sempre nel 1982 guida un movimento di milioni di persone per chiedere l’elezione diretta del presidente ottenendo così il risultato di poter presentare il proprio candidato alle elezioni successive. Nell’85 ci fu l’elezione per il sindaco della capitale di stato e delle aree di sicurezza nazionale e il Pt presenta i propri candidati. In questo contesto due deputati del Pt lasciano il partito perché volevano che il partito appoggiasse i candidati borghesi in opposizione alla dittatura. Nell’88 ci furono le elezioni generali e per i comuni delle città e vince in 15 città tra le quali San Paolo. Vediamo come il Pt conquista sempre più consensi.
Tra l’83 e l’89 ci furono tre grandi scioperi generali in Brasile. E la Cut (Centrale Unica dei Lavoratori, il più grande sindacato del Brasile) viene fondata nell’83 a seguito della spinta che aveva portato alla costruzione del Pt. Lo stesso sviluppo avviene per il Movimento Sem Terra che si costituisce nel 1985. Quindi gli anni della costruzione del Pt furono anni di intensa lotta di classe.
Nello stesso tempo come conseguenza dei moti popolari ci fu una lotta interna al partito tra la base, che non voleva la collaborazione di classe, e la direzione, che iniziava a comporsi anche di ex dirigenti stalinisti del Pcb, che sostiene l’alleanza con l’opposizione borghese alla dittatura. Nel primo periodo questo intento della direzione non trova spazio perché vince la spinta popolare sulla volontà collaborazionista della burocrazia. Solo quando la lotta di classe incomincia a scemare alla fine degli anni ’80, la burocrazia prende coraggio e conquista il partito, trasformando lo statuto, estromettendo la base dai processi decisionali a favore della burocrazia e cambiando il programma verso posizioni più a destra.

Che pensi oggi si debba fare?
Noi (Esquerda Marxista) continuiamo ad essere fedeli al manifesto di fondazione del Pt e crediamo nella lotta contro il capitalismo e per il socialismo. Quello che noi per prima cosa chiediamo è che il partito rompa con la coalizione con i partiti della borghesia e allo stesso tempo intervenga nella lotta di classe rivendicando la difesa dei servizi pubblici, la riforma agraria, la riduzione della giornata di lavoro a 40 ore settimanali, sia contro le privatizzazioni e per la nazionalizzazione delle fabbriche occupate. Questo si potrà ottenere solo con un governo senza la borghesia e sostenuto dalla Cut, il “Movimento Sem Terra” e le organizzazioni popolari. Solo così è possibile aprire la strada per la costruzione di un governo socialista dei lavoratori.

 

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