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  sotto attacco da parte della polizia


Il 31 maggio scorso la polizia federale brasiliana ha compiuto un’irruzione all’interno della fabbrica occupata Cipla a Joinville. I lavoratori sono stati espulsi dallo stabilimento e il consiglio di gestione, eletto dai lavoratori stessi, è stato esautorato.

La Cipla è stata occupata a partire dal novembre 2002, come reazione da parte dei lavoratori ad una situazione intollerabile, con mesi di stipendi arretrati non pagati e il rischio di una probabile chiusura di questa fabbrica di materie plastiche che impiega circa 800 lavoratori. In questi cinque anni i lavoratori hanno fatto funzionare gli impianti da soli, aumentando la produzione, riducendo la settimana lavorativa a 30 ore con salari fra i più alti della categoria in tutto il Brasile.

Si sono fatti promotori del movimento delle fabbriche occupate  in Brasile. Nel dicembre del 2007, 690 delegati in rappresentanza di decine di fabbriche occupate da 12 paesi dell’America Latina si sono ritrovati per l’incontro panamericano delle fabbriche occupate proprio a Joinville nei locali della Cipla.

Fin da quando hanno preso possesso della fabbrica i lavoratori si sono ritrovati con un debito di 500 milioni di reales nei confronti del governo, lasciato dai precedenti azionisti. La risposta del consiglio di fabbrica è stata che l’azienda doveva essere nazionalizzata dal governo Lula, appena insediatosi, per risolvere il problema del debito pendente e salvare l’occupazione.

Addirittura la Banca per lo sviluppo economico e sociale (Bndes) ha sostenuto questa ipotesi, spiegando come la fabbrica era produttiva e aveva prodotto un attivo in tutti gli anni in cui era stata gestita dai lavoratori. Si deve fare come in Venezuela ed in Bolivia, dove aziende in bancarotta o di interesse nazionale sono state nazionalizzate dai governi Chavez e Morales.

In tutto questo periodo i lavoratori hanno respinto ingiunzioni ordinanze della magistratura che cercavano di salvaguardare gli interessi dei vecchi proprietari.

Questa volta il giudice federale ha deciso di voler porre fine a questa esperienza di gestione operaia, esempio per tutti i lavoratori brasiliani e latinoamericani e pericolo mortale per i padroni di tutto il continente.

Ha posto l’azienda sotto amministrazione speciale, licenziato 50 lavoratori, tra cui tutti i membri del consiglio di gestione nominato ai lavoratori, sequestrato numerosi effetti personali di proprietà dei lavoratori, cancellato le email e i numeri di cellulare dell’azienda, cercando così di impedire la comunicazione del consiglio eletto dai lavoratori. Infine ha minacciato di arresto tutti i membri del consiglio di fabbrica.

L’obiettivo della magistratura è quello di restituire la Cipla ai vecchi proprietari, i fratelli Batschauer, come avvenuto in un’altra fabbrica del gruppo, la Profiplast che, occupata, è stata sgomberata dalla polizia e dove i lavoratori sono da quattro mesi senza salario.

I lavoratori della Cipla non accettano questo vero e proprio sopruso e presidiano la fabbrica davanti ai cancelli, disposti a resistere fino alla fine.

In quello che ormai si delinea  come un attacco a tutto campo contro il movimento delle fabbriche occupate, gli ufficiali giudiziari hanno cercato di mettere piede in un’altra fabbrica occupata, la Flasko nello Stato di San Paolo e licenziarne l’intero consiglio di gestione. Ma questa volta sono stati respinti dai lavoratori e costretti ad allontanarsi dallo stabilimento.

La lotta è quindi ancora aperta ed è importante esprimere la nostra solidarietà ai lavoratori della Cipla, mandando messaggi e lettere di protesta al governo brasiliano, attraverso le proprie ambasciate e consolati. Le autorità brasiliane devono sospendere ogni procedimento nei confronti dei lavoratori della Cipla e reintegrarli al proprio posto di lavoro.

Non lasciamo soli i lavoratori della Cipla. Mobilitiamoci in ogni posto di lavoro, all’interno del sindacato, in ogni circolo del Prc perché quest’attacco venga respinto e i lavoratori vincano e si arrivi alla nazionalizzazione sotto controllo operaio.


Sul nostro sito si possono trovare tutte le informazioni per contribuire alla campagna.
Visitate anche il sito delle fabbriche occupate brasiliane: http://www.fabricasocupadas.org.br/

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