Dopo il 7 e il 15 ottobre: noi non ci sentiamo in debito! - Falcemartello

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Un mese dolo lo sciopero generale più repentino degli ultimi tempi, lo scorso 7 ottobre circa centomila studenti, in oltre 90 città del paese, sono tornati a farsi sentire. Probabilmente abbiamo visto cortei leggermente meno numerosi dell’8 ottobre 2010, ma registriamo una crescita sostanziale del livello di coscienza e di combattività di un settore sempre largo di studenti. Questo fenomeno può essere spiegato solo in un modo, le mobilitazioni di questa estate socialmente rovente, in Europa e come nel resto del mondo, hanno influenzato molto questa fascia di giovani, per i quali oggi più che mai l’unità studenti-lavoratori diviene pratica necessaria per bloccare realmente il paese. Parole d’ordine come il non pagamento del debito o la nazionalizzazione delle banche vengono ascoltate con attenzione e interesse.

È come se in tanti avessero preso in prestito dagli studenti cileni, spagnoli o greci un paio di occhiali graduati, per riconoscere meglio i nemici degli studenti e dei lavoratori: la Bce e l’Fmi che dettano legge ai governi di centro destra, come di centro sinistra, in tutta Europa. Sono gli stessi sicari legalizzati delle banche, dei padroni, delle multinazionali, che per anni, prima ancora dell’attuale crisi, ci hanno tolto la possibilità di avere un presente e un futuro dignitosi: privatizzando l’istruzione e smantellando i diritti dei lavoratori in nome della competitività e della libera concorrenza. Ma se cresce il livello di coscienza generale, se una porzione sempre più grande del movimento giovanile è disponibile alla lotta, cos’è che manca? Ancora una volta una struttura studentesca nazionale con un programma all’altezza dello scontro.

Mai come questa volta, non parliamo di una “sentenza” pregiudiziale contro questa o quella sigla, ma della reale inconsistenza di alcune proposte in questo momento storico, in cui servono parole d’ordine in grado di organizzare la rabbia sociale esistente.

L’Unione degli studenti ad esempio individua gli elementi determinanti che hanno portato allo smantellamento della scuola pubblica nella crisi, soffermandosi molto sulla denuncia degli effetti disastrosi dei tagli, rilanciando la proposta fatta un anno fa della Rete della conoscenza (composta da Link - Coordinamento universitario e Uds), ovvero “l’Altra riforma”. In questa possiamo leggere delle riflessioni interessanti sui sistemi di valutazione, sugli effetti negativi della “didattica frontale”, la necessità di creare strumenti di partecipazione democratica all’interno dei luoghi di studio, ma non un parola sull’Autonomia, che è l’origine del processo di privatizzazione della scuola e dell’università italiane.

Su come finanziare l’istruzione, e in generale lo stato sociale, ci sono delle proposte in parte condivisibili come la diminuzione delle spese militari, poi alcuni “classici” come la tassazione delle rendite, la progressività fiscale, l’istituzione di una tassa patrimoniale, rivendicazione in realtà molto in voga anche nei programmi di organizzazioni come la Federazione della sinistra. Ma la domanda vera è: queste proposte sono sufficienti nella crisi più grave del capitalismo dal 1929? È possibile in questo modo trovare abbastanza soldi per pagare il debito senza dover fare altri tagli, altri sacrifici? Noi crediamo di no, poiché qualunque governo, anche il più progressista, non potrà fare altro che attuare le politiche di austerità dettate dalla Bce e non vuole rompere con le compatibilità di questo sistema.

All’indomani del 15 ottobre si apre una nuova fase, una stagione di lotte diversa dalle precedenti, dove studenti e lavoratori saranno in prima linea. Come Comitato in difesa della scuola pubblica e Coordinamento studentesco universitario siamo a disposizione del movimento studentesco e operaio per costruire insieme un programma e un’organizzazione capace di far fare un salto di qualità alle lotte future, a tal proposito proponiamo alcune rivendicazioni per noi determinanti in questo particolare momento storico: in primo luogo il rifiuto di pagare il debito pubblico alle banche e agli speculatori, e la conseguente proposta di nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori delle banche e delle aziende in crisi. La produzione e le risorse finanziarie vanno liberate dalla logica del profitto e legate alle esigenze sociali collettive. La lotta in difesa della scuola pubblica parte dell’abrogazione di tutte le controriforme dall’autonomia scolastica e universitaria in poi (3+2, riforma Moratti, riforma Gelmini).

Chiediamo il raddoppio immediato dei fondi per l’istruzione, i soldi si prendano dai finanziamenti alle scuole private e dalle agevolazioni fiscali al Vaticano. Abolire la precarietà sul lavoro (pacchetto Treu e Legge 30) è una priorità perché oltre la scuola e l’università non ci può essere solo lo sfrenato sfruttamento padronale. Servono altri soldi? Lottiamo per il dimezzamento della spesa militare e per l’uscita dell’Italia da tutte le missioni militari, fra cui Afghanistan e Libia. Per farlo sarà inevitabilmente necessario lanciare la parola d’ordine dell’uscita dell’Italia dalla Nato, come della chiusura delle basi Nato in Italia. Costruiamo un opposizione sociale fino alla caduta del marcio governo Berlusconi e oltre, per resistere alle politiche di tutti i governi che hanno nomi diversi ma che fanno le stesse cose.

Solo così potremmo ottenere una scuola e un’università pubbliche, di massa e di qualità, solo in questo modo potremmo liberarci definitivamente dallo sfruttamento e dalla precarietà.