Napoli - Il Csu contro la guerra imperialista - Falcemartello

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Sono quasi quattro mesi ormai che le popolazioni arabe si ribellano senza riserve per cambiare, in alcuni casi in maniera radicale, le loro realtà. Questa è la lotta che tuttora viene combattuta dalle classi subalterne di quasi tutto il Nordafrica e di molti paesi arabi.
Molte sono le differenze tra le realtà arabe e la nostra, ma basta osservare i fattori che hanno agito da catalizzatore della rivolta per notare come esistano anche molti punti di contatto tra la condizione economica delle popolazioni maghrebine e la nostra: alta disoccupazione giovanile (più del 30%), giovani laureati esclusi dal mondo del lavoro, alta precarizzazione della vita.

È proprio alla luce di questi elementi che il Collettivo studentesco universitario di Napoli ha deciso di iniziare una campagna sul Maghreb che, inevitabilmente, con l’inizio della guerra imperialista, ha messo al centro la problematica della guerra in Libia. L’obiettivo principale della nostra iniziativa è quello di discutere con gli studenti che tutt’oggi, legittimamente, continuano ad avere delle riserve sia sulla natura delle mobilitazioni arabe, che sull’intervento dell’imperialismo in Libia.

Tale confusione non è solo dovuta alla crisi politica che viviamo e che vede non solo il centrodestra, ma anche il centrosinistra compatto sulla posizione favorevole all’entrata in guerra dell’Italia, ma è anche il risultato della fumosa e poco chiara posizione assunta, nel contesto del movimento contro la guerra napoletano, dalla maggior parte delle strutture universitarie. L’effetto più lampante che produce questo modo di far politica ricade in maniera inevitabile sulla mancata esplosione del movimento contro la guerra, ancora in una fase embrionale e poco caratterizzata politicamente, esempi sono sicuramente i presidi, come quello del 2 aprile, che hanno visto la partecipazione di poche decine di studenti. Nel vuoto politico lasciato da queste strutture abbiamo convocato un’assemblea pubblica (“I giovani arabi tra guerra imperialista e rivoluzione”) che potesse dialogare con gli studenti provando a trattare anche degli aspetti più controversi e spinosi della guerra e in generale degli accadimenti nel Maghreb.

Pochi mesi fa il ministro dell’istruzione pubblica, Mariastella Gelmini, facendosi scudo della crisi economica, tagliava in maniera indiscriminata fondi all’istruzione pubblica per 8 miliardi di euro, e se oggi si trovano i soldi per portare avanti la “missione umanitaria” in Libia è evidente che la motivazione politica lampante è che il governo, con l’appoggio dell’opposizione, subordina i diritti dei lavoratori e degli studenti di scuola e università agli interessi economici che la grande borghesia ripone in Libia. Lo sciopero generale proclamato dalla Cgil per il 6 maggio dovrà essere costruito anche sulla ferma condanna verso ogni guerra imperialista. Come Collettivo studentesco universitario, continueremo fino ad allora, a portare all’interno delle università una parola d’ordine per noi fondamentale: giovani, lavoratori e disoccupati del Maghreb la vostra lotta è la nostra lotta!