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Tra le misure qualificanti di politica economica del governo vi è lo scudo fiscale, misura che riprende quelle predisposte da Tremonti nel 2002-2003. Questo intervento si preannuncia come un grande successo: oltre 100 miliardi di euro già rientrati, banche prese d’assalto, tanto che è stata prorogato di quattro mesi. Nel corso dei precedenti scudi, molti preferirono non aderire perché temevano che, in futuro, le caratteristiche vantaggiose dell’operazione si sarebbero perse. Ora sono sicuri che, a prescindere da chi governerà l’Italia domani, nessuno gli darà noia.

Molti commentatori economici (non tutti per la verità) affermano da qualche mese che il peggio della crisi sta alle nostre spalle, è vero che la disoccupazione è in forte aumento tendenziale peraltro con alcuni segnali settimanali di recupero rispetto alle aspettative formulate in precedenza (mercato del lavoro Usa), tuttavia la produzione di beni e servizi dà segni di ripresa, la recessione tecnica è finita, la crescita sarà probabilmente lenta ma ci sarà, è vero che i consumi sono in sofferenza nelle aree tradizionalmente sviluppate (Europa e Nord America), ma una mano alla crescita globale la stanno dando i Paesi Emergenti (Cina in testa) con l’aumento della domanda interna e sempre più la daranno in futuro.

Dopo quasi due anni di crisi alcuni dati indicano una ripresa del Pil e della produzione industriale. Questi dati non sono univoci (non riguardano tutti i paesi) né sono continuativi, tuttavia non devono sorprenderci: nessuna crisi, neppure la più profonda, è eterna; il sistema capitalista per sua natura si sviluppa attraverso cicli in cui si alternano crescita e recessione. Ciò che è importante tuttavia è capire a che punto del ciclo ci troviamo, la natura effettiva della ripresa, le sue conseguenze sociali, internazionali, politiche.

L'intento di questa sezione del sito è di offrire ai nostri lettori alcuni articoli, perlopiù inediti in italiano, in cui i grandi teorici marxisti affrontano la relazione tra il ciclo economico e la lotta di classe, problema quanto mai scottante per i comunisti e gli attivisti sindacali, non solo in Italia.

 

Il grande ritorno del debito pubblico

La crisi economica internazionale ha costretto i governi a massicci interventi a sostegno, prima, delle grandi banche e poi di molte altre aziende. Ciò ha provocato l’aumento dei deficit e dei debiti pubblici, gettando diversi stati alla bancarotta. Per ora, il crollo ha riguardato paesi non decisivi, ma le cose potrebbero cambiare, aggravando la crisi in atto.

Nazionalizzazioni? sì ma sotto il controllo dei lavoratori

 

è un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del sistema bancario e monetario, perchè se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina

Henry Ford

 

John Kenneth Galbraith scrisse più di cinquant’anni fa che “L’unica funzione delle previsioni economiche è quella di far apparire rispettabile l’astrologia”. A guardare Il Wall Street Journal, che a marzo 2007 presentava un sondaggio realizzato tra sessanta importanti economisti, aveva sicuramente ragione. Quattro su cinque sentenziavano: “il peggio della crisi immobiliare è alle nostre spalle”.

La crisi si sta sviluppando senza sosta, e anzi con velocità crescente. In novembre negli Stati Uniti sono stati tagliati posti di lavoro al ritmo più rapido negli ultimi 34 anni. Il prodotto interno lordo mondiale è in caduta libera.

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