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“Non credo più nel potere auto-curativo del mercato”. (J. Ackermann, Direttore Generale di Deutsche Bank)

I venti recessivi che giungono dagli Usa avranno un effetto profondo sulle condizioni di vita di milioni di persone. Capirne la portata e le cause fondamentali non è un esercizio intellettuale, ma una necessità vitale per chi avanza un’ipotesi alternativa alla società capitalista, che metta al centro dei suoi obiettivi la piena soddisfazione dei bisogni dei lavoratori e delle classi subalterne.

I crolli delle Borse e il nuovo precipitoso taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve sono una nuova indicazione dei problemi da tempo accumulati nell’economia mondiale, e che con ogni probabilità si apprestano ad esplodere.


Più volte in passato abbiamo osservato come la crescita economica americana degli ultimi anni fosse basata su presupposti deboli. Le prove di forza in Afghanistan e in Iraq sono riuscite a ritardare l’emergere dei problemi, al prezzo tuttavia di aggravarli. La prova più evidente dell’incertezza di quella crescita è l’aumento senza precedenti del debito.

 

Il 29 giugno, poco più di un mese prima dell’inizio dei crollo di Borsa legati alla crisi dei mutui Usa, l’Economist scriveva: “Ci sono un gran quantità di segnali inquietanti. Il mercato delle abitazioni, che da tempo è il principale puntello del boom dell’economia americana, è in flessione. Le inadempienze nel mercato dei prestiti subprime sono sempre più preoccupanti”.

L’attuale ripresa economica internazionale ci chiama a una nuova discussione sullo stato del capitalismo e sulle prospettive della lotta di classe. Da un punto di vista marxista la semplice descrizione del ciclo economico è necessaria ma non sufficiente per dare una definizione completa (nella misura in cui questo sia possibile) del carattere di un’epoca storica. Il ciclo boom-recessione è una caratteristica intrinseca del capitalismo, né la crescita economica né la recessione sono di per se stesse sufficienti a determinare il carattere della lotta di classe e le possibilità per lo sviluppo di una situazione rivoluzionaria.

Con l’approvazione del Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) il governo Prodi e in particolare il ministro dell’economia Padoa Schioppa hanno cominciato a mettere le carte in tavola. Emerge una linea di applicazione intransigente del patto di stabilità completamente interna alla logica di Maastricht: privatizzazioni, liberalizzazioni, tagli ai principali capitoli della spesa pubblica (sanità, pensioni, pubblico impiego, trasferimenti alle regioni e agli enti locali), una manovra economica attorno ai 35 miliardi di euro, la più pesante da un decennio.


Commenti a margine di “Dopo il liberismo.
Proposte per una politica economica di sinistra”, di Andrea Ricci

Di recente è uscito un libro che si pone come la summa programmatico-teorica delle tesi della maggioranza del PRC. Si tratta di un tentativo coraggioso di dare un fondamento organico alle proposte politiche bertinottiane. Risulta dunque utile esaminare con attenzione questo testo, per fare emergere i punti critici rispetto a queste posizioni.

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