Perché bisogna nazionalizzare il sistema finanziario - Falcemartello

Breadcrumbs


Non esiste la “sobrietà tra i capitalisti”. Essi sono “prigionieri” del loro destino: aumentare il capitale a qualsiasi costo. E quando la loro ingordigia porta a crisi come quella odierna non fanno ammenda. Semplicemente esigono di essere salvati e passano ad organizzare un nuovo/vecchio modo di fare soldi.


Non esiste la “sobrietà tra i capitalisti”. Essi sono “prigionieri” del loro destino: aumentare il capitale a qualsiasi costo. Sarebbero da compatire se non fosse che lo fanno sfruttando tutto e tutti (ambiente ed essere viventi) E quando la loro ingordigia porta a crisi come quella odierna non fanno ammenda. Semplicemente esigono di essere salvati e passano ad organizzare un nuovo/vecchio modo di fare soldi. la produzione di merci e servizi e lo sfruttamento di chi ci lavora non basta loro Serve la finanza (che solo in una minima percentuale viene utilizzata oggi per finanziare la produzione. Va bene sempre spennare i polli che “giocano” in borsa,  ma anche questo non basta. e allora costringono a comprare casa (negando un'offerta adeguata di case del patrimonio pubblico a prezzi calmierati) e obbligano anche i più poveri a farsi il mutuo. Poi basta creare dei prodotti finanziari che oggi si definiscono tossici, ma che fino al 2008 ricevevano la tripla A dalle agenzie di rating ed ecco bella e pronta la “bolla” dei mutui “subprime” e le relative speculazioni. Finita questa occasione con la maggior crisi mondiale da 60 anni, qual'è il nuovo Eldorado? La speculazione sui mercati del debito pubblico che proprio per gli aiuti straordinari al sistema finanziario e la conseguente crescita dei debiti degli Stati è particolarmente instabile e dunque vulnerabile. Così abbiamo visto come si può far lievitare gli interessi  del debito pubblico di un paese come la Grecia di 10 volte in poche settimane. I guadagni di chi ci ha puntato sono stati miliardari. Tutto il gioco era truccato. I “conflitti d'interesse” tra le tre aziende che assegnano i rating, le banche e i fondi di investimento che sottoscrivono i titoli del debito degli Stati è madornale.

Essendo andato molto bene con la Grecia, si è passati subito a obiettivi più grossi. I mercati del debito e le borse di tutta l'Europa sono messi sotto pressione da mesi. Ciò ha avuto delle conseguenze anche sul mercato delle valute e l'Euro si è mosso su è giù per settimane permettendo guadagni miliardari in ognuno di questi passi. Non si tratta di discutere se il tasso di cambio tra € e $ è ora più o meno “corretto” di tre mesi fa, quello che accade in un mercato finanziario come quello odierno è che la maggior parte dei guadagni finanziari si devono non al finanziamento della produzione, ma a speculazioni (sulle borse, sui mercati delle materie prime, sul mercato immobiliare, sulle valute…). Il petrolio, il grano e il riso, la casa, la pensione… sono beni o servizi che servono a tutti… Ma sotto il capitalismo si comprano e si vendono come qualsiasi altra merce. Il sistema finanziario è all’economia come il sistema nervoso e arteriale dell’uomo che fa transitare le informazioni e regola gli scambi. Essendo gestito da privati (che hanno come scopo il massimo guadagno) è soggetto a tutti i tipi possibili ed immaginabili di strozzature, rendite di posizione, ingiustizie legali o truffe illegali.

Perciò non siamo stupiti che il vertice canadese (G-8 e G-20) sia servito ancora a parlare dei problemi e a decidere poco o niente. Bisogna dirlo chiaro e tondo: I governi capitalisti non riusciranno mai a imbrigliare le loro borghesie. Al massimo ci possiamo aspettare decisioni parziali e appelli alla responsabilità…

È come se il gestore di un sistema autostradale del quale non si possa fare a meno… oltre a guadagnare sui pedaggi, vendesse anche la benzina e gestisse la manutenzione e la produzione degli autoveicoli. E su queste basi pensassi bene di dare ogni tanto indicazioni stradali sbagliate, di bloccare o deviare la circolazione, di variare in base ai flussi del traffico il prezzo dei pedaggi e infine di provocare dei veri e propri incidenti pur di guadagnarsi sopra (carro attrezzi, meccanici ecc)…

Crediamo che questa sia una buona metafora del rapporto tra sistema finanziario e la maggioranza della popolazione (che non ha azioni u obbligazioni delle banche e assicurazioni) ma che invece è costretta (volente o nolente) a far uso del denaro per la vita di tutti i giorni. Nelle condizioni “normali” si pagano “alti pedaggi” essendo i servizi delle banche tutti a pagamento… e i rapporti tra i tassi che ci danno per i depositi e quelli che ci chiedono per i prestiti… in un rapporto da strozzinaggio (al massimo il 2-3% i primi contro una media del 10% i secondi).

Ma a lor signori questo non basta. Come dicevamo la regola aurea del capitalismo è accrescere sempre di più il capitale, accada quel che accada! E allora ci sono le bolle speculative che volenti o nolenti ci coinvolgono.

Ora siamo all'attacco allo stato sociale in tutti i paesi europei (pensioni, sanità, istruzione…) per “rassicurare i mercati” cioè per dimostrare a lor signori che i governi riusciranno a estrarre ancora più risorse dalle popolazioni in modo di permettersi di pagare i tassi sempre più alti per continuare a finanziare i loro debiti pubblici.

I lavoratori devono capire che la loro debolezza, la mancata risposta a questi attacchi… è un invito a lor signori a infierire sempre di più. Ricordiamoci, non c'è limite allo loro ingordigia. Non c'è un livello di nostro sfruttamento  e dei loro guadagni che sia accettabile per tutti. Da 20 anni i neoassunti in Europa e negli Usa sono costretti ad accettare condizioni di lavoro peggiori dei loro genitori. I dirigenti sindacali hanno accettato e in molti casi giustificato un peggioramento delle condizioni per venire incontro alle richieste padronali, promettendo che in futuro le cose sarebbero migliorate. Ciò ha spaccato il fronte dei lavoratori a tutto vantaggio della controparte padronale. Ora con l'aiuto della crisi provano a peggiorare ulteriormente la distribuzione della ricchezza prodotta tra chi vive del proprio lavoro e chi invece usa il proprio capitale per far lavorare gli altri. Non è sufficiente che i redditi del lavoro abbiano perso potere d'acquisto per decenni. Vogliono tagliare la carne viva della classe lavoratrice, vogliono cancellare definitivamente l’idea che pensione, salute, istruzione per tutti e di qualità sia un diritto nel XXI secolo.

Una minoranza della società che non supera il 15% vuole schiavizzare il resto. I mercati e il sistema finanziario oltre ai loro governi ne sono lo strumento. Noi tutti che non giochiamo in borsa, che non siamo rentiers, che viviamo del lavoro di tutti i giorni dobbiamo dire basta. Ci sono tanti argomenti a favore della nazionalizzazione sotto controllo dei lavoratori del sistema finanziario. Cominciamo a parlarne, a discuterne, a ipotizzare un mondo non basato sul profitto di pochi a costa dell'infelicità della maggioranza.

Attenzione però! In Italia per mezzo secolo dopo la crisi del 1929, l’80% del sistema finanziario non era privato, essendo gestito dallo Stato. Non ci risulta che sia stato utilizzato contro la logica capitalista. Il sistema finanziario italiano era asservito alla borghesia, ma anche alle burocrazie dei partiti, in primis quella della Democrazia Cristiana. Non è questo il sistema finanziario che ci serve.

Oggi in Gran Bretagna quattro dei principali gruppi bancari sono “di fatto” nazionalizzati visto la quantità di capitali pubblici dei quali hanno avuto bisogno. Ma ciò non ha cambiato niente nel loro operato. Quando parliamo di un sistema finanziario (banche e assicurazioni) che serva all’interesse della maggioranza della società stiamo parlando di un sistema trasparente e sotto il controllo dei lavoratori (bancari e utenti), che può essere possibile solo in un contesto di trasformazione sociale che metta in discussione il sistema capitalista nel suo insieme. Che sia difficile lo sappiamo, ma non è impossibile. Chi non lotta ha già perso! Per trent’anni i lavoratori cinesi hanno accettato salari bassi e condizioni di lavoro disumane arricchendo i capitalisti di tutto il mondo. Ma l’ondata di scioperi di queste settimane ci dice che la pacchia comincia a finire. In Italia il voto a Pomigliano ha dimostrato che si può dire no alle pretese padronali anche se sei sotto ricatto. Non è che l’inizio. Su queste basi si può e si deve parlare di riscossa. Ma l’obiettivo non può essere una situazione di sfruttamento un po’ più accettabile. L’obiettivo in Italia, come altrove può solo essere quello di togliere a quella cricca di sfruttatori le leve del controllo sulle nostre vite. E la nazionalizzazione del sistema finanziario è un passo importante in questa direzione.

7 luglio 2010

(Versione integrale dell'articolo apparso su Falcemartello 228 - 7 luglio 2010)