Addio Giampiero - Falcemartello

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Giampiero Palermo non è più con noi, si è tolto la vita quest’oggi. Faccio fatica a trovare le parole per salutare un compagno così straordinario e speciale, eppure anche se le parole non escono, la sua immagine è per me viva e chiarissima. Giampiero era come un cristallo, purissimo e bellissimo, che a volte si offuscava improvvisamente; diventava impossibile allora per chiunque scrutarvi dentro.

La sua intelligenza era illuminata da una sensibilità acutissima, un’ansia di chiarezza, di nettezza, di limpidezza. Cercava, anzi pretendeva, una assoluta lealtà nei propri interlocutori; percepiva in un attimo qualsiasi elemento di ambiguità, di convenzionalità, di ipocrisia, e non li tollerava. Li rifiutava senza appello. Aveva una infallibile percezione delle persone, del loro carattere, delle loro forze e debolezze. Era molto esigente ed era anche orgoglioso, giustamente orgoglioso, perché era un dirigente nato.

giampiero
Giampiero Palermo

Lo conoscemmo nel 1996, al III congresso di Rifondazione comunista. Era la prima volta che ci affacciavamo in un’assise nazionale, Giampiero era presente fra i delegati della sinistra del partito nella quale pure noi militavamo, delegato di una Calabria e di una Cosenza che all’epoca avevano espresso una notevole aggregazione di sinistra, riunendo forti nuclei di compagni prevalentemente attorno al gruppo di Ferrando, in opposizione all’abbraccio col centrosinistra di Prodi che da poco aveva vinto le elezioni.

Sia io che Sonia Previato rimanemmo subito colpiti da questo compagno, Sonia in particolare discusse a lungo con lui e con altri. All’epoca il partito mal tollerava le componenti interne, ricordo che il servizio d’ordine del congresso tentò di impedirci con maniere non proprio diplomatiche di diffondere la nostra stampa fra i delegati. Giampiero e alcuni altri compagni dell’associazione Proposta fecero un piccolo fronte comune assieme a noi e alla fine riuscimmo a difendere il nostro buon diritto.

La militanza di Giampiero nel Prc era nata praticamente col partito stesso, era uno di quei giovani, uno dei più dotati e promettenti, che nei primissimi anni ’90 si lanciarono entusiasti nella costruzione di quella che si presentava allora come una forza antagonista, orgogliosamente controcorrente rispetto alle abiure e al moderatismo occhettiano; il Prc trasse linfa dai movimenti giovanili di cui l’Unical, l’università della Calabria alla quale all’epoca Giampiero era iscritto, era un centro importante. Fu la generazione più ricca e con più potenzialità nella storia del Prc.

Il suo rapporto con noi non si sviluppò immediatamente, anzi per un periodo si interruppe. Solo qualche anno dopo maturò la sua rottura con il gruppo di Ferrando e il suo avvicinamento alla nostra tendenza, della quale fu uno dei primissimi compagni in Calabria e in generale nel Mezzogiorno dove solo allora cominciavamo a costruire una presenza.

Da allora lavorò a lungo per costruire la nostra tendenza nella sua terra, alla quale era legato da un vincolo strettissimo e sofferto al tempo stesso. Non aveva paura di scontrarsi con nessuno, sosteneva il dibattito con rigore e intransigenza, con una tensione morale che traspariva in ogni sua parola e azione.

Ma la battaglia più dura l’ha combattuta per tanti anni dentro di sé, contro una paura che tante, troppe volte gli fece temere di essere solo, gli faceva perdere la fiducia in tutti, anche nelle persone più vicine e care. Più volte ha dovuto affrontare momenti terribili nei quali, questa era almeno la sensazione che io coglievo, ai suoi occhi il mondo attorno a lui cambiava aspetto, la luce si trasformava in ombra, la fiducia in paura, l’amicizia in sospetto. Tante volte si è trovato in quel buio, e altrettante ne è uscito, con la dura fatica, con l’aiuto di persone straordinarie che gli hanno voluto tutto il bene che si può volere a una persona, primo fra tutti suo padre Antonio, suo fratello Andrea, e la sua Lidia.

Nell’estate di cinque anni fa una dura crisi quasi lo schiacciò, quando lo vidi in ospedale mi si strinse il cuore. Gli dissi, lo pregai, di non dimenticarsi mai di quanto fosse prezioso per tutti noi, e mi scoccò uno sguardo che non posso dimenticare, vicino e lontanissimo allo stesso tempo.

Ne uscì, ma ne uscì ferito. Medici e medicine, che pure dovette frequentare, non lo convincevano né lo impressionavano più di tanto. Indubbiamente ha sofferto moltissimo anche l’ambiente politico e sociale di questi ultimi anni, il diffondersi del razzismo, la marcescenza sociale, culturale, ideologica di questa società non poteva non impressionare profondamente una persona come lui; così come lo colpiva profondamente lo stato di degrado e disgregazione della sinistra e del partito, particolarmente nella sua terra.

Quest’ultima volta non ha voluto o potuto rialzarsi come le altre. Ci sei scappato fra le mani caro Giampiero, e ci hai lasciati qui, a dirci parole che faticano a trovare un senso.

Giampiero Palermo era uno di noi, uno dei migliori. Chi lo ha conosciuto tenga viva la memoria di un compagno eccezionale e la trasmetta a chi non ha avuto il privilegio di condividere con questo compagno meraviglioso almeno un tratto di strada. Una strada che continua, che dobbiamo continuare uniti, stretti e solidali, portando con noi il ricordo della sua generosità.

21 settembre 2012, dalla 20 a Luzzi (Cs)
Serata in ricordo di Giampiero

 

L'intervento di Giampiero all'assemblea nazionale della quarta mozione (Roma, dicembre 2008)