Campania - La Federazione della Sinistra sola contro il blocco di potere! - Falcemartello

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Ci apprestiamo ad una tornata elettorale difficile per la sinistra in Italia, ciò nonostante la linea altalenante del Prc continua a frenare la nostra capacità di uscire all’esterno con determinazione, come dimostrato dal  caso campano.

La Campania è una delle tre regioni (con Lombardia e Marche) dove la Federazione non stringe accordi; questo non come risultato di  un scelta autonoma, costruita fin dall’inizio, ma come conseguenza di una serie di fattori in prevalenza non dipesi da noi.

Il partito, infatti, è stato per mesi in attesa delle scelte del Pd che a sua volta aspettava le scelte dell’Udc di De Mita. Quando il Pd, nonostante le ripetute richieste di non proporre un proprio uomo, ha scelto De Luca come candidato, il Prc ha coltivato la prospettiva di una mini coalizione con Idv e Sinistra Ecologia e Libertà che invece, hanno deciso vergognosamente di appoggiare De Luca. Questa posizione non ci stupisce: è palese quanto queste forze siano interne a logiche di amministrazione dello stato di cose presenti, non avendo il minimo interesse a smarcarsi con un programma di classe. In Campania, Idv e Sel hanno tolto la maschera. La discussione  nel Prc campano è stata, però, molto travagliata e  ha visto la maggioranza del comitato politico regionale schierarsi per un accordo organico o quanto meno tecnico che ci garantisse la sopravvivenza  istituzionale. Il clima  respirato è stato pesante; l’accusa rivolta alla Segreteria Nazionale è stata quella di aver scelto sulla testa dei compagni.

La decisione, presa molto in ritardo, ha provocato l’uscita dal Prc del compagno Corrado Gabriele assessore al lavoro, istruzione e formazione, un’uscita che era già nell’aria visto l’atteggiamento del compagno che caldeggiava (oltre l’accordo ad ogni costo) la propria partecipazione alle primarie del Pd, mentre nel partito si discuteva di non appoggiarle.

La scelta della segreteria ha provocato eccessivi mal di pancia, tanto che un pezzo del partito sta consapevolmente boicottando la campagna elettorale, sostenendo che siamo condannati al suicidio politico. Francamente non accettiamo la posizione di questi compagni: andare da soli non risolve il problema, ma se facciamo un bilancio dell’operato del Pd campano e se l’alternativa è De Luca, ci pare evidente che non l’autonomia ma l’accordo avrebbe sancito la nostra fine politica.

 

Il Pd e De Luca

 

Sono molti i punti su cui crediamo si sia dimostrata l’incompatibilità di fondo tra le nostre ragioni sociali e il programma e gli interessi di classe del centrosinistra e del Pd: la chiusura di tante aziende sostituite con i centri commerciali, la distruzione della sanità pubblica, la privatizzazione dell’acqua, l’ultimo piano casa, ulteriore regalo alle lobby del cemento, e non ultima la questione morale. La candidatura del Pd non marca nessuna discontinuità. De Luca, noto anche per indagini giudiziarie a suo carico, proprio sulla questione morale  dichiara: “Io sono orgoglioso. In questo Paese siamo tutti indagati, non c’è un amministratore che non abbia avuto un avviso di garanzia. Chi non ce l’ha sennò è una chiavica”.

Sul problema tuttora irrisolto dei rifiuti in Campania De Luca non usa giri di parole: “le discariche vanno fatte a costo di usare i carri armati”. D’altra parte De Luca è un candidato molto trasversale, che con le sue politiche xenofobe e securitarie si caratterizza come risposta a destra al bassolinismo. Lui stesso dice: “dentro l’etichetta della destra ci sto benissimo, perché sono uno che non gira la faccia dall’altra parte, ma guarda la realtà a viso aperto, Roberto Maroni è  una persona valida e un ottimo ministro degli interni” (Corriere del Mezzogiorno, 28 ottobre 2009).

La politica temporeggiatrice di molti dirigenti del Prc campano ha impantanato la discussione piuttosto di aprire una riflessione doverosa su come ricostruirci in alternativa e su quali basi politiche incentrare la nostra battaglia per rivivere nella società. Questo metodo sconsiderato, vista la condizione di isolamento che viviamo, ci ha penalizzato. Da questo punto di vista, anche il modo frettoloso con il quale si sono composte le liste dimostra la fase di smarrimento del Prc. Non riscontriamo forti segnali di discontinuità: serviva una lista caratterizzata dalla presenza dei lavoratori, da esponenti di vertenze sociali e territoriali che ci sono nella nostra regione e invece, a parte qualche eccezione, candidiamo diversi compagni che vengono da esperienze istituzionali tutte interne alle logiche del centrosinistra, le stesse che oggi combattiamo. Pur coscienti che siamo arrivati alla scelta di correre da soli nel peggiore dei modi, senza aver preparato in questi mesi nessun terreno di lavoro, né un intervento esterno ausiliario ad una nostra ripresa di consenso, siamo comunque convinti che il Prc e la Federazione della Sinistra debbano difendere la scelta della contrapposizione al Pdl e al Centrosinistra. La candidatura di Ferrero a presidente va sostenuta, difesa e rafforzata col lavoro sui territori attraverso un programma netto e radicale.

Utilizzeremo  il poco tempo a disposizione per riempire di contenuti e iniziative politiche questa campagna elettorale, con lo spirito di costruire anche attraverso le elezioni l’opposizione in Campania.

Le elezioni sono, per i comunisti, una fotografia dei rapporti di forza nella società, oggi non sono a nostro favore e il terreno da recuperare è davvero tanto, ma è evidente che solo ripartendo dalla chiarezza e dal lavoro concreto possiamo uscire dall’emarginazione politica e riconquistare la fiducia persa perchè percepiti come complici delle sciagure campane.

Ripartire da soli è un primo passo per ricostruire Rifondazione Comunista come forza reale di opposizione al bipolarismo degli affari e del malaffare!