Genova, domenica 12 febbraio - no TAV, primarie e lotta di classe - Falcemartello

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Domenica 12 febbraio: una bella giornata, un corteo molto partecipato sfila per le strade di Genova per pretendere la liberazione immediata di Gabriele e di tutti i no tav arrestati il 26 gennaio scorso. Ma sfila anche per dire che l’alta velocità, in Val Susa come in Val Polcevera, è un’opera dannosa, inutile, che serve solo ai soliti noti e alla loro fame di profitto.

 

Fame di profitto che passa sopra tutto e tutti. Si era in piazza anche e soprattutto per questo. Perché la loro fame di profitto vuol dire la nostra fame. Perché mentre tagliano tutto, i diritti, i salari, la sanità, le pensioni, il trasporto pubblico trovano i soldi da regalare a chi continua a speculare sulle nostre vite. In fondo l’enorme simpatia che il movimento no tav ha ricevuto in questi anni è dovuto al fatto che ha espresso in forma esplicita e in molteplici modi un concetto che sta diventando una consapevolezza diffusa, ossia che non esiste mediazione possibile tra la loro fame di profitto e la nostra possibilità di avere una vita dignitosa. E quello che i valsusini ci dicono e ci insegnano da anni, diventerà sempre più vero e riguarderà non solo la costruzione di un tunnel, ma ogni aspetto della nostra vita.

Per cercare di porre rimedio alla crisi del loro sistema, per cercare di ripagarsi il debito che loro hanno creato, i borghesi, i banchieri, gli speculatori e i loro rappresentanti politici ci hanno dichiarato guerra, una guerra che nei loro piani durerà anni, decenni. E come sempre in tempo di guerra le opzioni diventano nette, perché se la barricata è una linea invalicabile a maggior ragione non si può stare in mezzo. Non è più possibile farci credere che esiste la possibilità di stare un po’ di qua e un po’ di là, appunto perché non esiste mediazione possibile, e chi si presenta come intermediario tra le nostre rivendicazioni e i piani di austerity delle centrali economiche mondiali è, nella migliore delle ipotesi un illuso, nella peggiore lavora coscientemente per farci ingoiare tutto quello che vorrebbero farci ingoiare.

In Grecia questo elemento è stato capito e assorbito in profondità. Non perché i lavoratori greci siano più rivoluzionari di quelli italiani ma perché hanno toccato con mano cosa vuol dire massacro sociale e hanno chiaro chi sono quelli che lo portano avanti. E dato che il processo di catastrofe economica è identico a quello italiano ma è anche più avanzato, è stato possibile vedere di cosa è capace la socialdemocrazia, di cosa sono capaci i “riformisti”, di cosa è capace la sinistra vagamente intesa, quando si tratta di difendere il capitale nei momenti di crisi. La Grecia di oggi sarà l’Italia di domani e, anche se ogni paese ha le sue peculiarità, dall’esempio greco dobbiamo essere in grado di trarre degli insegnamenti. E la prima lezione è che o i lavoratori, gli sfruttati e le classi colpite dalla crisi riescono ad organizzarsi per ribellarsi alla guerra che viene loro imposta o se no non esiste nessun illuminato, nessun “eroe della sinistra”, nessun “portatore di cambiamento” che sarà affianco a noi in questa battaglia.

E’ da questo ragionamento che nasce la nostra convinzione nel cercare di costruire quella consapevolezza e quell’alternativa di cui abbiamo bisogno per far fronte al massacro a cui ci sottopongono. Questo è il nostro obiettivo e questa è la nostra prospettiva. La coscienza avanza, e non potrebbe essere altrimenti, per errori e approssimazioni successive, ognuno di noi tenta sempre la strada di minor resistenza verso un livello di vita di migliore, e spesso la strada più semplice è quella di fidarsi e affidarsi a quello che ti sembra meno peggio, al “volto nuovo”. Un processo psicologico che è del tutto normale, e non ci stupisce. Il problema è che inevitabilmente, appunto perché non ci può essere nessun “salvatore”, quella fiducia svanisce e le speranze che certi personaggi avevano suscitato vengono frustrate. Questa è la storia degli ultimi anni. E’ la storia dei vari eroi della sinistra, di quelli che ci dicevano “non vi preoccupate, seguitemi e risolverò i vostri problemi” e intanto cercavano, forse in buona fede forse no, non è importante, di concertare, di mediare, di dimostrare che gli interessi delle classi dominanti e di quelle oppresse fossero conciliabili, non riuscendoci mai, non potendoci riuscire, perché la crisi del capitalismo non consente più di avere quelle briciole da poter redistribuire agli oppressi, e finendo quindi per essere i primi attori dell’attacco che ci viene portato.

Il nostro compito, nostro in quanto militanti politici, attivisti di movimento, delegati sindacali, dovrebbe essere in primis quello di capire che la presa di coscienza è un processo lento che passa necessariamente attraverso l’esperienza e avviene grazie ad essa e non perché noi affermiamo la sua necessità . Allo stesso momento però non dobbiamo seminare illusioni in quei personaggi che descrivevamo prima. Dobbiamo essere in grado di “accompagnare” per così dire, questo accumulo di esperienze, e soprattutto, costruire nel frattempo un’alternativa.

E’ per questo che a Genova non abbiamo partecipato alle primarie. Perché pensiamo che da lì non può venire altro che il ripetersi di cose già viste. Perché non possiamo star assieme a chi sostiene un governo che ha nel suo programma i provvedimenti che oggi vengono approvati in Grecia. Non possiamo farlo perché abbiamo l’ardire di affermare di essere e voler essere l’alternativa a questo stato di cose, altrimenti non abbiamo senso di esistere. Va da sé che siamo soddisfatti nel vedere che chi sostiene quelle misure e questo governo oggi implode nella nostra città, abbiamo lavorato per questo e continueremo a farlo. Ma allo stesso tempo sosteniamo che l’alternativa non può essere chi cerca di ammantarsi di un profilo anti-sistema e che non volendo rompere le compatibilità del sistema stesso finirà per portare avanti politiche di tagli e di sacrifici.

Continuiamo quindi a creare conflitto e a stare nel conflitto, lavorando e stando vicino a chi oggi vede in Doria un’alternativa e che domani, se avremo operato bene, la vedrà in se stesso e nella sua classe.

*Segretario Circolo Geymonat, PRC Genova

(Articolo apparso sul sito del circolo Prc Geymonat)