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I risultati elettorali in Molise, con la riconferma di misura del governatore di centrodestra Iorio, dimostrano per l'ennesima volta che le politiche moderate del centrosinistra non servono per sconfiggere la destra.
Se, da un lato, è vero che il governatore uscente del PDL prevale con appena 1500 preferenze su Di Laura Frattura (il candidato del centrosinistra, un ex di Forza Italia), va d’altro canto riconosciuto il successo delle liste collegate a Iorio che ottengono quasi 30mila voti in più di quelle di centrosinistra, staccando quindi la coalizione di Di Laura Frattura di oltre 16 punti percentuali.
Il voto disgiunto (molti hanno votato una lista di centrodestra e poi il candidato di centrosinistra) ha permesso fino all'ultimo un testa a testa tra i due candidati, a dimostrazione del fatto che i vertici del centrosinistra avevano individuato una figura appetibile all'elettorato imprenditoriale e conservatore.
Complessivamente, il centrosinistra, rispetto alle elezioni del 2006, arretra di circa il 7%, con un crollo del PD che passa dal  23%, ottenuto allora dai DS con la Margherita, all'attuale 9%. La deduzione è abbastanza intuitivia: Di Laura Frattura senza i voti della destra non aveva alcuna speranza di prevalere, con quei voti ha soltanto sfiorato la vittoria.
In questi giorni si è cercato di far ricadere la responsabilità della sconfitta sul movimento di Beppe Grillo (che, a testiomonianza ulteriore dell’estrema contraddittorietà di questo movimento, aveva in lista persino qualche personaggio ex Fiamma Tricolore). In realtà, cosa che nessuno furbescamente dice, il movimento Cinque Stelle raccoglie consensi a Campobasso e Termoli, realtà dove Di Laura Frattura ha ampiamente superato il governatore uscente.    
I compagni di FalceMartello in Molise hanno coerentemente e da subito avvertito della deriva in atto che, difatti, ha condotto il nostro partito a sostenere, con un accordo tecnico, un personaggio discutibile, proveniente dalle fila del Pdl. Senza dimenticare la presenza di alcuni candidati di Futuro e Libertà nelle liste della coalizione.
Va anche detto che la composizione della lista della Fds, a cui come partito ci siamo accodati all'ultimo momento dopo le divisioni delle ultime elezioni provinciali, è stata monopolizzata dal Pdci che ha imposto i soliti candidati indipendenti e genericamente di sinistra, scollegati dai movimenti e dalla base del Prc, eccezion fatta per la presenza quasi testimoniale del segretario regionale del partito, che si è fermato a 183 preferenze rispetto alle oltre 500 del semisconosciuto Ciocca, che è risultato eletto.
Il risultato è che ci ritroviamo con un rappresentante della Fds eletto al consiglio regionale che sarà difficilmente controllabile dagli iscritti e militanti del Prc e che non si sa nemmeno se verserà i gettoni di presenza da consigliere, visto che prima delle elezioni non ha sottoscritto nessun accordo in materia, proprio per tenersi le mani libere.
Evidentemente, la storia, da questo punto di vista, insegna poco. Già in passato abbiamo subito il tradimento degli eletti indipendenti nelle liste di Rifondazione che, oltre al mancato versamento delle quote all'organizzazione del partito, non hanno disdegnato di migrare opportunisticamente in altri gruppi consiliari. Pensiamo a cosa può succedere ora con un indipendente eletto nelle liste della Federazione della Sinistra.
Questo è il risultato del cosiddetto “Fronte Democratico” che, in nome della necessità di battere le destre, accetta personaggi di ogni tipo pur di raggiungere la tanto agognata sopravvivenza economica del partito.
Di conseguenza la Fds, nonostante i buoni propositi, rimane a tutti gli effetti un cartello elettorale vuoto nei contenuti e nella proposta programmatica. Lo stesso voto ai candidati invece di essere parte di una progetto politico complessivo è risultato essere espressione dei diversi territori dove ognuno si è organizzato in base ai propri metodi e conoscenze. Alla fine è stata una gara a chi prendeva più voti per assicurarsi il quasi sicuro posto di consigliere regionale.
Grandi entusiasmi ha suscitato il risultato della FDS ma, se analizziamo il consenso raccolto, ci rendiamo conto che il 2,76% attuale corrisponde più o meno alla somma dei due partiti (Rc+Pdci) che si sono presentati separatamente alle scorse provinciali arrivando al 3.30%, tanto per sfatare il mito del partito che cresce se si presenta alleato con il centrosinistra.
Altro dato importante è che in tanti hanno sì votato la lista della Fds ma hanno preferito consegnare il proprio voto nel maggioritario al candidato presidente dei grillini (movimento che beneficia solo del voto disgiunto ma non di lista). Questo è un ulteriore elemento di disagio rispetto al fatto di aver dovuto subire la candidatura dell'ex di Forza Italia. Da non sottovalutare, inoltre,  l'elevata percentuale di astensioni, che si aggira intorno al 40%, degli aventi diritto, a dimostrazione che il disinteresse per questa politica, unito all'impossibilità di distinguere i due candidati principali dal punto di vista di  ciò che concretamente rappresentavano, hanno permesso di creare spontaneamente questo inconscio partito dell'astensione.
Ripetiamo nuovamente che dal punto di vista dei rapporti di classe, Iorio e Di Laura Frattura sono espressione degli stessi poteri forti. Siamo convinti, pertanto, che il prossimo congresso del partito dovrà affrontare una discussione attenta su quanto avvenuto che, in definitiva, ci riporta indietro verso le illusioni bertinottiane di condizionamento dei movimenti sul centrosinistra, anche il più impresentabile, con un ritorno alla politica delle alleanze fatta solo di compromessi al ribasso. Se vogliamo ricostruire un partito comunista degno di tale nome non è certo questo il percorso da intraprendere.

 

*circolo PRC Peppino Impastato di Campobasso

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