Milano - Primarie fra gentiluomini o conflitto sociale? - Falcemartello

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Quattro anni di giunta Moratti e 17 anni di governo delle destre lasciano un conto salato. La lista va dallo scandalo dello “spoil-system” con cui la giunta ha assegnato 54 consulenze esterne senza competenze, allo smantellamento del quartiere Stecca, dallo sgombero del Conchetta al coprifuoco al Corvetto e in viale Padova, dalle restrizioni in via Paolo Sarpi alla chiusura dei civici licei serali, dallo smantellamento settimanale dei campi rom della città fino alla spartizione degli appalti per l’Expo 2015.

Il diritto alla casa è stato cancellato a suon di sgomberi: il ministro Maroni si è perfino rimangiato la parola data rispetto all’assegnazione di una manciata di alloggi popolari per le famiglie rom del campo di via Triboniano, uno dei più grandi d’Europa, al centro delle attenzioni della questura per uno sgombero da ultimarsi entro la fine del mese di ottobre.

A guadagnarci sempre e solo loro: il gruppo Ligresti, il gruppo Cabassi, il Consorzio Fiera, Pirelli Re Franchising, le scuole cattoliche private di Milano a cui destinare il “mercato” dell’istruzione serale, come già buona parte di quello dei nidi.

Anche a Milano tuttavia la crisi della destra a livello nazionale fa sentire i suoi effetti, la scarsa popolarità della Moratti fa ipotizzare qualche piccola possibilità di vittoria dell’opposizione dopo il ventennale dominio di leghisti, berluscones e ciellini.

Scatta quindi un tic impossibile da controllare, quello del “tutti uniti contro la destra”, che tende a ridurre a zero ogni possibilità di discussione sul merito, cioè sul come e con chi battere la destra.

Il meccanismo delle primarie risponde a questa logica infernale.

Certo, di fronte all’“archistar” dell’Expo Boeri, anche una candidatura come quella di Pisapia, che non è certo definibile come un’espressione del conflitto di classe milanese, sembra spiccare nella desolazione di un dibattito che si limita a un’amministrazione più sostenibile della città. Eppure, per quanto facile possa essere spiccare sugli architetti dei palazzinari, balza all’occhio come il programma di Pisapia non si differenzi sostanzialmente da quello degli altri due principali candidati. Tutto è incanalato nella logica delle primarie: è praticamente vietato parlare dei temi scottanti. Non un piano di edilizia pubblica abitativa e studentesca sotto il controllo pubblico, ma (contro)riforma dell’Aler; non il blocco degli appalti per l’Expo e la loro riconversione a favore del pubblico, ma investimenti privati per il verde in città; non lotta alla selezione di classe nelle scuole, alla disoccupazione giovanile, ai Cie locali, ma una generica “Milano più inclusiva”.

E non potrebbe essere altrimenti: una volta accettata la logica delle primarie, ossia la competizione personale all’interno di un circuito già stabilito, i programmi e le scelte sono subordinate al patteggiamento nella coalizione, dove chi ha più forza impone la propria linea.

Il Pd rimane legato a doppio filo agli interessi dei padroni della città: se anche dovesse vincere le primarie, Pisapia sarebbe un uomo in gabbia. Cosa faremo di fronte alla devastazione del territorio programmata nei prossimi anni? Ci schiereremo contro i vari Ligresti e Cabassi o soccomberemo alla minaccia di “far tornare la destra”? La realtà è che anche in caso di vittoria della coalizione emergerebbe presto la trappola perchè è il Pd ad imporre i voti e la logica delle primarie. La ricaduta sul Prc e sulla Fds sarebbe estremamente pesante: al vantaggio di godere di qualche privilegio elettorale in più, il partito entrerebbe in una condizione di debolezza all’interno di una vera e propria gabbia. Se vincesse Boeri la situazione sarebbe ancora più letale.

Il Prc e la Fds devono lavorare ad un’altra prospettiva elettorale: il nostro asse dovrebbe essere quello di uscire dalle compatibilità e dalla logica dell’amministrazione per tuffarci senza indugio nella formazione di un polo della sinistra di classe che aggreghi la voglia di riscossa che tanti militanti della sinistra milanese hanno e che non vogliono buttare nel pozzo dell’ennesimo compromesso al ribasso.

15 ottobre 2010