Napoli - Nostalgia canaglia… Il Prc tra vecchie abitudini e nuove difficoltà - Falcemartello

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Questo il contesto in cui cade il congresso straordinario della federazione di Napoli. Se appare chiara la necessità di questa discussione, lasciano esterrefatti i tempi e i contenuti che denotano quale fosse l’obiettivo del gruppo dirigente napoletano.

Il congresso si sta tenendo in meno di venti giorni, con due soli fine settimana a disposizione, il clima nei circoli è di sostanziale anarchia, tanto quello che conta è incoronare un nuovo segretario (non facciamo nomi, ma non bisogna essere Nostradamus per sapere chi è) e affidare al nuovo gruppo dirigente la gestione della trattativa con il Pd partenopeo per le comunali di maggio. Questo è quello che emerge con chiarezza dal primo documento, sostenuto dalla santa alleanza degli ex vendoliani, dai ferreriani e da Essere comunisti, che propone, ovviamente nel nome della discontinuità, un accordo ampio con il centrosinistra, di cui si premura di indicare i tratti salienti, il resto conta davvero poco e tanto basta per rilanciare l’azione del partito. Perché perdere tempo in noiose discussioni nei circoli sulla fase politica, il conflitto in fabbriche, scuole e quartieri, quando il partito ha compiti ben più importanti, come raccimolare qualche voto per eleggere il consigliere comunale da cui dipende il suo futuro? Inoltre la tradizione vuole che a Napoli più che di congressi si parli di concorsi, gare tra dirigenti locali a chi porta più voti a sostegno della linea, e chi siamo noi per andare contro la tradizione che tanto ha pagato? D’altra parte chi nasce tondo non muore quadrato ed era difficile aspettarsi qualcosa di diverso dallo stesso gruppo dirigente che ha governato il partito nei passati vent’anni.

Da parte nostra, dopo aver criticato queste modalità di confronto abbiamo lanciato un appello a costruire un documento alternativo alla proposta di maggioranza, che provasse a praticare realmente la discontinuità con il passato indicando nelle lotte degli ultimi mesi, a partire da Pomigliano e dalle lotte ambientali, il luogo a cui orientare l’azione del partito. Un documento che provasse a rilanciare l’organizzazione all’esterno dei suoi circoli facendola partecipe della ripresa di conflitto che vediamo nella nostra terra. Corollario di ciò è la contrarietà ad un accordo con il Pd, che non solo può vantare nella nostra provincia un pedigree di tutto rispetto per quel che riguarda le politiche antipopolari, ma che a Pomigliano va a braccetto con Marchionne e a Terzigno con Bertolaso.

La nostra proposta non è riuscita ad impedire che alla fine i documenti fossero tre, con la presenza del documento dei compagni di Sinistra comunista e dell’Ernesto. Questo è caratterizzata da una lettura più moderata della questione degli accordi con il partito di Bersani e Bassolino, da valutare di volta in volta (anche se al comune di Napoli si dicono contrari), ma soprattutto da una difesa dell’esistente per quel che riguarda il partito. Se l’esistente non fosse così poco, soprattutto in termini di capacità di essere sul serio nelle lotte, potremmo anche essere d’accordo, ma nello stato in cui versa il partito la difesa astratta della sua storia diventa una battaglia nostalgica e di retroguardia, incapace di dare risposte ai militanti sulla sua crisi e ai settori che si stanno mobilitando su come vogliamo tornare ad essere loro interlocutori.

In una fase come questa ogni tentativo di galleggiamento, sia  proponendo manovre tattiche ed elettoralistiche,  sia basandosi sulla difesa di una bandiera, non possono in alcun modo rilanciare l’azione di Rifondazione. Anche perché l’acqua è sempre di meno.