Lombardia: Non è una velina, è solo una donna che lavora! - Falcemartello

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Intervista a Sonia Previato
Candidata della Federazione della Sinistra al Consiglio regionale

 

Sonia Previato, direttrice responsabile di FalceMartello e componente del Comitato politico nazionale del Prc, è candidata nella circoscrizione di Milano. È da sempre in prima linea nella battaglia contro la privatizzazione della scuola pubblica e dei servizi sanitari, nel movimento a difesa della legge 194 e più in generale nella difesa dei diritti delle donne.

Le abbiamo rivolto alcune domande, mentre la campagna elettorale è in pieno svolgimento.

D: Come si colloca la tua candidatura nel contesto della presentazione autonoma da centrodestra e centrosinistra  della Federazione della Sinistra in Lombardia?

La scelta di correre da soli è stata tardiva, ma comunque molto positiva, ha sprigionato energie e militanza: finalmente possiamo fare una campagna elettorale sulle nostre posizioni e non dover mediare al ribasso.

La lista della Federazione raccoglie i nomi di compagne e compagni che hanno animato alcune delle lotte più significative del territorio, penso ad Angelo Pagaria, delegato dell’Eutelia oppure a Danilo Ferrati operaio e delegato della Mangiarotti Nuclear. Il nostro capolista è ovviamente il nostro consigliere uscente Luciano Muhlbauer che ha rappresentato l’unica opposizione in consiglio regionale.

La lista è una squadra che ha il dovere di lavorare per raccogliere il consenso nel movimento operaio e non solo, in quell’elettorato che a causa dei nostri errori ci ha abbandonato. Per quanto mi riguarda, da anni, insieme ai compagni della mia area, ho sostenuto nel partito la necessità di rompere con Penati e lavorare affinchè il nostro partito precisi con coerenza e a tutti i livelli la sua alternatività al Pd, per un partito combattivo e sempre dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici.

Dobbiamo essere, nelle istituzioni, il megafono dei tanti conflitti presenti sul territorio e non avere paura di entrare in conflitto con i potentati anche quando sono targati Pd, solo così possiamo conquistare la fiducia di chi lotta e ambire ad essere un punto di riferimento. In queste settimane metto a disposizione le opinioni politiche che ho sempre sostenuto per aiutare il corpo del partito ad uscire dall’angolo. Penso di poter essere utile per dare fiducia ai nostri militanti e anche a raccogliere qualche consenso fra chi pensava che ormai il Prc era un partito inesistente o capace di sopravvivere solo in alleanza al centrosinistra e in connivenza con quella politica moderata.

 

D: Ci è parso molto interessante lo slogan della tua campagna elettorale “Non è una velina o un’imprenditrice di successo ma una donna che lavora”. Crediamo che c’entri il legame esistente tra questione femminile e questione di classe, o no?

Assolutamente sì. Formigoni in quindici anni ha sfasciato lo stato sociale con la scusa “dell’attenzione alla persona”. Consultori e poliambulatori chiusi o fortemente ridimensionati, per non parlare dell’edilizia popolare: s’è costruito la sede nuova, un grattacielo di 160 metri, con i 500milioni che ha tagliato all’edilizia popolare. I servizi per il diritto allo studio non esistono: l’80% di quei fondi finisce in buoni scuola alle famiglie ricche che iscrivono i figli alle private.

Le donne e in particolare le donne lavoratrici e dei ceti meno abbienti pagano in prima persona questa politica sciagurata. Il mio slogan vuole “simpaticamente” denunciare l’ipocrisia che va per la maggiore: la destra ci sbatte in faccia questi modelli femminili da televisione, questi corpi da veline meravigliose che poi diventano ministre o sottosegretarie, ma in realtà la destra è contro le donne, è contro le donne vere, quelle che lavorano da mattina a sera e poi quando tornano a casa si fanno il secondo turno perchè tutta la famiglia è sulle loro spalle. Formigoni promuove i grandi progetti edilizi, le scuole private e ai lavoratori e alle lavoratrici riserva l’elemosina dei voucher, dei “sostegni al reddito”, mentre i servizi garantiti per tutti vanno a farsi benedire.

 

D: Come sta andando la campagna elettorale?

Molto bene, peccato che c’è poco tempo. Se Rifondazione si fosse decisa prima a rompere con Penati avremmo avuto più tempo per stringere relazioni e spiegare le nostre ragioni. I temi centrali che affrontiamo sono i servizi, la scuola e il lavoro. Sono stata alla mensa universitaria di via Golgi che vogliono chiudere (1.500 pasti al giorno che finirebbero nei fast food della zona) e all’Università Statale davanti alle scuole materne ed elementari, alle stazioni ferroviarie dove i treni dei pendolari cadono a pezzi, ai mercati rionali, la prossima settimana andremo a parlare con i lavoratori di Novaceta e le lavoratrici di Eutelia.

In tutte queste realtà emerge la solitudine di chi deve fare i conti con il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e con il bisogno urgente di un punto di riferimento a sinistra che dimostri la capacità di lottare per difendere i nostri diritti.

 

D: Al di là del risultato elettorale che otterremo, sperando sia il migliore possibile, quali sono i compiti che attendono il Prc dopo il 29 marzo in Lombardia?

Ricostruire una presenza nei tanti conflitti del territorio. La campagna arancia metalmeccanica ha avuto un discreto successo, perchè insieme alla campagna elettorale ci ha aiutato a raccogliere i nostri militanti e a schierarli sul campo.

 

Una volta rintracciate le vertenze e marcato la nostra presenza, dobbiamo anche diventare lo strumento che aiuta a lottare e magari anche a vincere. Questo è il passaggio più difficile, ma necessario se vogliamo raccogliere fiducia e abbandonare le secche del partito di opinione.