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IL NOSTRO DOCUMENTO AL CONGRESSO REGIONALE DEL 7 E 8 LUGLIO 2012

Fra il 7 e l’8 luglio si è svolto a Trieste il congresso regionale del Partito della Rifondazione Comunista: una trentina di delegate e delegati hanno dibattuto sulle grandi questioni dell’attualità politica, concentrandosi in modo particolare sull’imminenza delle prossime elezioni regionali (primavera 2013). L’intero confronto è stato caratterizzato dall’evidenza del disinteresse dei vertici locali del PD nei confronti della proposta dei dirigenti del PRC di aprire un’interlocuzione in vista dell’eventuale elaborazione di un programma condiviso.

 

I sostenitori delle due aree d’opposizione presenti nel partito hanno presentato congiuntamente il seguente documento politico, alternativo a quello proposto dalla maggioranza, con lo scopo di produrre un’immediata interruzione di ogni interlocuzione con il PD: al centro del testo è stata posizionata l’esigenza dell’immediato avvio di un percorso per la costruzione di un’aggregazione di tutte le forze, politiche e sociali, che si collocano su un terreno di contrapposizione al centro-destra e di alternativa al PD.

Nonostante il documento non sia stato approvato, lo facciamo circolare al fine di diffondere fra le compagne e i compagni il senso delle nostre riflessioni e la sostanza delle nostre proposte: non esiste solo un PRC che attende preoccupato le scelte della Serracchiani, di Moretton e di Bolzonello, ma esiste anche un PRC concentrato esclusivamente sui compiti della costruzione di un’alternativa di classe alle forze che stanno sostenendo Monti e le sue politiche di massacro sociale.

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Il quadro politico nazionale dal precedente appuntamento congressuale è radicalmente mutato e a partire da questo profondo cambiamento il partito deve imprimere una energica svolta al proprio orientamento. A pochi mesi dalle prossime elezioni regionali, è bene ribadire che l’obiettivo prioritario di costruire un riferimento politico a sinistra non può essere perseguito semplicemente occupandosi delle combinazioni elettorali.  Al centro della nostra strategia non dovranno essere più collocati i rapporti con il ceto politico legato alle vecchie esperienze di centro-sinistra, ma una battaglia sistematica per costruire un’alternativa credibile a sinistra nei  luoghi di lavoro, fra i giovani e fra tutti i settori popolari colpiti dalla crisi, a partire dalla messa in discussione delle compatibilità del sistema messo in difficoltà dalla crisi dell’economia.

Anche nel nostro contesto regionale il quadro delle lotte sociali è tutt’altro che immobile, pur nelle difficoltà inevitabili di una fase di resistenza come quella che stiamo attraversando:  le proteste del movimento internazionale Occupy hanno raggiunto, per esempio, il capoluogo regionale, scagliandosi contro le lobby di potere sia di centro-destra che di centro-sinistra; le lotte contro la riforma del lavoro sono sfociate nella presenza in strada dei lavoratori di vari stabilimenti industriali (Zanussi, Ansaldo, Detroit, System Sensor e Wartsila, per citare gli esempi più rilevanti); l’indignazione contro il dominio del capitale finanziario ha generato le esperienze dei comitati No Debito, che a Trieste e a Monfalcone hanno moltiplicato le iniziative di protesta contro le politiche neoliberiste ispirate dalle banche; i cedimenti delle dirigenze sindacali alla politica di unità nazionale hanno suscitato la ripresa di una nuova sinistra sindacale che ha sostenuto le lotte della FIOM e che ha saputo dimostrare in alcuni casi una grande vivacità.

In coerenza con le ragioni di queste battaglie e le aspirazioni che esprimono, la collocazione di Rifondazione Comunista deve essere, a tutti i livelli, in totale opposizione a quelle forze che in questi mesi hanno sostenuto e continuano a sostenere l’esecutivo nazionale dei tecnici e le politiche di austerità che ha promosso. Non possono esserci più spazi di collaborazione, nella prospettiva del governo di un territorio come quello ragionale, con quelle formazioni politiche che hanno deciso, come il Partito Democratico, di essere promotrici della ristrutturazione capitalistica in quest’epoca di crisi.

Si tratta di una crisi che sul nostro territorio sta avendo costi pesantissimi; non si contano le aziende che mettono in cassaintegrazione e in mobilità i dipendenti, ma contestualmente si sono moltiplicate anche le proteste di quanti non si rassegnano a subire passivamente le politiche industriali: basti pensare alle proteste degli operai di Sertubi e della Ferriera a Trieste, o a quelle degli operai di Ideal Standard a Pordenone.

Tradurre in una posizione politica la nostra  opposizione alla gestione antipopolare della crisi significa scavare un fossato – nell’opinione dei soggetti sociali con i quali dialoghiamo – fra noi e le forze responsabili del massacro sociale portato avanti da Monti, con il sostegno di personaggi come Marchionne: un fossato profondo almeno quanto quello che ha separato in Grecia Syriza dal Pasok, e che ha consentito ai giovani e ai lavoratori greci di optare per una scelta di forte radicalità.

Così come a livello nazionale centro-destra e centro-sinistra, attraverso il sostegno al medesimo governo,  assumono posizioni liberiste e antipopolari identiche sulle questioni decisive, anche nella nostra regione accade lo stesso. Nella proposta delle politiche di gestione del servizio sanitario, per esempio, entrambe le coalizioni sostengono la logica della gestione privatistica e delle esternalizzazioni, che ha drasticamente peggiorato la qualità dei servizi erogati (oltre ad aver peggiorato le condizioni in cui lavorano gli operatori, in modo particolare quelli legati alle cooperative).

Nella gestione delle multi-utility dei servizi la logica aziendalista che ispira le scelte dei due schieramenti è la medesima: per questo Rifondazione Comunista deve porsi come obiettivo la battaglia per la ripubblicizzazione completa di tutte le multi-utility, anche in ragione dei gravi intrecci fra il potere politico e gli affaristi che in seno ad esse hanno costruito le proprie fortune.

In relazione al governo del territorio, l’elettrodotto Redipuglia – Udine Ovest voluto da Terna rappresenta l’ennesimo business infrastrutturale delle imprese energetiche: esse, pretendendo di costruire al massimo ribasso, mettono in secondo piano l’enorme impatto ambientale di tale opera, tralasciando ogni possibile alternativa alle linee aeree come l’interramento, per esempio. Anche su questo gigantesco affare i due schieramenti non sembrano distinguibili.

In questo dibattito, inoltre, si è innestato il ricatto della Danieli di Buttrio che, seguendo il “metodo Marchionne” del prendere o lasciare, ha vincolato il futuro sviluppo delle acciaierie ABS alla costruzione dello stesso elettrodotto, in cambio di un po’ di lavoro precario che in questa fase di crisi economica viene utilizzato come elemento di pressione e di ricatto per la comunità. La connivenza delle principali forze politiche di centrodestra e centrosinistra con i poteri forti, assieme alla miopia di tanta parte del sindacato, mettono a rischio il territorio e la qualità della vita dei lavoratori e delle famiglie interessate, senza offrire in cambio alle popolazioni altro che vaghe promesse di lavoro.

Anche in relazione  alla questione dell’acqua pubblica, il giudizio sulle scelte dei due schieramenti non può che essere drastico: nonostante il chiaro risultato referendario dello scorso anno, i primi affossatori di una gestione pubblica e virtuosa dell’acqua sono stati gli esponenti del Partito democratico. Allo stesso modo, su un problema basilare di civiltà come quello che esiste in regione a causa dell’esistenza del centro d’internamento per migranti di Gradisca, non ci sono state in questi anni differenziazioni significative, e le battaglie di quanti si sono organizzati contro la persecuzione degli immigrati (per esempio il Comitato primo marzo a Trieste) hanno dovuto scagliarsi non solo contro l’ostilità del centro-destra, ma anche contro l’indifferenza del centro-sinistra.

Infine è la questione TAV ad assumere un rilievo centrale per la definizione delle nostre scelte politiche: essa interessa parti significative della regione (Bassa friulana, Monfalconese, Carso) e vede la segretaria regionale del PD tra i principali alfieri dell’avvio dei progetti a livello internazionale, in ragione della sua collocazione nel Parlamento europeo; l’eventuale costruzione di questa “opera” tanto grande quanto inutile e costosa per il territorio, è voluta fortissimamente dalla giunta Tondo quanto dai suoi presunti oppositori come Serrachiani e gli altri.

Il PRC non può limitarsi a gestire diplomaticamente le relazioni con i vari comitati NoTav sorti, ma deve esserne parte sempre più attiva,  per contribuire all’ulteriore sviluppo del movimento, mettendo a disposizione il suo patrimonio d’idee e di energie, tra cui l’esperienza acquisita in Val di Susa. Allo stesso modo, il partito deve orientare le proprie energie verso tutte le proteste che si stanno diffondendo per la difesa dell’ambiente: la mobilitazione recente in Val Rosandra, in provincia di Trieste, dimostra la sensibilità di parti significative della popolazione per la tutela del territorio dagli interventi sconsiderati decisi dalla politica; in materia ambientale, pertanto, non deve più succedere che le decisioni di un assessore regionale di destra si confondano senza distinzioni con quelle di una giunta comunale di centro-sinistra, senza che il nostro partito sappia distinguersi a sinistra e apparire credibile agli occhi di quanti legittimamente protestano.

La proposta che il partito deve rivolgere a tutte le forze che si oppongono alle politiche di austerità, di aggressione al territorio e di violazione dei diritti civili è quella di costruire uno schieramento delle forze politiche e sociali  disponibili a convergere nell’opposizione alle politiche in cui si riconoscono gli schieramenti della finta alternanza: un polo che, oltrepassando i limiti della Federazione della Sinistra, raggruppi le forze più combattive della sinistra e dei movimenti, e di cui Rifondazione Comunista sappia essere soggetto promotore, a prescindere dai tentennamenti continui di quelle forze che si collocano, seppur criticamente come SEL e l’IDV, nell’orbita del PD stesso.

Fin da subito il partito deve agire per costruire un percorso del genere in vista delle prossime elezioni regionali, nelle quali si dovrà riaffermare una posizione alternativa – non semplicemente autonoma – sia alle forze che sostengono l’attuale giunta che a quelle raggruppate attorno al Partito Democratico. Rifondazione Comunista deve abbandonare l’atteggiamento attendista nei confronti del PD che ha caratterizzato le prese di posizione di questi mesi: va abbandonata ogni residua illusione sulla possibilità di aprire un tavolo di trattativa per la costruzione di una coalizione di centro-sinistra. Si devono creare le condizioni affinchè il partito torni ad essere il cuore dell’opposizione politica e sociale a tutte le politiche della classe dominante, sia a quelle più reazionarie che a quelle più moderate.

Una volta messa in soffitta definitivamente l’ipotesi di un’alleanza con il Partito Democratico, le alleanze  con le quali il Partito si presenterà alle prossime elezioni dovranno essere concordate con l’insieme dei movimenti sociali che si sono battuti in questi anni contro le conseguenze della crisi, e anche le candidature che il Partito proporrà dovranno essere genuina espressione dei nostri settori sociali di riferimento: dovremo scommettere su giovani, operai, disoccupati, precari, immigrati e attivisti dei movimenti sociali, al fine di comunicare, anche con candidature coraggiose e facce nuove, la nostra intenzione di rompere con le logiche politicanti prevalse anche nella nostra regione in questi anni. Per dare un segnale ulteriore in questa direzione, non ci dovranno essere più deroghe alle regole che presiedono alla scelta dei nostri candidati: niente più mandati rinnovati senza limiti, niente più sovrapposizioni fra incarichi di partito e ruoli istituzionali!

Solo così potremo rivolgerci con chiarezza a tutti coloro che pagano pesantemente le conseguenze della crisi e che sono disgustati dal funzionamento di questo sistema politico: è con loro che si possono creare in regione le condizioni per il rilancio dell’iniziativa della sinistra di alternativa che non si è realizzato con la Federazione della Sinistra, ma di cui il PRC può e deve puntare a essere parte decisiva. Così come Syriza, grazie al coraggio con il quale ha polemizzato con le principali forze politiche della Grecia, ha potuto passare dal 4 al 26%, così Rifondazione e la Federazione della Sinistra possono rilanciarsi, se solo sapranno rompere definitivamente con le illusioni in un nuovo centro-sinistra e se sapranno intrecciare stabilmente le proprie battaglie con quelle dei movimenti sociali.

L’assemblea congressuale regionale impegna quindi tutte le strutture del partito ad aprire un percorso di confronto nella società con quei movimenti e quei soggetti che si pongono in contrapposizione alla coalizione raggruppata attorno al PDL e in alternativa a quella raggruppata attorno al PD: dai settori più combattivi della sinistra sindacale e del sindacalismo extraconfederale, alla rete dei comitati ambientalisti, dai gruppi che animano il movimento studentesco, quello altermondialista e quello femminista, alle associazioni di cittadinanza attiva che contrastano la prepotenza dei gruppi di potere e degli interessi “forti”. C’è bisogno di un’altra aggregazione, alternativa a quelle della politica dominante, anche in regione: l’aggregazione che può unire le forze sinceramente e generosamente impegnate nella lotta per la trasformazione della società.

Trieste, 8 luglio 2012

Maurizio Coslovich, Gabriele Donato, Alessandro Fabi, Matteo Molinaro

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