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Venerdì 29 marzo il Consiglio di Stato ha respinto definitivamente il ricorso contro l’esclusione dalle elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia della lista “Sinistra” (che raggruppava Rifondazione Comunista e i Comunisti Italiani) e del suo candidato presidente Marino Andolina, decisa dalla Commissione elettorale e confermata successivamente dal Tar  a cui il nostro partito aveva ricorso in prima istanza.

 

L’esclusione è legata alla mancanza della firma del segretario regionale nel documento di deposito della lista della circoscrizione di Trieste. L’esclusione a Trieste e il mancato raggiungimento delle firme necessarie a Pordenone e Tolmezzo hanno comportato il venir meno della presenza della lista in almeno tre circoscrizioni elettorali su cinque, escludendoci così dalle elezioni regionali. Questo “errore materiale” è arrivato dopo un’intensa raccolta di firme nelle tre province, durata poco più di una settimana.  Sono state raccolte più di 4 mila sottoscrizioni per la lista: non dare la possibilità di votare la “Sinistra” alle elezioni del 21 e 22 aprile, a causa di una questione formale e non sostanziale, è certamente una scelta che contestiamo e contro la quale avremmo dovuto portare la nostra gente in piazza. L’essersi però ritrovati a dover fare tutto in un tempo così ristretto, senza alcun margine, è una precisa responsabilità politica di questo gruppo dirigente regionale che fino all’ultimo minuto utile ha inseguito un accordo con la candidata del Partito Democratico, Debora Serracchiani.

Già dallo scorso congresso regionale, avvenuto nel luglio 2012, avevamo presentato un documento alternativo: spiegavamo che se il Prc voleva provare a raccogliere la rabbia e la domanda di cambiamento presente nella società, doveva, di conseguenza, collocarsi da subito “a tutti i livelli, in totale opposizione a quelle forze che (…) hanno deciso, come il Partito Democratico, di essere promotrici della ristrutturazione capitalista in quest’epoca di crisi”. Anche a livello regionale, infatti, le posizioni di PdL e Pd convergono su molte questioni decisive: dal sostegno ad una gestione privatistica del servizio sanitario, alla gestione aziendalistica delle multi-utility, alla questione Tav che interessa zone significative della regione (Bassa Friulana, Monfalconese, Carso) fortemente voluta dalla giunta Tondo e che trova nella Serracchiani un esplicito sostegno, anche in virtù della collocazione della deputata nel Parlamento europeo.

Purtroppo in questi otto mesi, invece di investire nella costruzione di un’opposizione sociale e politica, il partito a livello regionale si è caratterizzato per un duplice attendismo: verso un Pd che non ci ha mai voluto in coalizione e verso l’ipotesi di costruire un fronte con Idv e Sel che, però, sono sistematicamente rimaste ancorate al Pd.

La nascita di Rivoluzione Civile aveva alimentato nel gruppo dirigente, se il risultato fosse stato positivo, la speranza di riaprire un tavolo di trattativa con la coalizione di centro-sinistra. Particolarmente eloquenti sono state le dichiarazioni del Segretario nazionale Ferrero che, il 30 gennaio, dichiarava ad un giornale locare: “fino ad oggi Rivoluzione Civile e il Centro-Sinistra del Fvg non hanno avuto alcun confronto. Mi auguro che avvenga nelle prossime settimane”.

Dopo la disfatta elettorale di Rivoluzione Civile, nella riunione del Comitato Politico Regionale che ne è seguita, è emersa una volontà diffusa di non rinunciare più all’identità del partito e di lanciare una lista denominata “Sinistra” con i Comunisti Italiani, in contrapposizione a centro-destra e centro-sinistra. Minimo sussulto d’orgoglio presto svilito dalle conclusioni della discussione dove si sceglieva, per l’ennesima volta, di aspettare, posticipando la decisione (in attesa delle decisioni della direzione nazionale sulle sorti di Rivoluzione Civile? In attesa dell’ultimo appello all’Idv?) alla settimana successiva.

Dopo aver atteso per mesi e mesi le scelte di altri, si fanno i conti con la realtà. Viene deciso in fretta e furia di formare la lista con il Pdci, ma rimangono meno di dieci giorni per la raccolta delle firme. Non è bastata la generosità dei militanti che pure, in quegli ultimi pochi giorni, hanno raccolto le firme necessarie in tre circoscrizioni su cinque. L’esclusione della lista è purtroppo il triste epilogo delle scelte di un gruppo dirigente capace solamente di giocare di rimessa e di subire sistematicamente le scelte altrui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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