Toscana: non esiste un modello alternativo di Cie - Falcemartello

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La Toscana è una delle regioni dove Rifondazione (Prc) ha retto elettoralmente. Alle ultime regionali la Federazione della Sinistra (Fds), insieme ai Verdi, ha preso ben il 5,3%: 80mila voti che segnano un arretramento di “soli” 27mila voti rispetto alle elezioni europee.

Insomma la Toscana è un caso che insegna: insegna che come Fds “andiamo meglio dove andiamo in coalizione”. Questa almeno è la vulgata che si è scatenata nel partito dopo le ultime elezioni regionali, rimbalzata dal responsabile nazionale organizzazione Claudio Grassi fino all'ultimo dei Comitati Politici Federali.

In verità i numeri dicono ben altro, ma qua vogliamo lasciare decisamente da parte i flussi elettorali. Può stupire, ma la correttezza di una linea politica rivoluzionaria non si misura in voti più di quanto la ragione non si pesi a chili. Rifondazione ha raggiunto il proprio apice elettorale alle politiche del 1996 e del 2006, in entrambi i casi in coalizione con il centrosinistra. In entrambi i casi il partito si suicidò politicamente votando a favore di tutto ciò che contraddiceva le ragioni della propria esistenza: guerra, precarietà, Cpt-Cie ecc. Solo chi è sprovveduto o in malafede può vedere nel ritorno dentro la gabbia del centrosinistra una vittoria.

Peggio ancora: in questo caso la coalizione con il centrosinistra è stata giustificata con la necessità di far “sopravvivere il partito”. Ma un partito comunista è costituito in primo luogo da idee, principi e metodi. Che senso ha mantenere un gruppo istituzionale se la sua azione finisce per negare i principi su cui è fondato il partito stesso? A poche settimane dalla “vittoria” toscana, il Prc si scopre in una gabbia. Ma la cosa realmente drammatica è che le gabbie stanno per essere costruite realmente.

Il Cie dal volto umano

E' una promessa solenne della real politik nostrana: con il centrosinistra faremo solo intese su basi programmatiche. E' il cavallo di battaglia dell'area del Prc Essere Comunisti che in Toscana esprime sia il segretario regionale sia il coordinatore regionale dei Giovani Comunisti. Così mentre il Pd sviluppa ogni giorno nella società la propria politica reale a favore dei poteri forti, noi ci presentiamo ogni cinque anni alla sua porta a chiedere se può compiere un atto di ipocrisia sottoscrivendo un programma fintamente popolare.

A dir la verità, in tempi di crisi anche le parole costano care, tanto che il verbo dei paletti programmatici e delle rigorose scelte di programma – antico e nuovo testamento delle nostre alleanze – in Toscana si è fatto carne impersonificandosi in un'alleanza a tutti i costi, all'ultimo e per forza, con il Pd. Un'intesa sancita da un programma dove accettiamo Cie, rigassificatore di Rosignano, finanziamenti alle imprese e gli inceneritori (purché se ne faccia il meno possibile...). La legge sul lavoro regionale, sbandierata ai militanti come il nostro Piave, è evaporata come una pozza d'acqua. Un programma che non sancisce l'alternatività del Prc al Pd, ma del Prc allo sviluppo di qualsiasi movimento di massa nella nostra regione.

I nodi non hanno tardato a venire al pettine. E il più grande riguarda proprio la questione Cie (Centri di Identificazione ed Espulsione per immigrati, ex Cpt). Il Governo ha annunciato di voler costruire 4 nuovi Cie entro il 2010, in Veneto, Marche, Campania e Toscana. La costruzione dei Cie è una prerogativa dello Stato. Dal punto di vista istituzionale il Governo non ha nessun bisogno di chiedere il permesso alla Regione per costruirli. Quando Maroni dichiara di voler “concertare” con le Regioni tale decisione, chiede in realtà alle amministrazioni locali di far la propria parte per garantire il consenso attorno a tale operazione.

Per quanto riguarda la Toscana, Maroni sa poi di sfidare un clima di diffusa ostilità. Inevitabile quindi la pressione sul Pd perché si accolli il lavoro sporco. Un Cie non è soltanto un luogo da costruire, è un luogo da preservare da sguardi indiscreti. E' un lager la cui esistenza deve continuare lontano dagli occhi e dal cuore. Un meccanismo difficile da gestire se continuamente sottoposto alla pressione di mobilitazioni per la sua chiusura. Tra il 2009 ed il 2010 i casi di violenza sessuale, tentati suicidi, rivolte dentro i Cie si sono contati a decine. E stiamo parlando solo di ciò che trapela.

Un partito comunista dovrebbe chiamare la realtà con il proprio nome: invitare la Regione a dichiararsi in piena ribellione contro la costruzione di un lager e mantenere una posizione istituzionale di totale opposizione, tale da non precludersi il ruolo di promotore e propulsore della lotta sociale contro i Cie. Il Prc invece si è messo a pieno rimorchio della posizione del Pd.

Per rendere passivi i lavoratori, per tranquillizzarli sull'effettiva nocività di un Cie, il Pd ha infatti scoperto “i Cie dal volto umano”. Rossi, il presidente della Regione, si è dichiarato favorevole alla costruzione del Cie purché piccolo, accogliente e mirato all'integrazione. Un Cie non è un concetto emendabile: è uno degli strumenti della politica dei flussi migratori, della chiusura delle frontiere, dell'essere umano ridotto a forza lavoro, del securitarismo ecc. E' un ingranaggio del meccanismo capitalista.

Invece di dichiarare ipocrita la posizione del Pd, utile solo a mascherare la reale essenza di un Cie, il Prc ha votato in consiglio regionale una mozione che di fatto accetta l'idea che possa esistere un “modello alternativo” di Cie. Una mozione che condanna il “modello di CIE finora sperimentato” e impegna la giunta regionale “qualora vi fosse la richiesta del Governo Nazionale di attivare in Toscana un CIE, a garantire la doverosa collaborazione istituzionale proponendo un modello alternativo fondato su centri di piccola dimensione, gestiti in collaborazione con le associazioni del settore presenti sul territorio, con tempi di permanenza limitati, al fine di garantire l’integrazione e la regolarizzazione del soggiorno come previsto dalla normativa statale e internazionale e, più in generale, il rispetto e la dignità della persona, anche attraverso il sostegno alla regolarizzazione amministrativa e lavorativa”.

In una dichiarazione pubblica l'assessore regionale di Rifondazione Allocca ha spiegato: "Voglio continuare a pensare che in Toscana il cie non ci sarà", ma se dovesse esserci "noi pretendiamo che ci siano le condizioni di umanità: non so se questa proposta sarà compatibile con le intenzioni del ministro Maroni. Se così dovesse essere, garantiremo che l'esito sia di questo tipo: certo non è semplice né scontato che si arrivi in fondo. Parliamo di strutture che hanno un vizio di fondo: ledono i diritti fondamentali".

Il modo per aggirare questo piccolo “vizio di fondo” sarebbe quello di dare i Cie in gestione ad associazioni. In fondo la realtà appare complessa, ma è semplice. I Cie come lager? Macché, basta darli in mano ad un'associazione perché diventino strumenti di integrazione. Peccato che i Cie siano già in mano a gestori non statali. 5 sono gestiti dalla Croce Rossa, 4 dalla Confraternita delle Misericordie, 1 dall'Associazione “Fiamme d'Argento” e i restanti da Coop. Insieme, Caritas e Coop “Lampedusa accoglienza”. Quest'ultimi sono tra l'altro quelli in cui si sono registrati il numero maggiore di abusi e rivolte interne.

La realtà viene quindi completamente capovolta. La proposta di un “Cie dal volto umano”, nata per coprire la reale sostanza dei Cie di Maroni, diventa nella testa della segreteria regionale del Prc una proposta in grado di fermare Maroni stesso. Il ragionamento suona così: Maroni non vuole costruire i Cie “dal volto umano”, la legge attuale genera dei lager e quindi, chiedendo un Cie “a misura d'uomo” di fatto chiediamo qualcosa che Maroni non realizzerà mai.

Maroni sembra però di un'altra opinione. Visto che la destra costruisce dei lager, senza alcun bisogno che tali siano definiti, il Ministro dell'Interno leghista sembra non vedere di cattivo occhio un Cie “umano”. Ecco cosa commenta il sindaco di Pisa Filippeschi (Pd):

"Nell'incontro riservato che ho avuto con il ministro Roberto Maroni, ho capito che il responsabile del Viminale si rifà volentieri alla proposta del presidente Enrico Rossi, cioè a ripensare la gestione dei Cie e quindi può esserci una sperimentazione positiva che può riguardare la Toscana con un metodo assolutamente nuovo di gestione di questi centri".

Alcune note a margine...

Con il diffondersi della notizia dell'approvazione della mozione sui Cie in Toscana, e l'inevitabile sgomento tra i militanti, vari dirigenti del Prc hanno iniziato ad anguilleggiare portando una serie di argomentazioni di peso a difesa della scelta di sottoscriverla ed appoggiarla. Ci permettiamo di riportarne alcune schematicamente e di dare alcune altrettanto schematiche risposte.:

a) perché vi interessate tanto del Cie in Toscana? Solo perché volete criticarci? Perché non vi interessate dei Cie già costruiti in altre regioni?

In effetti siamo per la chiusura di tutti i Cie esistenti: una battaglia che è più forte se si evita di costruirne di nuovi

b) parlate strumentalmente solo di Cie....ma mai di classe! L'immigrazione è una questione di classe.

In effetti lo è, tanto che metà degli ospiti presenti nel Cie di Bologna attualmente – per fare un esempio – sono operai o badanti che hanno perso il lavoro a causa della crisi economica. La lotta contro i Cie andrebbe collegata al resto della lotta di classe. Un partito comunista dovrebbe essere in grado di farlo, sempre che non rimanga abbagliato dai “Cie dal volto umano”.

c) Tanto il Cie non si farà....la destra vuole solo farci perdere tempo e mettere zizzania tra noi e il Pd...

No comment.

d) Costruiamo il partito e cambiamo i rapporti di forza nella società, invece di parlare di quello che fa il gruppo istituzionale.

Controproposta: dotiamoci di un gruppo istituzionale che non faccia scelte incoerenti che ci rendono più difficile costruire il partito e cambiare i rapporti di forza nella società. Del resto, se il lavoro sociale si può fare indipendentemente dalle posizioni che prende il gruppo istituzionale, perché ci avete tenuto tanto a preservare la presenza istituzionale, ad avere un assessore e a entrare nel governo dei poteri forti di questa regione?

Per finire con le cose serie

Recentemente ci sono stati degli atti di vandalismo sospetti. Sedi della Misericordia sono state assaltate e sono state lasciate scritte “No Cie”. Sembrano gesti fatti apposta per giustificare un'ondata di repressione tra gli attivisti che si stanno preparando alla lotta contro il Cie. E non ci sarebbe niente di più plausibile.

Uno dei luoghi potenziali per la costruzione del Cie è la piana fiorentina, a Campi Bisenzio, per poter poi usare il tanto discusso aeroporto di Peretola (Firenze) per trasportare i clandestini. Si tratta di una delle zone rosse della cintura fiorentina, dove forte è l'antagonismo sociale e politico.

Lotteremo contro la costruzione del Cie coinvolgendo la popolazione, i lavoratori, gli studenti. Sarà una lotta di popolo, contro il razzismo, i Cie, la Lega e questo sistema. Questa è l'unica cosa che abbiamo da dichiarare in faccia a Rossi e a Maroni: contro i Cie, senza se e senza ma.

*Comitato Politico Regionale di Rifondazione Comunista, Toscana