Breadcrumbs

Il nostro documento al congresso regionale (Palermo 7-8 luglio 2012)


La crisi più pesante del capitalismo degli ultimi 80 anni sconvolge gli equilibri fra le grandi potenze economiche e provoca un crollo dell’economia del vecchio continente e della sua moneta, l’euro.  I governi di tutta Europa reagiscono con una serie di attacchi ai ceti subalterni che riducono al lumicino lo stato sociale.

In Italia la situazione diventa sempre più drammatica: oltre un miliardo di ore di cassa integrazione previste  per il 2012, disoccupazione ormai prossima all'11%, l'impennata dell'inflazione, crollo della produzione, cancellazione del contratto nazionale per diverse categorie e per finire il ddl lavoro che abolisce l'articolo 18, azzera gli ammortizzatori sociali, peggiora ulteriormente la precarietà: ecco alcuni degli effetti della crisi di sovrapproduzione destinata a durare a lungo e ad approfondirsi,  viste anche le politiche di austerity del governo e il drastico calo dei consumi. Infatti le contraddizioni dell’Eurozona sono arrivate al livello di guardia; l’uscita della Grecia dalla moneta unica viene considerata ormai pressoché inevitabile e l'unica preoccupazione della borghesia europea  è esclusivamente quella di evitare un effetto domino nel resto del continente. Mai come oggi l’intera costruzione della moneta unica appare a rischio.

Il congresso regionale del Prc siciliano si tiene quindi in un contesto di profondi cambiamenti  economici, politici e sociali che particolarmente incidono su una terra, la Sicilia, in cui il padronato più che altrove è intento a depauperare il nostro territorio a favore dei propri interessi e a scapito della classe lavoratrice siciliana: taglio di 8.4  miliardi di € degli investimenti solo nel 2011,  chiusura della maggior parte dei grandi poli industriali, che sono stati i polmoni dello sviluppo economico  della nostra regione  quali  ad es. Termini Imerese o quelli ancora a rischio come Gela.
Non passa inosservato in tale ottica il taglio recentemente introdotto dalla regione verso la cassa integrazione straordinaria.

Nella nostra regione la disoccupazione arriva a quasi il 20% della popolazione attiva, il 27% delle famiglie vive sotto i livelli di povertà e,  come sempre, sono i giovani, e particolarmente le donne, a  pagarne le conseguenze con il ripresentarsi di un fenomeno, l’emigrazione verso il nord, che credevamo scomparso: negli ultimi tre anni oltre 60 mila giovani si sono spostati al nord in cerca di un futuro negato, di quel diritto al lavoro conquistato oggi demolito nei fatti oltre che nell’arrogante fraseologia di qualche borghese, come la ministra Fornero.

La crisi economica  sta producendo effetti anche sul piano politico:  i risultati elettorali in Europa segnalano una svolta profonda; tutte le formazioni che hanno portato avanti politiche di austerità hanno subito pesanti arretramenti. Emerge, per la prima voglia dagli anni ‘70, la voglia di riscatto da parte di migliaia di giovani e lavoratori che in questi anni si sono mobilitati per  opporsi radicalmente alla gestione della crisi approntata dai governi borghesi  di destra, di sinistra o di centrosinistra: l’esigenza è quella di un’espressione politica, come si palesa in Grecia, ma anche in Spagna e Francia.

Non da meno lo si nota in Italia in cui le forze che sostengono il governo “tecnico” di Monti sono state pesantemente colpite alle scorse amministrative. Tra queste anche il partito democratico sostenitore, quando non autore, di politiche repressive e antioperaie  (come il ddl lavoro).  Di particolare importanza, per la nostra regione, il  tracollo del Pdl e più in generale delle forze del centrodestra che amministrano oggi 6 comuni, perdendone 14 rispetto alle precedenti elezioni (tra cui il più importante, Palermo); tracollo da cui non è esente il Partito Democratico che è totalmente colluso col sistema economico e politico dominante, tanto da appoggiare fin dal 2009, (prima dall’esterno e poi in maniera organica) l’esecutivo del Presidente della regione Lombardo.  È stata proprio la Sicilia il laboratorio dell’alleanza del Pd con le forze centriste dalla sua nascita   fino ad oggi:  tale alleanza rende i democratici corresponsabili senza appello delle scelte del governatore del Mpa. Ecco perché in Sicilia assistiamo a un declino dei partiti che hanno governato l’isola negli ultimi due decenni. Una disaffezione dell’elettorato dai vecchi punti di riferimento che presenta grandi opportunità ma di cui il Partito della rifondazione comunista non riesce affatto ad avvantaggiarsi, in  linea con ciò che accade a livello nazionale, con un movimento operaio che stenta ad affermarsi a causa non certo di  fattori materiali o strutturali. Paghiamo, salvo poche lodevoli eccezioni, una politica di subalternità alle altre forze del centro-sinistra e la mancanza di un impianto programmatico adatto all’interlocuzione con i movimenti che si sono sviluppati nell’isola.  In tale ottica va infatti inserito il mancato radicamento del partito in vertenze come Gela e Termini Imerese: ad es., insufficiente l’appello allo sciopero generale palermitano se non coordinato da un’azione che potesse spingere il gruppo dirigente della Fiom a prendere una netta posizione relativamente alla nazionalizzazione sotto controllo operaio, unica proposta possibile per  risolvere definitivamente il problema.

Lo stesso si può dire per le vertenze Ferrotel e Servirail,  che si inquadrano nel progetto di smantellamento dei servizi pubblici:  l’eliminazione dei treni a lunga percorrenza implica l’impossibilità per pendolari, fuori sede e ceti meno abbienti di usufruire del diritto alla mobilità. Stessa operazione è stata condotta con  l’accorpamento di  aziende ospedaliere e di scuole, che ha peggiorato la qualità dei servizi determinando un malcontento generale che non ha trovato espressione in un’opposizione organica da parte del nostro partito. Ancora una volta  il PRC ha così perso la  possibilità di radicarsi in quelle vertenze che necessitavano di una prospettiva alternativa e che riguardano anche i beni comuni, di cui è espressione la battaglia sull’acqua pubblica, che  necessita di essere inserita in un quadro rivendicativo  più articolato  come insegna la recente battaglia del  circolo di  Licata contro la Tarsu: saldare i movimenti per i beni comuni alle istanze dei lavoratori, ponendo all’ordine del giorno la questione di quale sistema economico  rappresenti la reale alternativa a quello attuale.

Relativamente al movimento dei forconi, nei giorni in cui esplodeva la protesta,  il PRC  siciliano non è intervenuto per denunciare tempestivamente il carattere reazionario del movimento e gli interessi di chi lo manovrava. Non ha ribadito la necessità di un’indipendenza di classe, basata su un programma di rottura col sistema capitalista, necessaria per interloquire con quei settori di piccola borghesia potenziale bacino di consenso di quel movimento. È risultato prevedibilmente sterile l’appello alle “istituzioni democratiche” e certamente ancor più quello    “a quei settori del Pd che si battono contro Lombardo e contro i poteri mafiosi”.  Quest’ultima istanza ha chiarito ancora una volta una subalternità nei confronti del Partito democratico,  a cui non abbiamo mai mancato di rivolgere appelli unitari volti a “sciogliere l’abbraccio con Lombardo”.  Occorre prendere atto che se il Partito democratico non ci avesse  letteralmente sbattuto la  porta in faccia,  ci saremmo alleati in tutti i contesti elettorali alle sue coalizioni senza troppa preoccupazione.   Un profilo indipendente è mancato anche nella vicenda di Palermo e nel nostro rapporto con Orlando e l’Italia dei valori. Non intendiamo affatto sminuire le dimensioni della svolta politica che si è realizzata nel capoluogo regionale, tuttavia non possiamo che vedere con preoccupazione la mancanza di un’autonomia programmatica e di iniziativa rispetto al nuovo sindaco di Palermo. L’esperienza della giunta di Napoli, retta da una maggioranza molto simile, insegna che un partito comunista, se non è attrezzato con un profilo programmatico e organizzativo autonomo, può venire fagocitato da dinamiche e personaggi con una caratura “imponente” come nel caso De Magistris e Orlando. L’Italia dei Valori non è un partito anticapitalista  e nemmeno antiliberista. IDV è un partito che oggi cavalca un sentimento diffuso contro Monti e le politiche moderate del Pd, sfruttando argomenti come l’art.18 e l’acqua pubblica, ma che è tuttora disponibile ad un’alleanza organica con questo partito come dimostrano le recenti affermazioni congiunte a quelle di  Vendola. Inoltre rivela una linea conservatrice quando a livello europeo sottoscrive il six pack e  parla di Legge Reale in occasione del 15 ottobre. È del tutto illusoria quindi l’ipotesi di costruire un polo di sinistra con questa formazione politica: parlare alla base degli altri partiti, allargare il consenso nei confronti di una formazione politica comunista, è possibile solo se non si arretra di un  solo passo rispetto alle proprie prospettive, certamente non prospettando unione di vertici per esigenze elettorali.

Il Partito della rifondazione comunista in Sicilia è stato indebolito dalla scissione vendoliana, ma soprattutto dalle scelte politiche operate in questi anni. É un partito tuttavia che mantiene insediamenti preziosi in tutte le province siciliane e centinaia di attivisti che sono spesso il naturale punto di riferimento delle mobilitazioni. Troppo spesso questi compagni, però, sono lasciati in balia degli eventi, spinti a costruire contenitori senza contenuti, come la Federazione della sinistra, che producono il solo risultato di dare spazio (e poltrone) a politicanti di mezza tacca e “compagni di strada” di una stagione soltanto, quella elettorale.  Compito del nostro partito dev’essere fornire a tutti i nostri militanti una base programmatica con cui intervenire e radicarsi nei luoghi di lavoro e di studio, nei quartieri e nei conflitti che quotidianamente si producono e si produrranno.  Occorre investire sulla formazione dei nostri quadri anche perché sia facilitato l’intervento  nelle mobilitazioni, offrendo un’analisi esaustiva su quali siano le prospettive più efficaci perché le vertenze locali risultino vincenti per la classe. È necessario sviluppare capacità di elaborazione di piattaforme programmatiche e di lotta, rendersi artefici  della costruzione del legame tra sindacalismo di base (sempre più spesso protagonista e guida dei lavoratori nelle vertenze locali) e i settori radicali della CGIL, come la Fiom, che a livello nazionale ha guidato le principali mobilitazioni da Pomigliano in poi e che si trova oggi in una condizione oggettiva di empasse. Occorre pertanto un programma che abbia al centro alcune rivendicazioni chiave:

- la difesa  della proprietà pubblica dei servizi sociali (scuola, sanità, trasporti, acqua, gas, rifiuti) e la gestione di essi da parte dei lavoratori e degli utenti, avendo come presupposto l’attenzione e la sensibilizzazione rispetto  alle questioni ambientali (es. smaltimento dei rifiuti speciali);

-  il ritorno, attraverso l’esproprio in mani pubbliche di tali servizi, nel caso siano state privatizzate

- un piano pubblico straordinario di costruzione e di ripristino delle infrastrutture , dei trasporti, delle scuole e di tutti gli edifici pubblici dell’isola,

- lotta alla mafia attraverso l’esplicita assunzione di una posizione di classe rispetto alle ecomafie,

- una campagna di massa per l’esenzione o per la drastica riduzione dell’Imu, della Tarsu e degli altri balzelli che stanno impoverendo centinaia di famiglie proletarie

- opposizione al MUOS e alla militarizzazione dell’isola, contro tutte le guerre imperialiste;

-un salario minimo garantito per tutti i disoccupati e i lavoratori.

Tradurre in una posizione politica la nostra opposizione alla gestione capitalistica della crisi significa scavare un fossato nei confronti delle forze responsabili del massacro sociale perpetrato da Monti, Marchionne, Fornero e dalla borghesia tutta. Le recenti elezioni in diversi paesi dell’Europa dimostrano che per le forze di sinistra e comuniste si può aprire uno spazio straordinario, a condizione che si pongano all’opposizione dei governi dell’austerità e dei loro alleati presenti e futuri. Per questo il percorso che ci condurrà alle prossime elezioni regionali assume una importanza assai maggiore che in passato. È per noi un obiettivo centrale delimitare nettamente un campo di sinistra che sia collocato al di fuori del perimetro delle forze che sostengono Monti e Lombardo dei loro alleati presenti e futuri.  Un polo della sinistra di classe: questo è il progetto che proponiamo a tutti quei settori operai e popolari che oggi si interrogano su come rispondere al vuoto di rappresentanza politica dei ceti subalterni. Nel delineare una nostra proposta politica dobbiamo mettere in cima questa esigenza e non i calcoli volti al mero raggiungimento della rappresentanza istituzionale, certo importante, ma solo se è  sponda per il conflitto di classe.

La proposta di costruzione di un polo della sinistra non può essere propedeutica a future alleanze col centro. Questo è il problema delle varie candidature che si sono finora presentate per la presidenza della regione all’interno dello schieramento progressista: nessuna di esse fa della preclusione ad ogni alleanza con il Pd uno dei punti dirimenti della propria proposta politica. L’ottica non può e non deve essere quella di pesare di più agli occhi del partito democratico, nell’illusoria speranza che quest’ultimo possa sconfessare il proprio obiettivo politico: l’asse regionale PD-MPA, quello nazionale PD-UDC indicano chiaramente che nessun compromesso è possibile con tale partito. Tale considerazione è valida oggi più di ieri e deve essere accompagnata da una risoluzione chiara.

Non è possibile infatti auspicare alcun tentativo di dialogo con chi ripropone politiche di austerità, qualunque sia la loro collocazione: il centrosinistra alternativo di Fava, rischia di ricalcare programmi e metodi del PD su questioni fondamentali.  I limiti sono già intellegibili nella fantasiosa proposta di una candidatura senza partiti:  il loro superamento  e non una analisi critica su base di classe guida l’orientamento di chi fa parte di un partito, SEL che del governare ha fatto il proprio obiettivo principale. In tal modo va anche interpretata l’affermazione che vedrebbe Fava disponibile a dialogare col PD se facesse ammenda dei  propri errori: gli errori del PD si rivelano in Sicilia nell’appoggio a Lombardo, come a livello nazionale per l’appoggio alle politiche di Monti. Non comprendere ciò significa determinare le condizioni perché in Sicilia si crei un centrosinistra in continuità con quello che si sta verificando al governo. Non possiamo pertanto che essere contrari. Il Prc per il suo rilancio ha bisogno di una sua identità precisa, di un’identità di classe per rispondere alle sollecitazioni che verranno dalle lotte e dai conflitti che inevitabilmente caratterizzeranno il futuro prossimo della Sicilia. A queste condizioni, siamo certi che il futuro sarà nostro.

Luisa Grasso
Francesco Fiorello
Manlio Fiore
Giannantonio Currò
Maria Antonietta Garofalo
Lorenzo Lo Re

Joomla SEF URLs by Artio