Vendola travolge tutti, anche il Prc - Falcemartello

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Il 24 gennaio Nichi Vendola è stato riconfermato a suon di primarie come candidato del centro sinistra per le prossime regionali in Puglia.

La sua elezione ha messo fine ad un balletto durato diversi mesi che ha coinvolto oltre al leader di Sinistra ecologia e libertà, l’Udc, il Pd e in tono minore le altre forze del centro-sinistra.

La strategia piddina di allargare la coalizione a destra per battere Berlusconi, imbarcando l’Udc, implicava il veto dell’Udc, fatto proprio da alcuni pezzi del Partito democratico, di scaricare Vendola in funzione di un candidato in discontinuità con la giunta uscente, a cui l’Udc è in opposizione.

Proprio il veto dell’Udc ha dato inizio alle danze, con un susseguirsi di colpi di scena, prese di posizioni di questa o quella cordata del Pd, la paventata candidatura di Emiliano, il tentativo di far retrocedere Vendola o spaccare la coalizione, la volontà di imporre Boccia, seguace di Letta ben visto dall’Udc, senza fare le primarie, e infine, col Pd spaccato, la scelta di tenerle. Un capolavoro di chiarezza!

Vendola ha ottenuto un successo ben al di sopra delle primarie del 2005, quando vinse di misura col 51% contro lo stesso sfidante. Per le primarie questa volta hanno votato quasi 200 mila persone, contro le 80 mila del 2005 e Vendola ha vinto col 73% dei voti.

La vittoria di Vendola è dovuta senz’altro al suo popolo, che ha partecipato convintamente alle primarie; una vittoria che è in primo luogo la difesa di Vendola contro la destra e contro un possibile ritorno al governo del centrodestra.

Tuttavia il movimento che ha consentito la vittoria di Vendola negli scorsi giorni, non è paragonabile per intensità e partecipazione, nonostante la maggiore affluenza al voto, a quello di 5 anni fa; del resto dopo 5 anni di governo sono più ridotte anche le aspettative di cambiamento.

La nota rilevante è che mentre nel 2005 Vendola e Rifondazione concorrevano contro gli apparati di Ds e Margherita, oggi la situazione è diversa e Vendola gode della fiducia e del  sostegno di un pezzo importante del Partito democratico pugliese.

A dirla tutta il Pd, come è accaduto in altre regioni, ha fatto di tutto per screditarsi, fino a far comprendere a chiunque che la candidatura di Boccia era semplicemente la prerogativa per avere il sostegno dell’Udc. In questo contesto è stato facile per Vendola guadagnarsi la fiducia di un pezzo importante dell’elettorato piddino.

Non si tratta solo del voto in funzione anti-D’Alema (per intenderci a Gallipoli, città di D’Alema, Boccia  ha avuto 204 voti e Vendola 684), ma anche del sostegno aperto e militante di pezzi di apparato del Pd, compresi alcuni suoi istituzionali come gli assessori regionali Minervini e Gentile.

A dimostrazione di come la guida della giunta abbia consolidato un rapporto stretto con pezzi del Pd, che al pari di Vendola hanno motivato il sostegno al governatore uscente all’insegna della continuità di governo della regione.

Proprio questo legame tra Vendola e il Pd segna il vero salto di qualità sancito dalle primarie. In Puglia si è realizzato nel modo più chiaro possibile la strategia di Sinistra, ecologia e libertà come formazione politica che si pone come corrente esterna del Pd per farne da sponda sinistra, aiutandolo nel suo progetto di cancellare il Prc come forma organizzata.

Un’appendice del Partito Democratico che al di là della retorica e della demagogia si basa su una visione moderata e governista della sinistra, completamente inserita nel sistema di gestione delle amministrazioni pubbliche.

Non sorprende da questo punto di vista che Sel provi a capitalizzare la vittoria in Puglia aggiungendo sul simbolo per le prossime elezioni il nome di Vendola.

La vittoria delle primarie testimonia sicuramente che Vendola gode di un’autorità tra quello che comunemente viene definito il popolo della sinistra, ma sarebbe superficiale considerare ora più facilmente superabili le contraddizioni che hanno attraversato la sua giunta: lo scandalo sanità, col clientelismo e il controllo degli appalti pubblici per garantire gli affari dei privati del settori come Tarantini con le sue immancabili escort; la questione ambientale, con la produzione record di diossina da parte dell’Ilva, rispetto alla quale la giunta regionale ha prodotto una legge che rischia di far pagare ai lavoratori il disastro ambientale; la gestione dei rifiuti, a colpi di discariche e inceneritori gestite dalla Tradeco e il consorzio Cogeam, con un ruolo preponderante della Marcegaglia. Lo stesso Vendola ha finanziato pochi mesi fa il progetto del San Raffaele di Don Verzè a Taranto, un affare da 300 milioni di euro.

Proprio a partire da questo bilancio l’idea della continuità amministrativa che esce dalle primarie non è sostenibile e sarebbe riduttivo considerare vinta la battaglia perché l’Udc, e Caltagirone, non abbia messo con la sua presenza in giunta le mani sull’acquedotto pugliese, rimane la battaglia per l’acqua pubblica e più in generale il problema del Pd e del suo rapporto con i poteri forti della regione.

Chi esce indebolito da questa consultazione è il Prc, proprio perché aveva rotto con Vendola dicendo di voler proporre un progetto strategicamente alternativo al Pd. Era questo un elemento centrale della linea anti-liquidatoria uscita da Chianciano che Vendola ha osteggiato fino ad andarsene dal partito, convinto com’è che il comunismo e la lotta di classe siano ferri vecchi.

L’atteggiamento del Prc di sostegno a Vendola e di contrarietà all’ingresso dell’Udc nella coalizione ha messo in secondo piano gli elementi di critica al governatore pugliese che pure erano parzialmente emersi negli scorsi mesi.

Col paradosso che Rifondazione, non presente in giunta, difendeva la necessità delle primarie per scegliere il candidato, vincolandosi alla colazione a prescindere dal programma e dalle forze che la componevano.

Un appiattimento sul vendolismo che rischia di essere molto pericoloso per l’esistenza stessa del partito in Puglia, già notevolmente indebolito dalla scissione.

Questo non vuol dire non tener conto del sostegno di Vendola, ma sarebbe stato più utile sfidarlo sul terreno della reale alternatività da contrapporre al consociativismo dimostrato dalla sua giunta.

Lavorare cioè affinché Sel, non solo non guardasse all’Udc, ma rompesse i ponti col Pd, che in Puglia come altrove ha dimostrato di essere rappresentante di interessi affaristici e filo-industriali, e ragionare su quali basi programmatiche fosse possibile un fronte di sinistra e di classe.

Certo, considerando il governismo di Vendola si sarebbe corso il rischio di andare da soli, ma mantenendo chiara l’autonomia e il profilo del partito, oltre che quella che dovrebbe essere la sua alternatività strategica. Si trattava cioè di inserire le elezioni in un quadro più generale di ricostruzione del partito, del suo radicamento, evitando tra l’altro una politica schizofrenica.

Va aggiunto che in Puglia la Federazione della sinistra è andata alle primarie in ordine sparso, col Prc che ha dichiarato apertamente il suo sostegno a Vendola e il Pdci che, a proposito di alternatività al Pd, ufficialmente non si è espresso per nessun candidato e ufficiosamente ha sostenuto Boccia.

Non paghi di tutti gli errori già commessi, alcuni compagni hanno lanciato un appello affinché ci sia un’unica lista della sinistra pugliese in sostegno a Vendola, una proposta liquidazionista che segnerebbe la vittoria del vendolismo finanche nel partito da cui si è scisso.

Vendola, forte della vittoria, non ha affatto cambiato strategia: le sue ultime dichiarazioni sono non solo di rassicurazione al Pd, ma anche di apertura all’Udc, come aveva già fatto l’anno scorso durante la crisi della giunta.

Il che dimostra che la vittoria delle primarie, semmai fosse stato possibile, non causerà nessuno spostamento a sinistra della coalizione.

L’esito del voto di marzo è difficile da prevedere, certo è che a sinistra rimane la necessità di ricostruire una forza comunista realmente alternativa sia al centro-destra che al centro-sinistra che non giochi sempre di rimessa rispetto al Pd; per ora questa esigenza rimane inevasa.