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Il dissesto patrimoniale di Banca Carige ha destato nell'opinione pubblica cittadina notevole stupore ed apprensione soprattutto fra le Istituzioni pubbliche, fra le associazioni di categoria,e beninteso fra i dipendenti ed i clienti della Banca. L'istituto di credito in questione ha una tradizione molto antica nella Regione Liguria e soprattutto nella città di Genova.

E' sempre stata percepita come una azienda assai solida e vicina al tessuto socio economico del territorio genovese in particolare,basti pensare che fino a non molto tempo addietro occupava il 50% del mercato del credito cittadino ed il 25% circa di quello ligure, non credo che ad oggi le percentuali sia molto distanti da quelle ora menzionate. Bankitalia nelle sue classificazioni delle aziende di credito italiane ha sempre classificato la CARIGE come un'azienda ad elevato “standing” solida patrimonialmente ed efficiente sul piano del conto economico cioè reddituale. Oggi apprendiamo che la Banca ha una pesante situazione negli “impieghi” cioè prestiti concessi alla clientela con consistenti posizioni in “sofferenza” e/o di “incaglio”, necessita di una ricapitalizzazione che vada a riequilibrare il suo “stato patrimoniale” assai squilibrato dopo il crollo verticale che hanno subito le quotazioni delle sue azioni, vale a dire i mezzi propri dell'azienda di cui fanno parte anche i fondi di riserva.

 

Le ragioni della crisi

 

Si parla di una cifra per la ricapitalizzazione di circa 800 milioni di euro da trovarsi entro il 31 dicembre del corrente anno per scongiurare il commissariamento della banca medesima.
Ovviamente questa situazione ha coinvolto l'azionista di riferimento cioè la Fondazione Carige determinando uno scontro senza precedenti fra la presidenza del cda della Fondazione nella persona di Repetto e quella della Banca che ha fatto capo fino a pochi giorni fa a Giovanni Berneschi di fatto esautorato nell'ultimo cda della Banca dopo che la maggioranza dei consiglieri si erano dimessi appoggiando di fatto la posizione del presidente della Fondazione.
Nel bel mezzo di questo scontro tra i vertici della Fondazione e della Banca ci sono state alcune Ispezioni della Banca d'Italia che hanno duramente stigmatizzato il comportamento dei vertici aziendali, soprattutto in materia di concessioni del credito, e di conseguenza del suo maggiore esponente il presidente Giovanni Berneschi condiderato, non a torto, il vero ispiratore della politica creditizia della Banca. I verbali delle ispezioni di Bankitalia sono ora anche al vaglio della Procura della repubblica.
L'idea fondamentale che è stata veicolata dai media è che si sia trattato di una cattiva gestione, certo nel bel mezzo di una grave crisi economica , che ha determinato una situazione di dissesto seria e preoccupante dalla quale non si vede in tempi brevi una sicura via di uscita che non passi attraverso una cessione di importanti rami di business, uno peraltro già effettuato, cioè la Sgr (Società di gestione del risparmio) con i Fondi comuni di investimento ceduti ad ARCA per 100 milioni di euro, ora si sta discutendo della necessità di cedere la compagnia di assicurazione Carige Vita Nuova detenuta appunto dalla Banca.Tutto ciò potrebbe non bastare ad evitare una “scalata” della Banca da parte di qualche altro gruppo Bancario magari straniero (Francese?) o una eventuale nazionalizzazione.
Come stanno realmente le cose? si è trattato di una crisi generata da un management poco oculato e/o compromesso con qualche clientela privata ed anche pubblica pur nel contesto della grave crisi economica mondiale e dell'Italia in particolare e vi è una causa più profonda? L'interrogativo è più che legittimo. La cattiva gestione, a parere di chi scrive, non spiega a sufficienza il fenomeno,divenendo di fatto una spiegazione superficiale e deviante.
Per comprendere appieno la questione bisogna inserire la vicenda di Banca Carige nelle dinamiche dei processi di finanziarizzazione dell'economia che sono iniziati dalla metà degli anni 70 e via via accentuandosi con la riforma della struttura del credito e la creazione delle Spa all'inizio degli anni 90, intendiamoci la finanziarizzazione c'era anche prima, essa ha sempre accompagnato lo sviluppo capitalistico, qui intendiamo parlare della progressiva accentuazione del fenomeno.
Il sistema bancario del dopoguerra si è retto per lungo tempo sui fondamenti giuridici della legislazione bancaria del 1936/38. I pilastri fondamentali erano rappresentati dal raggruppamento degli Istituti di credito nei seguenti settori: Banche di Diritto pubblico, Banche di interesse nazionale, Banche di credito ordinario, Casse di Risparmio, Banche Popolari e di Credito Cooperativo.

Vigeva poi la “specializzazione” ossia per esempio banche che facevano credito a breve termine e banche che lo facevano a medio e lungo termine come gli Istituti di credito fondiario ed edilizio, a Genova appunto la Cassa di Risparmio e l'ICFL e il Mediocredito Ligure.
Il mercato del credito era a concorrenza regolamentata ossia la Banca d'Italia col sistema delle “autorizzazioni” decideva chi e dove poteva aprire Agenzie e Filiali.Le Casse di Risparmio avevano principalmente la caratteristica di banche locali su base provinciale e/o regionale.
In tema di tassi di interesse vigeva il “cartello bancario”. Per la Banca d'Italia fino agli inizi degli anni 80 vigeva l'obbligo della copertura totale del fabbisogni del “Tesoro”nelle aste sul mercato primario dei titoli di stato.Per le Banche vigeva il divieto di partecipazione al capitale industriale. In buona sostanza non esisteva un regime di reale concorrenza ,piuttosto un mercato fortemente protetto e regolamentato.
La struttura organizzativa e patrimoniale delle banche era in linea con questo orientamento economico-finanziario-legislativo. Per quanto riguarda l'organizzazione la matrice era di tipo gerarchico- burocratico (obbedienza alla norma), per quanto riguarda la struttura patrimoniale le “passività” della banca erano rappresentate principalmente dall'attività di raccolta del pubblico risparmio attraverso i conti correnti,i libretti di deposito ed i buoni fruttiferi.Le attività erano costituite dagli impieghi (prestito alla clientela), dal patrimonio mobiliare (titoli in portafoglio della banca) e da quello immobiliare. (nel caso di Carige veramente ragguardevole).
Tutto questo sistema ha retto fino alla metà degli anni 70. L'esaurirsi del ciclo del “boom postbellico” e la crisi petrolifera del 1973 hanno scosso profondamente il sistema. Tralasciamo qui per questioni di spazio, ma anche per rendere più specifica la trattazione, altre implicazioni di carattere macroeconomico per concentrarci su quelle del mercato finanziario.

 

Nel vortice della finanza


L'inflazione galoppante ha modificato profondamente la struttura dei tassi portando all'aumento vertiginoso del debito pubblico appunto per gli altissimi interessi pagati sulle emissioni dei titoli di stato, che ha determinato il passaggio di grandi risorse alla rendita parassitaria di cui hanno beneficiato diversi strati sociali. Ciò ha modificato anche il comportamento delle banche, negli attivi patrimoniali la posta “valori mobiliari” assume sempre maggiore rilevanza, flussi sempre più consistenti di denaro vengono sottratti ai sistemi tradizionali della raccolta del risparmio e dirottati sui titoli di stato (fenomeno del “Bot people”).Agli inizi degli anni 80 prende campo l'industria del risparmio gestito (Fondi comuni di investimento)mutuata dal sistema anglo -americano.Tutto questo si riflette sul conto economico dove nell'ambito del margine di intermediazione la componente margine di interesse non ha più la quasi esclusiva centralità di prima.
Questo stato di cose sommato alle gigantesche tendenze del capitalismo internazionale spingono verso il mercato unico europeo ed alla modifica dell'impianto del sistema creditizio.
La spinta alla libera circolazione dei capitali è fortissima, le vecchie catene dovevano essere rotte e sono state rotte. Inizia l'epoca delle Spa e delle Fondazioni Bancarie.
La vicenda Carige è tutta dentro questo processo. Giovanni Berneschi proviene dai quadri impiegatizi della Banca, fa una rapida carriera, diventa Direttore generale ed accompagna l'azienda in un processo di rapida trasformazione, innovazione tecnologica,vendita degli asset patrimoniali considerati poco redditizi (immobili ad uso civile abitazione affittati ad equo canone), formazione massiccia del personale,ampliamento della rete degli sportelli in quasi tutto il territorio nazionale, acquisizione di altre banche minori come la CR Savona ed altre.Nell'arco di un ventennio porta Banca Carige ad essere il settimo gruppo bancario nazionale. La sua ispirazione manageriale è sempre stata quella di conservare alla Banca un ruolo centrale nell'economia della regione Liguria, cioè di riferimento per le imprese e le famiglie, ed anche di impedire una”scalata ostile” al capitale azionario con conseguenze per il “gruppo dirigente” ed anche per gli assetti lavorativi del settore impiegatizio. Un tentativo di conservare ruolo ed ispirazione originale dell'azienda adattandolo alla nuova situazione di mercato ed al conseguente nuovo quadro normativo.
Lo scoppio della crisi a livello mondiale ha cambiato tutti i paradigmi, ciò che era sicuro e solvibile un tempo è diventato instabile ed a rischio di insolvenza.Il sogno sviluppista del manager si è infranto con la durezza della crisi capitalistica.
Pochi giorni fa Berneschi è uscito di scena sfiduciato dall'azionista di riferimento cioè la Fondazione Carige, uno scontro ai vertici un tempo impensabile ma che la dice lunga su quanto siano affidabili le manifestazioni di stima e lealtà reciproca esternate a piene mani da un gruppo dirigente messo alle strette da situazioni di dissesto e da possibili anzi probabili ripercussioni di carattere giudiziario.
Una domanda sorge spontanea, siccome le situazioni di dissesto di queste proporzioni non sorgono dall'oggi al domani, Bankitalia dov'era? Se veramente sono stati accordati affidamenti in maniera esorbitante su alcuni soggetti poi rivelatisi troppo rischiosi o addirittura insolventi qual'è stato il ruolo della vigilanza in questa situazione? non sbagliamo certamente affermando che esiste una “centrale dei rischi” che monitora gli accordati e gli utilizzi dei singoli clienti affidati per l'intero sistema. L'inchiesta della Procura può fare luce su questi aspetti, ma non è questo il cuore vero del problema, che affonda invece le radici nella crisi sistemica del capitalismo.
Una considerazione finale.Questa vicenda ha visto schierarsi dalla parte di Berneschi buona parte della piccola e media imprenditoria ligure, è comprensibile sono sempre stati in larga parte finanziati dalla Banca. Anche il sindacato si è schierato dalla parte del manager dimissionato FISAC-CGIL compresa, e se ne capisce anche qui il perchè, vecchie pratiche concertative vengono meno, una scalata ostile ma anche semplicemente il commissariamento mettono a rischio i livelli contrattuali ed occupazionali.Questi nodi che presto verranno al pettine mettono a nudo l'assenza di strategia del sindacato anche in un settore come questo fino ad ora in Italia solo marginalmente colpito dalla crisi.
Tutto un vecchio mondo di assetti produttivi e distributivi è andato in soffitta e il riformismo è nudo di fronte a questi processi, ma ancora di più lo sono i lavoratori avviluppati da pratiche concertative assolutamente inadeguate difronte alla durezza della crisi.

 

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