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La destra al governo accende lo scontro sociale

La manifestazione di 300mila persone a Vienna il 19 febbraio segna un punto di svolta nella storia austriaca. Si è trattato senza dubbio della più grande manifestazione politica del dopoguerra che segna un altro passo verso la fine della pace sociale che per decenni aveva retto il paese. Le conseguenze di questa mobilitazione si faranno sentire fortemente non solo in Austria, ma in tutta Europa, come dimostra la preoccupazione dei governi dell’Unione, non certo motivati da ragioni "umanitarie" o "democratiche" nelle loro critiche al nuovo governo austriaco, ma precisamente dal timore che la destra al governo possa accendere, oggi in Austria, domani anche in altri paesi, una nuova fase di acute lotte di classe.

I ferrovieri hanno preso l’iniziativa organizzando manifestazioni contro l’entrata del Partito liberale di Haider nel nuovo governo lo scorso 3 febbraio. Da quel giorno gli studenti e altri giovani non hanno smesso di battere le strade di Vienna e di altre città austriache. Questo paese ha definitivamente rotto con il suo morbido passato consensuale. Oggi la lotta di classe è di nuovo all’ordine del giorno.

Abbiamo parlato con Herbert Bartik, attivista della gioventù socialista di Vienna e sostenitore del giornale marxista Der Funke.

Dobbiamo avere paura di Haider?

Dobbiamo essere coscienti del pericolo che Haider e il suo partito rappresentano. È un partito di estrema destra ma non rappresenta un movimento fascista come tale. Rappresenta un settore del capitalismo austriaco che vuole mettere fine alla concertazione sociale.

Sarebbe più corretto paragonare il Partito liberale (Fpö) alla vecchia Csu bavarese di Franz Josef Strauss. Il suo programma è quello di tagli sociali, deregolamentazione ultra liberale e "flessibilità"... Ma per conquistare popolarità fa uso di demagogia sociale. Alla fine degli anni ’40, quando fu fondato, il partito aveva certamente radici fasciste, basando il suo appoggio su ex-nazisti. Sicuramente mantiene ancora queste basi e infatti Haider ha dovuto far loro delle concessioni, almeno a parole. Questo spiega i suoi commenti positivi sulle "politiche del lavoro" di Hitler e sui campi di concentramento che ai suoi occhi erano semplici "prigioni" e infine sui "valorosi" ufficiali delle SS. Malgrado questo non possiamo dire che il Partito liberale oggi sia un partito fascista. Questo non significa che siamo compiacenti nei loro confronti. Haider è un reazionario di estrema destra con una politica di attacco frontale alla classe operaia. Con la sua demagogia razzista e xenofoba può essere un battistrada per il fascismo, preparando il terreno per movimenti ancora più pericolosamente reazionari in futuro.

Che cosa ha intenzione di fare questa coalizione di governo?

Vogliono privatizzare le principali industrie statali (ferrovia, poste, ecc), vogliono tagliare le pensioni, introdurre nuove tasse scolastiche e ridurre il "salario sociale" dei lavoratori (attraverso tagli nei contributi delle imprese). Questo è in realtà il programma completo dei popolari. Il Partito liberale lo ha sottoscritto in pieno nello sforzo di provare la propria affidabilità, per dimostrare di non essere un gruppo nazista. Questo comporterà frizioni con la sua base popolare.

Come risponde a questo il Partito socialista?

Dobbiamo innanzitutto chiarire che la coalizione che ha governato per 13 anni tra il Partito Socialista (Spö) e il Partito popolare (Övp) con la sua politica di continui tagli ha preparato il terreno per l’ascesa di Haider. Non dobbiamo neppure dimenticare che è stato il ministro socialdemocratico degli interni che, dando inizio alla legislazione razzista è responsabile di aver coltivato uno stato d’animo xenofobo.

La campagna elettorale dell’Spö si è concentrata sul fatto che l’Austria è diventata il settimo paese più ricco dell’Ocse e sul fatto che gli austriaci "non sono mai stati così bene"... Il partito di Haider al contrario sosteneva demagogicamente che "qualcosa non andava nel paese" e parlava dell’aumento di "stress sui posti di lavoro", queste affermazioni hanno trovato conferme nell’esperienza concreta di molti. Haider si è spinto anche oltre proponendo più soldi per le giovani madri e migliori cure per l’infanzia. I sondaggi dimostrano che la questione dell’immigrazione è solo al quarto posto nelle motivazioni del voto al Partito liberale, dunque questo non è stato il fattore decisivo. Sono stati soprattutto lavoratori non sindacalizzati a votare per questo partito che è riuscito a conquistare il 40% del voto operaio. I lavoratori hanno sempre più difficoltà ad identificarsi con il Partito Socialista e con le sue politiche. La maggior parte dell’elettorato del Partito della Libertà viene da piccoli propietari bottegai, la piccola borghesia che sta disperatamente cercando una via d’uscita ai suoi problemi.

La decisione presa dal Partito Socialista di non fare una nuova alleanza con i popolari è stato un passo avanti nella direzione giusta. Haider aveva già provato in passato a costruire un partito di massa, ma non ci era riuscito. Non ha più di 40.000 iscritti, mentre il Partito Socialista ne conta 400.000. Anche il suo "sindacato", basato su una scissione dei sindacati ufficiali, non ha mai conquistato più di 5 o 6 mila membri (per la maggior parte poliziotti). L’appoggio a Haider è in grandissima misura un sostegno elettorale passivo. Da questo punto di vista e molto più simile ad un movimento che ad un reale partito di massa.

Stai dicendo che i dirigenti del Partito socialista hanno imparato la lezione da questi avvenimenti ?

Assolutamente no, non hanno imparato nulla. Viktor Klima, segretario dell’Spö voleva rilanciare la vecchia alleanza, e per questo era pronto a rinunciare al programma del partito e ad abbracciare quello dei popolari. È un allievo di Schroeder e Blair. Ma il suo piano è fallito grazie alla pressione della base del sindacato sui dirigenti. Il messaggio che è venuto da molti dirigenti sindacali era il seguente: "Se accettate questo programma, lasceremo il partito". Quando i dirigenti del Partito socialista si sono resi conto che era svanita ogni possibilità di rilanciare l’alleanza con i conservatori, hanno addirittura tentato di arrivare ad un accordo di cooperazione con lo stesso Haider, ma lui ha rifiutato. Questi dirigenti sono disperati all’idea di perdere il loro lavoro e le loro poltrone nel governo e nella gestione dello stato che hanno occupato per più di 30 anni. Ma ora, al prossimo congresso del Partito si confronteranno due candidati per l’elezione della presidenza, uno di loro è una sorta di riformista di sinistra, ex-Ministro della Ricerca scientifica.

Qual’è l’alternativa a Haider?

La protesta dei giorni scorsi è un passo avanti nella direzione giusta. È anche la prima volta che i militanti di base del sindacato non hanno accettato la politica del Partito e hanno partecipato attivamente per fare pressioni sui loro dirigenti, ad esempio per rifiutare la riforma delle pensioni.

Il Partito Socialista e i sindacati rappresentano una forza decisiva in Austria. Il partito ha ancora 65 deputati in parlamento, e i sindacati rappresentano 1 milione e mezzo di iscritti. Nessun governo potrebbe governare (senza il loro appoggio). Dopo le elezioni, durante le trattative per formare la nuova coalizione, abbiamo proposto che il Partito Socialista formasse un governo di minoranza che portasse avanti un programma socialista, appoggiandosi sulla forza dei sindacati. L’Austria sta vivendo una polarizzazione mai vista prima, sembra stia raggiungendo i livelli di lotta di classe europei. Le contraddizioni aumenteranno ancora con la decisione del capitalismo austriaco di rompere la concertazione sociale. Questo sta preparando una forte reazione da parte dei lavoratori. Si stanno presentando nuove possibilità per le idee del marxismo.

La gente sta cercando un’alternativa alla crisi del riformismo. Per cominciare le manifestazioni anti-razziste di massa di giovani studenti e lavoratori radicalizzati (non molti sanno che le prime manifestazioni contro l’entrata del partito di Haider nel governo sono state organizzate dal sindacato dei ferrovieri) e poi l’opposizione dei sindacati contro le privatizzazioni creeranno un terreno fertile alla diffusione delle idee marxiste.