Austria - Falcemartello

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200mila lavoratori in corteo contro la riforma delle pensioni

A Vienna il 13 maggio scorso c’era il temporale più forte che la popolazione ricordasse, in sole due ore sono caduti 61 litri di pioggia per mq con chicchi di grandine grossi come uova. Ciononostante la capitale austriaca è stata attraversata dalla mobilitazione più grande dalla seconda guerra mondiale.

La ragione per tanta combattività e determinazione è dovuta alla proposta di riforma delle pensioni promossa dal governo conservatore guidato da Wolfgang Schussel.

Erano presenti lavoratori di tutte le categorie con le loro bandiere sindacali, edili, ferrovieri, metalmeccanici, infermieri, insegnanti, impiegati pubblici. L’ambiente era straordinariamente festoso e combattivo soprattutto perché erano decenni che non si vedevano lavoratori in cortei di simili dimensioni. Quando i manifestanti sono entrati nella Heldenplatz (la piazza più grande del centro di Vienna) c’era ancora gente che aspettava nelle stazioni ferroviarie perché il corteo era così affollato che poteva procedere solo molto lentamente.

Gli insegnanti avevano scioperato già la mattina per protestare anche contro i tagli alla scuola pubblica. Nonostante vari tentativi per far fallire lo sciopero, il 90% dei docenti ha aderito e ci sono state astensioni dal lavoro persino negli istituti privati.

La reazione del governo dopo la manifestazione è stata assolutamente arrogante. Addirittura hanno proposto una riforma delle pensioni per i parlamentari che introdurrebbe il diritto al pensionamento anticipato, quando contemporaneamente la riforma delle pensioni per tutti gli altri lavoratori prevederebbe proprio l’abolizione di questo diritto. Questa vera e propria provocazione dimostra come il governo non è assolutamente intenzionato a fare alcuna concessione. La cosiddetta “tavola rotonda” promossa dal Presidente Thomas Klestil che avrebbe l’obiettivo di aprire un confronto con le parti sociali e il governo, non è altro che una farsa. Wolfgang Schussel ha apertamente dichiarato che questa “tavola rotonda” non cambierà i fondamentali della riforma pensionistica. Su queste basi l’unica strada che può percorrere la Ogb (il sindacato austriaco) è quella della lotta. Il segretario della Ogb, Fritz Verzetnitsch, è già sotto pressione: ha dovuto rispondere se era pronto a convocare uno sciopero generale seguendo l’esempio dei sindacati in Francia. La sua risposta è stata che bisogna stare molto attenti con simili slogan e che la sua speranza è che il governo giunga alla conclusione di non poter governare contro la popolazione.

Ma qualsiasi siano i desideri dei vertici sindacali, altre azioni di lotta e altri scioperi saranno necessari. La cosa importante da capire è che i lavoratori sono pronti a continuare la lotta. La manifestazione del 13 maggio ha rappresentato un passo in avanti importante nel rafforzare la combattività dei lavoratori austriaci. La classe dominante sta rispondendo con i suoi strumenti per fermare gli scioperi: un gruppo di lavoratori che bloccavano un importante incrocio stradale a Salisburgo è stato pesantemente attaccato da un ufficiale di polizia (appartenente alla destra della Ogb); successivamente il sindacato Ogb è stato condannato a pagare multe salate per aver convocato manifestazioni “illegali”. Questo è solo un assaggio di ciò che si prepara in futuro.

In questa situazione l’unica strada per fermare il governo e la sua riforma pensionistica è attraverso azioni di lotta ancora più combattive. Il compito degli attivisti e dei delegati sindacali è rivendicare lo slogan dello sciopero generale contro la riforma delle pensioni e promuovere la mobilitazione e la partecipazione dal basso.

 

(L’edizione integrale dell’articolo in inglese è consultabile sul sito internet www.marxism.com)