Danimarca: 26 rivoluzionari marxisti espulsi dal SUF! - Falcemartello

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Come riportato in precedenza (vedi l’articolo Stop alle espulsioni dei marxisti danesi dal SUF! Un appello internazionale), una serie di espulsioni si sono verificate nell’organizzazione giovanile socialista, il SUF, in Danimarca ai danni dei sostenitori della tendenza marxista Sociaslistisk Standpunkt. Il 26 aprile la dirigenza del SUF ha espulso questi 26 compagni e la decisione è stata portata lo scorso 17 maggio davanti al congresso straordinario del SUF, che ha ratificato le espulsioni.

I 26 sono stato espulsi ufficialmente per aver “agito segretamente” ed aver “operato slealmente”, nonostante essi abbiano sempre esposto le loro idee apertamente, e formato legittimamente una frazione all’interno del SUF per raggiungere questo obiettivo. Tra gli espulsi vi sono diversi membri fondatori del SUF, ex membri degli organismi dirigenti nazionali e dirigenti di sezioni locali. Socialistisk Standpunkt lavora da anni all’interno del SUF come una tendenza riconosciuta, ed il sostegno alle sue idee è cresciuto nell’ultimo periodo. Questa è la vera ragione per cui hanno voluto espellere i 26 compagni. Lo scopo era mettere a tacere una tendenza politica delle cui idee hanno paura.

Le espulsioni sono state portate avanti con metodi estremamente burocratici. Diversi canali di comunicazione all’interno del SUF sono stati chiusi o ridotti. I compagni espulsi sono stati rimossi dalla mailing list nazionale, ed il bollettino interno del SUF non era distribuito ai membri per via postale ma soltanto via mail. In 11 sezioni locali del SUF agli espulsi è stato negato il diritto di difendere la propria posizione, e la discussione, all’incontro della dirigenza tenuto proprio per affrontare il caso, si è ridotta ad una farsa in cui ciascun singolo membro doveva presentarsi individualmente ed essere interrogato dai dirigenti per due minuti!

Non bastasse questo, è stato ora dimostrato che la segreteria del SUF ha sistematicamente preso nota di tutti coloro che si sono opposti alle espulsioni. Nei giorni precedenti al congresso straordinario, quei militanti che presumibilmente si sarebbero opposti all’interno dell’assise alle espulsioni sono stati convocati dalla direzione per una “chiacchierata tra compagni”, come misura preventiva.

Il congresso del 17 maggio

Il congresso del 17 maggio si è svolto nello stesso stile. Agli espulsi è stato concesso soltanto di accedere alla sala per esporre il proprio caso individuale, ma non è stato neppure consentito loro di presenziare al congresso durante la discussione ed il voto! È stato loro negato anche il diritto di presentare una dichiarazione collettiva a difesa della propria posizione, e la discussione sul punto è stata ridotta a soltanto un’ora, con solamente un minuto per intervento!

Il risultato ufficiale è stato di 272 votanti complessivamente, e secondo la versione ufficiale il 79% di questi ha votato a favore delle espulsioni. Tuttavia, non è stato effettuato alcun conteggio ufficiale del numero di persone presenti in sala, mentre chi ha effettivamente provato a contare i presenti ne ha contate soltanto 180 circa! Come sia potuto accadere che siano stati espressi un centinaio di voti in più rispetto al numero dei presenti, rimane un mistero!

All’interno della sala della riunione si trovavano anche persone con più di 30 anni (contro le regole statutarie del SUF), ed anche molti individui che non militano attivamente nel SUF erano arrivati ad aiutare a riempire la sala.

Quanto l’intera faccenda si sia tradotta in una farsa si può comprendere meglio tramite il fatto che un membro “influente” del SUF aveva perfino preparato in anticipo una risoluzione affinché la dirigenza espellesse i 26 compagni nel caso in cui la mozione favorevole alle espulsioni non avesse raggiunto la necessaria maggioranza dei 2/3 dei voti al congresso. Dunque tutta la faccenda era chiaramente stata già preparata in anticipo!

Gli espulsi hanno deciso di andare avanti e diffondere in ogni caso un comunicato congiunto, prima di abbandonare il congresso, affermando che non accettavano il risultato, che non c’erano affatto 272 votanti presenti nella sala congressuale e che l’intera procedura di voto non si è svolta regolarmente.

E nonostante questa chiara atmosfera di intimidazione, ben 55 voti sono stati espressi contro le espulsioni, senza contare i 26 compagni che erano stati privati dei loro diritti di partecipazione e non hanno dunque potuto votare.

Espulsioni politiche

Queste espulsioni hanno avuto luogo in un momento in cui la Danimarca sta affrontando un’ondata di proteste e radicalizzazione di settori importanti della gioventù e della classe lavoratrice. L’anno 2006 ha visto le manifestazioni più imponenti dal 1985, e scioperi combattivi su scala locale. È con situazione sociale ed in questo contesto che le idee di Socialistisk Standpunkt hanno guadagnato un sostegno crescente.

Questo stava chiaramente preoccupando un settore della dirigenza del SUF, che stava cominciando ad essere preoccupata per il proprio futuro. Non potevano tollerare il fatto che noi stessimo guadagnando un’influenza decisiva, e ci vedevano come un elemento potenzialmente forte di opposizione, che avrebbe persino potuto contendere loro la leadership. Nel corso dell’intero processo hanno sempre evitato di affrontare le vere questioni in gioco, ed hanno ostinatamente rifiutato di ammettere che queste siano state espulsioni politiche. Sostengono che siamo stati espulsi esclusivamente per essere stati un “gruppo nascosto”, ed hanno “dimostrato” questo distribuendo alcune nostre vecchie email e documenti di discussione interna, che sono state trafugate da un indirizzo email personale e completamente manipolate. Eppure, finora non è stato presentato nemmeno un esempio concreto di un comportamento sleale da parte di nessuno dei 26. Non è stata prodotta nessuna critica concreta a nessuna azione compiuta da alcuno dei 26 compagni in nessuna sezione locale, nella dirigenza nazionale o altrove.

In ogni caso, tre fra i principali leader del SUF hanno rivelato alcuni dei loro veri obiettivi politici quando, questo mese, hanno presentato un emendamento ad una conferenza della Lista Unitaria (il partito di sinistra al quale il SUF è collegato), in cui hanno posto la richiesta di cessare l’opposizione all’Unione Europea, sostenendo che questa dovrebbe essere riformata dall’interno! Fortunatamente questo emendamento non è stato approvato dalla conferenza, ma questo episodio mostra chiaramente come alcuni dei dirigenti vogliono spingere il SUF a destra. E questo obiettivo sarebbe più semplice da raggiungere senza l’opposizione del Socialistisk Standpunkt.

È questa la vera posta in gioco! I 26 attivisti sono stati espulsi non per i presunti crimini di cui la dirigenza ci sta accusando, ma semplicemente perché difendono le idee rivoluzionarie marxiste, e guadagnano sostegno a queste idee tra i giovani.

Nuove espulsioni in arrivo?

Il 19 maggio, soltanto due giorni dopo il congresso, i dirigenti nazionali del SUF hanno tenuto un incontro in cui hanno discusso un piano per espellere altri membri. Ciò dimostra chiaramente come questi dirigenti vogliano estromettere dall’organizzazione ogni forma di opposizione politica. Arriveranno al punto di dichiarare che chiunque appoggi la linea politica e le idee di Socialistisk Standpunkt verrà espulso? Una simile mossa distruggerebbe il SUF come organizzazione vitale, rivoluzionaria. Non si può avere un’organizzazione rivoluzionaria senza una completa libertà di discussione. Queste espulsioni porteranno inevitabilmente a stabilire una tradizione al cui interno le differenze politiche vengono risolte con metodi burocratici.

La creazione di un’opposizione di sinistra

Le espulsioni non sono state accettate in silenzio. Cinque sezioni locali del SUF – a Vejle, Roskilde, Østerbro, Gladsaxe and Holbæk – hanno approvato risoluzioni contrarie alle espulsioni. Il giorno dopo che il congresso ha approvato le espulsioni, molti di questi compagni si sono incontrati per discutere sul da farsi. È stata adottata una risoluzione che invita alla creazione di un’opposizione di sinistra, che ha l’obiettivo di “riportare il SUF al suo punto di partenza originario, che è il socialismo rivoluzionario, e ad un dibattito democratico”.

Socialistisk Standpunkt è stato accusato dalla dirigenza del SUF di “voler abbandonare il SUF qualora l’organizzazione entrasse in crisi”. Ma il SUF è in crisi proprio adesso, una crisi provocata da coloro che hanno manipolato e distribuito i documenti falsi e da coloro che hanno utilizzato metodi burocratici per bloccare la discussione politica. Nonostante tutto questo noi non chiediamo a nessuno di abbandonare il SUF. Al contrario, chiediamo che tutti vi restino, e combattano perché il SUF torni ad una politica socialista!

In realtà, le espulsioni segnano un nuovo punto di svolta in un conflitto che si stava sviluppando da tempo all’interno della direzione del SUF tra due tendenze principali, una che afferma di essere rivoluzionaria, e l’altra che tende verso idee riformiste. Nonostante la prima di queste tendenze si dichiari rivoluzionaria e perfino “anti-autoritaria”, hanno finito sfortunatamente per accettare misure estremamente burocratiche volte allo scopo di isolare ed infine cacciare i veri marxisti.

Ma queste espulsioni non hanno risolto assolutamente nulla. Le idee marxiste non possono mai essere separate dalla gioventù rivoluzionaria. Combatteremo per essere riammessi nel SUF, e nel frattempo manterremo dei contatti con l’opposizione di sinistra appena formata. Il prossimo periodo in Danimarca non sarà di pace sociale e continua prosperità. Al contrario, gli eventi recenti indicano un enorme livello di malcontento. In marzo si sono verificati gli scontri giovanili di Copenhagen (vedi l’articolo Gli scontri a Copenhagen – il vicolo cieco del capitalismo è smascherato), con centinaia di giovani nelle strade, mentre durante la contrattazione sui salari il 62% degli operai non qualificati ha votato contro l’accordo (nonostante questo alla fine sia passato grazie ad una maggioranza complessiva molto risicata).

Tutto questo mostra che rabbia e radicalizzazione sono crescenti. In una situazione come questa le idee e l’influenza di Socialistisk Standpunkt si diffonderanno e riusciranno a raggiungere i migliori militanti rivoluzionari, a dispetto di tutte le manovre che i leader del SUF o di qualsiasi altra organizzazione possano utilizzare.

Copenhagen, 22 maggio 2007