Danimarca: una situazione esplosiva - Falcemartello

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Una situazione esplosiva con scioperi di massa dei dipendenti pubblici

 

Da molti anni a questa parte i governi che si sono susseguiti hanno continuato ad effettuare tagli sui fondi di spesa degli enti locali. Questo ha avuto pesanti effetti non solo su bambini, studenti, malati e anziani, ma anche sulle parecchie centinaia di migliaia di lavoratori del settore pubblico; stress e malattie di lungo decorso sono all’ordine del giorno.

Da In Defence of Marxism

Tagli massicci ai fondi degli enti locali sono stati effettuati ancora una volta quest’anno, in conseguenza di un accordo economico tra governo e consigli municipali. Questi tagli avranno ripercussioni sugli asili nido, sulle scuole e sui servizi di assistenza agli anziani e ai malati. Non c’è alcun dubbio che questo si tradurrà in un peggioramento dei servizi e in licenziamenti in molti Comuni.Questi attacchi avvengono proprio mentre il Ministero delle Finanze del governo di destra lancia proclami sulla “buona salute” dell’economia danese. Il bilancio dello stato ha uno stupefacente attivo di quasi 100 miliardi di corone (circa 15 miliardi di euro), mentre i profitti nel settore privato sono altrettanto incredibili, e i manager ottengono enormi aumenti di stipendio.


Manifestazioni, assemblee di massa e scioperi


Il malcontento stava già montando durante i mesi estivi tra i dipendenti pubblici, i genitori, gli studenti e i più anziani. Questa rabbia si era espressa attraverso assemblee e furibonde lettere di protesta, raccolte di firme etc. Uno dei manifestanti esprimeva perfettamente l’umore generale dicendo che “per molti anni hanno continuato a tagliare in profondità fino all’osso, ora stanno segando pure quello – quando è troppo è troppo!”
In molte città si è assistito ad assemblee di massa in cui si discuteva che cosa fare. In molti posti sono state convocate manifestazioni – alcune delle quali molto partecipate, anche in città in cui non c’era alcuna tradizione di lotta. Roskilde è stata una delle prime città in cui si è tenuta una manifestazione con 700 partecipanti il 28 agosto.
Ma dove il movimento è avanzato di più è stato nella seconda città della Danimarca – Aarhus. La scorsa settimana c’è stata una manifestazione con almeno 15.000 partecipanti (la più grande da molti anni a questa parte). È importante sottolineare che i manifestanti non sono soltanto “i soliti sospetti”. Il 21 settembre ad Aarhus hanno manifestato un centinaio di anziani in sedia a rotelle, mentre i genitori occupavano il Municipio con i loro bambini. Numerosi scioperi si sono susseguiti ad Aarhus negli asili nido per tutte le scorse settimane. Questo movimento è iniziato il 12 settembre tra pochi asili, ma si è rapidamente diffuso all’85% degli asili nido alla data del 21 settembre. Alcuni di questi asili sono stati chiusi dai genitori, che hanno bloccato le entrate, in modo che gli insegnanti degli asili nido non ricevessero multe per sciopero illegale. Il 21 settembre si è tenuta un’assemblea per tutti i lavoratori degli asili in una sala con 4.500 posti: la sala era completamente piena, e molti sono stati costretti a restare fuori cercando di entrare. La stragrande maggioranza dei partecipanti all’assemblea ha deciso di continuare lo sciopero fino almeno al 27 settembre, quando si terrà una nuova assemblea. Solo 40-50 persone hanno votato contro questa proposta, sui 4.500 partecipanti. Gli scioperi stanno anche iniziando a diffondersi ad altre città ed altri settori.


La burocrazia sindacale


Il movimento continua a svilupparsi nonostante la dirigenza sindacale abbia fatto tutto il possibile per tenerlo a freno. I dirigenti sindacali considerano gli scioperi “illegali”, e rivendicano il proprio dovere di “mantenere la pace sociale” durante le contrattazioni sui salari.
A Roskilde si sta diffondendo un atteggiamento particolarmente radicale, di cui si sono avuti esempi durante la grande manifestazione che ha fatto seguito a un’assemblea di massa che era stata convocata da tutti i sindacati della zona. In questa assemblea uno dei rappresentanti degli asili nido ha proposto che il passo successivo nella lotta fosse uno sciopero di 24 ore. Questa proposta ha terrorizzato la burocrazia sindacale, che ha lanciato anatemi sui promotori di questa risoluzione, finendo per dividere l’assemblea. Il presidente della sezione locale del sindacato confederale è piombato in assemblea spaventando tutti coloro che si trovavano nella sala col dire che sarebbe stato molto costoso per ciascuno di loro se avessero deciso di scioperare – e subito dopo se n’è andato col resto della burocrazia sindacale: questo ha fatto sì che i delegati sindacali, di fronte alla prospettiva di enormi multe e di un aumento delle quote sindacali, hanno lentamente seguito i loro capi fuori dall’assemblea.
La burocrazia sindacale è stata costretta a uscire dall’assemblea perché la risoluzione avrebbe ottenuto la maggioranza dei voti: c’era decisamente l’intenzione di dare vita a uno sciopero. Successivamente, molti di quelli che avevano lasciato l’assemblea hanno espresso la loro volontà di scioperare (prima dell’assemblea il 60% degli asili nido erano a favore dello sciopero, e quasi tutti gli altri erano indecisi). Dopo l’assemblea il consiglio comunale ha deciso che avrebbe revocato i tagli: in ogni caso, il nuovo “budget morbido” è piuttosto ambiguo, dal momento che in realtà contiene ancora dei tagli. Ciononostante occorre dire che si tratta di una vittoria almeno parziale per il movimento. La situazione in Roskilde è ancora aperta: è impossibile dire che cosa accadrà quando le conseguenze concrete della manovra finanziaria verranno alla luce, o quando il movimento si svilupperà nel resto del Paese.
È assolutamente chiaro che la burocrazia sindacale sta cercando di trattenere il movimento invece di spronarlo in avanti, e che i burocrati sono un ostacolo per la lotta: usano la loro autorità per mettere un freno alle proteste. In ogni caso, allo stesso tempo questa autorità ha un limite, ed è chiaro anche che la burocrazia non è un ostacolo insuperabile.
Ad Aarhus il presidente locale del sindacato aveva detto prima delle grandi manifestazioni che il sindacato non sapeva nulla di alcun movimento in difesa dello stato sociale, e che certamente non vi era coinvolto. Una settimana dopo il sindacato ha di fatto organizzato le grandi manifestazioni. Questo dimostra che anche una burocrazia forte può essere messa in difficoltà, e che quando il movimento comincia, può svilupparsi anche contro le intenzioni della burocrazia.


Per un movimento nazionale


Finora il movimento si è diffuso in vari Comuni, ma senza alcuna forma di coordinamento. È chiaro che i tagli sono il risultato delle politiche del governo – che pretende che le giunte locali si adeguino con ulteriori tagli, sperando così di scaricare sugli enti locali ogni responsabilità. Questa è la tattica del governo ormai da molti anni, contro il quale in tutto questo tempo sono state portate avanti diverse lotte, ma tutte isolate tra loro.
Stavolta la gente non è disposta ad essere ancora ingannata: è chiaro a tutti che la responsabilità delle attuali politiche è del governo. Perciò è necessario unificare le singole lotte isolate in una sola lotta nazionale. Questo dovrebbe essere il compito del sindacato confederale e delle altre grandi strutture sindacali (che organizzano complessivamente più dell’80% dei lavoratori). I lavoratori hanno creato i sindacati per difendere i propri diritti: è giunta l’ora che queste organizzazioni facciano il proprio dovere! Dobbiamo fare pressioni sul sindacato confederale affinché si ponga alla testa della lotta, anziché ostacolarla.


I partiti della sinistra


Molti dei consigli comunali che stanno lanciando i tagli più profondi sono composti a maggioranza da partiti della classe operaia. I consigli di Roskilde e Aarhus sono formati dai Socialdemocratici, dal Partito Popolare Socialista (SF) e dalla “Lista unitaria” (una piccola coalizione parlamentare di sinistra). I Socialdemocratici hanno scelto una politica di gestione dei tagli richiesti dal governo di destra. È chiaro che una simile scelta è disastrosa. Ma è evidente anche che i Socialdemocratici sono sotto pressione, e questo si riflette nel loro partito. Tutti i lavoratori e i giovani devono pretendere che i loro partiti di appartenenza si uniscano e con la loro maggioranza sconfiggano il governo ed esigano maggiori fondi dallo Stato..
I partiti della classe operaia devono usare il loro consenso maggioritario per portare avanti politiche di classe e rispedire al mittente i tagli: il settore pubblico deve essere migliorato, non peggiorato.


Il movimento si radicalizza


Il movimento continua a svilupparsi e radicalizzarsi. È chiaro che il governo e la borghesia si sentono sotto pressione: la scorsa settimana hanno annunciato che avrebbero aumentato leggermente i fondi per gli enti locali – in misura peraltro assolutamente irrisoria – ma questo non ha fermato il movimento.
Ora il Primo Ministro della destra, Anders Fogh Rasmussen, ha dichiarato che “si sente trattato molto male dalle giunte locali” (Politiken, 23.09.06) e lancia minacce all’autonomia delle enti locali.
Domenica 23 settembre il precedente sindaco (di destra) di Aarhus ha chiesto l’intervento della polizia per forzare i blocchi che i genitori avevano eretto fuori dalle scuole. I genitori e i lavoratori degli asili in sciopero hanno dichiarato che non avrebbero interrotto le loro azioni, neppure se fosse intervenuta la polizia. Ad ogni modo, è decisamente improbabile che i poliziotti siano entusiasti della prospettiva di attaccare questi presidi – molti di loro sono mariti o genitori o essi stessi insegnano negli asili: sarà ben difficile che siano disposti ad attaccare le proprie mogli, e finora in ogni caso hanno rifiutato di farlo. Ma se anche la polizia dovesse effettivamente forzare i blocchi di protesta, il movimento potrebbe rapidamente infiammarsi. Per reagire alla minaccia di un attacco, il sindacato confederale deve convocare uno sciopero generale e far sì che si fermi per protesta l’intera città.
In che direzione si svilupperà il movimento rimane incerto, ma non sembra destinato ad interrompersi ora. Al contrario, sembra proprio che continuerà a intensificarsi e radicalizzarsi.
L’unica via che può condurre in avanti il movimento è trasformarlo in un movimento nazionale. Deve diffondersi a tutti i settori, prima di tutto al resto del settore pubblico, e quindi a quello privato. Il sindacato confederale deve convocare uno sciopero generale di 24 ore per il 3 ottobre, quando il Parlamento riaprirà dopo le vacanze estive, rivendicando la fine dei tagli e chiedendo che lo Stato aumenti i fondi per gli enti locali.

28 settembre 2006