Dublino: 200mila in piazza contro la crisi - Falcemartello

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Più di uno spettro si aggirava per le strade di Dublino sabato 21 febbraio 2009: la paura per la disoccupazione e per i tagli ai posti di lavoro, ma anche e soprattutto lo spirito di James Connolly e Jim Larkin, i padri fondatori del movimento operaio irlandese.


Ci sono volute 2 ore per arrivare da Parnell Square al comizio finale: 200000 persone, lavoratori con le loro famiglie e i loro figli, giovani e anziani provenienti da tutto il paese, da Cork, Kerry, Sligo, Donegal… tutti disgustati, “perché dovremmo pagare per queste sanguisughe?” La crisi in Irlanda ha creato un enorme movimento: molti dei partecipanti alla manifestazione hanno ammesso di non aver mai partecipato ad uno sciopero o ad un corteo in vita loro, ma è anche vero che non c’è mai stata una situazione simile. Erano presenti perfino membri della PDforra, l’organizzazione dei militari.

 

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 Un'immagine della manifestazione

Non è difficile capire il perché. Attualmente i disoccupati sono 326000 e in tutto il paese i posti di lavoro stanno diminuendo sensibilmente di giorno in giorno. Non è stato un caso che i lavoratori della Waterford e della SR Technics fossero in testa al corteo: mentre questi ultimi dimostravano quanto profondamente abbia colpito la crisi i lavoratori della Waterford ricordavano a tutti lo spirito di lotta che ha caratterizzato la classe operaia in questo periodo.

Manifestazioni come questa contribuiscono a dare ai lavoratori fiducia nei propri mezzi. Una manifestazione con 200000 persone significa che 1 irlandese su 20 vi ha partecipato. Come se negli Stati Uniti manifestassero 15 milioni di persone o in Gran Bretagna 3 milioni. I padroni irlandesi sono rimasti spiazzati dalla forza della risposta dei lavoratori irlandesi. La borghesia irlandese è storicamente molto debole, dipendente com’è dagli investimenti stranieri e dalle esportazioni verso la Gran Bretagna, tanto che la debolezza della sterlina nei confronti dell’euro le sta creando seri problemi.

Ma l’altra faccia della medaglia è che in questi ultimi anni la classe operaia irlandese è cambiata parecchio. Invece di emigrare in Gran Bretagna o negli Stati Uniti per cercare lavoro, da anni si sta “ritornando” in Irlanda: i salari sono aumentati e in verità i lavoratori oggi hanno molto più per cui lottare di quanto non abbiano mai avuto in passato. La crisi mette tutto questo a repentaglio e la gente non è affatto pronta a mollare. Il problema per i padroni è che il miracolo economico degli ultimi anni ha rafforzato la classe operaia: hanno creato così i propri becchini, usando le parole dello stesso Marx.

Lo scandaloso “golden circle” (451 milioni di euro prestati dai manager della AngloIrish Bank ai loro 10 maggiori azionisti per pagarne i dividendi) aumenta la rabbia popolare. Perché i lavoratori dovrebbero pagare per una crisi creata interamente dai padroni? Questa rabbia si è riverberata nei discorsi dei leader sindacali. Patricia McKeown, presidente dell’Irish Congress of Trade Unions (ICTU, la confederazione dei sindacati) ha detto che “è venuto il momento per i lavoratori di farsi sentire e se il Governo non farà qualcosa non riceverà nemmeno un voto dalla classe operaia ” (RTE news). David Begg della ICTU ha sottolineato che “prima o poi (probabilmente più prima che poi) l’intero sistema bancario avrà bisogno di essere nazionalizzato” (Irish Times). Il Governo sta subendo un’enorme pressione, in virtù uno spinoso dilemma: qualcuno dovrà pur pagare la crisi (e potete essere sicuri che i padroni non la pagheranno!) quindi stanno cercando di apparire ragionevoli, anche se è chiaro a tutti che si tratta di un gatto che si morde la coda.

“In una nota di questa mattina il Governo afferma che esiste una notevole concordanza programmatica con il Piano Nazionale per la Ripresa proposto dalla ICTU. In particolare, il Governo crede che una risposta “nazionale” all’attuale crisi non è solo desiderabile ma imprescindibile per affrontrare tale sfida”

“Il Governo riconosce che le misure intraprese siano dure e in alcuni casi dolorose ma è anche convinto che siano necessarie e al tempo stesso ineludibili” (Irish Times).

La nota descriveva la tassazione delle pensioni come “ragionevole” e affermava che essa riflette “la realtà che ormai non siamo in grado di continuare ad assicurare lo stato sociale nelle attuali circostanze dato che le entrate sono in diminuzione”.

Vista la forza della marcia di sabato 21 febbraio e data l’enorme pressione a cui sono sottoposti i leader sindacali, ci si può aspettare che questi ultimi saranno obbligati ad andare oltre ciò che forse hanno intenzione di fare: sarebbe un assoluto disastro affidarsi semplicemente al decalogo salvalavoro proposto dai leader sindacali, ai quali dovremmo chiedere una lotta per ogni posto di lavoro e per ogni centesimo di stipendio. Le banche dovrebbero essere nazionalizzate sotto il controllo democratico dei lavoratori. Ogni azienda che preannunci la cassa integrazione dovrebbe essere nazionalizzata sotto il controllo dei lavoratori. Abbiamo bisogno di un Governo laburista con un programma socialista, che non collabori assolutamente con il Fine Gael e il Fianna Fail, (i due principali partiti borghesi del paese, ndt) ormai indistinguibili l’uno dall’altro.

23 febbraio 2009