Irlanda 1967-2007 - Una visione d'insieme - Falcemartello

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Un discorso tenuto nell’agosto 2007 da Gerry Ruddy, membro del Partito socialista repubblicano irlandese, ad una riunione della Tendenza marxista internazionale, di cui FalceMartello fa parte.

 

 dal sito In defence of Marxism

Karl Marx sull’ Irlanda

"Io ho cercato in tutti i modi di suscitare questa dimostrazione in favore del fenianesimo (cioè del movimento repubblicano) da parte degli operai inglesi... Dapprima avevo ritenuto cosa impossibile la separazione dell’Irlanda dall’Inghilterra. Ora la ritengo inevitabile,  anche se dopo la separazione potrà venire la federazione." (lettera a  Engels, 2 novembre 1867, carteggio Marx-Engels, volume quinto, pag. 92 . Editori Riuniti 1972)

"-è  interesse assoluto e diretto della classe operaia inglese di liberarsi  dell’attuale vincolo con l’Irlanda.(…) La classe operaia inglese non farà mai nulla prima che si sia liberata dell’Irlanda. La reazione inglese ha le sue radici nella sottomissione dell’Irlanda." 10 dicembre1869 (Ibidem, pag. 448-449)

Nel gennaio 1967 fu fondata la "Northern Ireland Civil Rights Association" (NICRA) ed iniziò il processo di eventi che la gente in Irlanda di solito chiama "i disordini". É importante analizzare gli ultimi 40 anni, studiare gli errori, i falsi presupposti e i successi della sinistra nel corso di quel periodo. Dividerò il periodo in tre fasi:

1) La fase democratica

2) La lotta armata

3) La fase riformista

Pur riconoscendo che è una divisione schematica, è uno strumento utile per avere un quadro d’insieme degli ultimi 40 anni e naturalmente per trarre lezioni fondamentali da quegli anni di lotta.

Nel 1967 l’Irlanda era, come oggi, divisa in due stati. Lo stato dell’Irlanda del nord con il suo governo locale sotto il totale controllo unionista discriminava i cattolici/nazionalisti; la classe dominante locale si considerava fermamente britannica con un’economia fondamentalmente basata sull’industria pesante direttamente collegata all’economia britannica. Tuttavia quella stessa classe divenne inquieta dopo la vittoria del partito laburista britannico alle elezioni del 1964. Alcuni settori dei dirigenti del partito unionista capivano che avrebbero dovuto concedere qualche piccola riforma per soddisfare le richieste democratiche. Riconobbero anche che i rapporti tra la repubblica irlandese e la Gran Bretagna cominciavano a distendersi data la decisione della borghesia irlandese di abbandonare il protezionismo.

"Gli investimenti esteri, specie nel settore rivolto all’esportazione furono benvenuti. Nel 1956 furono detassati i profitti derivanti da nuovi investimenti nel settore dell’esportazione per un periodo di 15 anni. Le restrizioni sulla proprietà privata dell’industria furono attenuate gradualmente fino alla completa eliminazione nel 1964. Fu riconosciuta l’importanza delle importazioni a basso prezzo per l’industria rivolte all’esportazione, furono abbassate le tariffe doganali, ancor prima di entrare nel Mercato Comune, l’Irlanda siglò un accordo di libero scambio con il regno Unito nel 1965."

(James B. Burnham, Why Ireland Boomed, The Independent Review, v. VII, n.4, Primavera 2003, ISSN 1086-1653, pp. 537- 556.)

Nel 1973 sia l’Inghilterra che l’Irlanda entrarono nella Cee e questo segnò una svolta fondamentale nelle relazioni fra i due paesi.

Esisteva ora l’esigenza imperativa a rimuovere  possibili ostacoli verso una migliore relazione fra le due classi dominanti. La maggiore causa di frizione era la situazione nell’Irlanda del Nord. I maggiori partiti della Repubblica d’Irlanda affondavano le loro radici nel movimento repubblicano degli anni '20 e nella dolorosa separazione, si consideravano i protettori dei nazionalisti del nord, seppure quasi sempre in senso teorico e raramente nella pratica.

In Irlanda del Nord alle elezioni amministrative le imprese avevano voti multipli e avevano diritto di voto solo i contribuenti. La discriminazione era la norma sia da parte delle aziende unioniste che degli organismi statali. I sostenitori del partito unionista erano ricompensati per la loro lealtà al momento dell’assegnazione di contratti di affitto, posti di lavoro, etc. Il controllo veniva esercitato attraverso organizzazioni come l’Orange order, un’organizzazione reazionaria che aveva lo scopo di creare una alleanza interclassista che mantenesse i lavoratori protestanti separati da quelli cattolici. Ma altri settori della classe dominante non vedevano la necessità di cambiamento e nel 1967 fu vietata la possibilità di organizzarsi da parte dei circoli repubblicani, lasciando questi ultimi senza mezzi democratici per esprimere la loro identità. Questo in un periodo in cui l’Ira praticamente non esisteva e i repubblicani si indirizzavano verso attività strettamente politiche.

Il movimento repubblicano irlandese stava a quell’epoca passando attraverso trasformazioni fondamentali. Dopo la totale sconfitta della campagna dell’Ira fra il 1956 e il 1961, il movimento repubblicano si era spostato a sinistra sotto l’influenza di gente vicina al Partito comunista di Gran Bretagna e della Associazione Connolly che aveva sede in Inghilterra. Malgrado una forte opposizione da parte dei tradizionalisti e dell’ala armata, fortemente influenzati dal cattolicesimo, i settori di sinistra conquistarono nel 1967 il controllo del movimento repubblicano. Emersero come un partito radicale populista che lottava su questioni nazionali e sociali.

Ma naturalmente le apparenze possono confondere. Sotto la superficie esisteva ogni sorta di contraddizione in seno al movimento repubblicano irlandese. Esistevano forti tendenze nazionaliste e c’era una tendenza pro cattolica che vedeva il Protestantesimo, la massoneria e il giudaismo come nemici da temere. Con un partito al governo delle 26 contee dell’Irlanda del sud, Fianna Fail, che aveva abbandonato le politiche nazionaliste protezioniste introdotte dal suo fondatore Eamon de Valera negli anni '30, Sinn Fein, si riteneva l’unico vero guardiano dei valori repubblicani irlandesi e considerava l’introduzione dell’Accordo di libero scambio sia una capitolazione alle forze del capitalismo internazionale ma anche come una apertura alla temuta prospettiva dell’arrivo in Irlanda dei comunisti che sarebbero venuti a rubare i posti di lavoro irlandesi e a minacciare "il nostro modo di vita cristiano"

"-se diventiamo membri della Comunità Europea non si potrà porre nessuna restrizione all’entrata in Irlanda di comunisti dall’Italia, dalla Francia o da qualsiasi altro paese del Mercato comune" (Tomas Mac Giolla, Nation or Province-Ireland and the Common Market, Dublino 1963)

Ma quello che i dirigenti del movimento repubblicano non riuscivano a capire era che il tentativo di costruire una economia basata sul protezionismo sarebbe sempre stata destinata al fallimento data la crescente internazionalizzazione del capitalismo. 

Fianna Fail come rappresentante della borghesia locale vide che i suoi interessi futuri erano strettamente legati a quelli del capitale internazionale. Nel corso degli anni '50 oltre 800 mila persone emigrarono, c’era una grande povertà e un alto livello di disoccupazione ma il movimento repubblicano ignorava queste piaghe sociali e si concentrava solamente sulla lotta armata nel nord. Certamente nel 1967 la classe dominante del sud non aveva rinunciato affatto alla questione nazionale pur vedendo la sua futura dal punto di vista economico strettamente legato alla Comunità economica europea e a più stretti legami economici e politici con il Regno unito.

Negli anni '60 il movimento repubblicano, in cerca di appoggio, accorgendosi del crescente interesse nel socialismo a livello mondiale e influenzato sia dalla guerra del Vietnam che dagli sviluppi della rivoluzione cubana, cominciò a parlare di socialismo. Così nel giro di un fine settimana alcuni dirigenti dell’Ira, senza un serio dibattito nella base, si giunsero a dichiarare che l’obiettivo da ora in poi era di costruire una repubblica socialista.

Questa decisione non fu presa per motivi ideologici ma si basava solamente sul pragmatismo. Tuttavia ciò che dovrebbe essere sottolineato e compreso è che il modello socialista che il movimento repubblicano importò a “scatola chiusa” era quello dei partiti comunisti ufficiali cioè quelli fedeli alla burocrazia statale dell’Urss. Non scelsero quel modello per caso dato che il movimento repubblicano, che aveva una visione decisamente militarista, riteneva perfetto il modello stalinista. Non poteva esserci nessuna discussione democratica seria all’interno dell’organizzazione. Il gruppo dirigente considerava se stesso, il braccio armato dell’IRA, come il de jure, governo legittimo della repubblica Irlandese, proclamato nel 1916 e legittimato dalle elezioni generali del 1918.

Nella pratica la miscela di controllo militare e stalinista funzionò bene per il movimento repubblicano. Volontari dell’Ira furono inviati all’interno delle organizzazioni di massa, a votare per determinate persone e portare avanti fedelmente tutto quello che il gruppo dirigente decideva. Chi dissentiva veniva etichettato come cattolico di destra oppure disfattista trotskista.

Tomas MacGiolla, che aveva un passato di destra ed era presidente del Sinn Fein appoggiò pienamente il nuovo orientamento. Questi oscillazioni dal punto di vista ideologico sono caratteristici di questa corrente del movimento repubblicano.

"Sinn Fein nacque come organizzazione piccolo borghese di destra. Negli anni '30 il movimento era socialista a parole. Negli anni '40  era nazionalista e vocazionalista. Negli anni '60 era tornato socialista e negli anni '70 di nuovo nazionalista prima di ridiventare socialista nel 1982. Tuttavia è riuscito a passare attraverso tutti questi cambiamenti mantenendo immutata la sua natura come ala combattiva del nazionalismo irlandese."( Pat Walsh, Irish Republicanism and Socialism, Athol Books , giugno 1994, Pagina 255)

Nel corso del conflitto armato il movimento Provisional (la scissione operata dall’ala militare dall’Ira, avvenuta nel 1969-70) oscillò varie volte a destra e a sinistra a seconda delle circostanze. Il gruppo dirigente repubblicano sapeva che adottando una posizione di sinistra avrebbe prosciugato le fila della sinistra e rimpolpato la sua base oltre a conquistare credibilità internazionale agli occhi del movimento rivoluzionario mondiale. Nel 1967, nonostante la lenta svolta verso sinistra, il movimento repubblicano era caratterizzato ancora per l’enfasi che dava alla lotta armata, il suo rifiuto del parlamentarismo e il suo disprezzo per la gente comune non repubblicana. Naturalmente c’erano eccezioni e Seamus Costello, che in seguito avrebbe fondato l’Irish Republican Socialist Party (Irsp), costruì una solida base per le idee repubblicane fra i lavoratori attraverso un’attività militante e la partecipazione alla lotta di classe nella sua zona, Bray, in Irlanda del Sud.

Nel 1967 nella sinistra c’era un crescente interesse per gli scritti di James Connolly, repubblicano marxista e dirigente dell’insurrezione di Pasqua del 1916, interesse stimolato dal suo cinquantesimo anniversario. Anche il partito laburista, conservatore, servile e cattolico, cominciò a permettere l’uso della parola socialismo nelle sue fila, spingendosi addirittura fino a dichiarare che "gli anni '70 saranno socialisti". Bisogna ricordare che il Partito laburista irlandese non è un partito di massa della classe operaia ma piuttosto un insieme di partiti basati sulle circoscrizioni elettorali che ruota attorno alla personalità dei membri eletti a livello locale e che condividono un impostazione sociale conservatrice.

Nel nord fu sviluppata una strategia che consisteva in un’alleanza senza molti vincoli fra repubblicani, comunisti e liberali per portare avanti una lotta per i diritti democratici all’interno dell’Irlanda del nord. Questo portò alla nascita del movimento per i diritti civili (Nicra) che portò migliaia di persone in piazza a rivendicare riforme democratiche. Prima doveva esserci uno stadio democratico che avrebbe comportato la lotta per la democrazia al nord, successivamente quella lotta sarebbe sfociata nella fine della divisione e nell’insediamento di un governo nazionale di tutto il paese. Allora, e solo allora la questione del socialismo sarebbe stata sollevata. Ma nella pratica questo approccio implicava la richiesta di un’Irlanda capitalista e questo non poteva interessare i lavoratori protestanti pro-britannici e neppure molti lavoratori e disoccupati che furono costretti ad emigrare da entrambe le parti dell’Irlanda negli anni '60, '70 e '80 a causa dei livelli di povertà e disoccupazione esistenti. Ricordiamo che la cosiddetta “tigre celtica” (il boom economico in Irlanda, ndr) apparve solo a metà degli anni '90.

Tuttavia seppure i repubblicani erano impegnati nella lotta per i diritti civili non necessariamente controllavano questo movimento e alcuni repubblicani più di destra ritenevano che fosse un controsenso ed antirepubblicano chiedere diritti britannici per cittadini britannici. La posizione del Nicra pur essendo una mossa astuta politicamente era chiaramente basata sulla teoria dei due stadi, applicata alla questione nazionale irlandese. Si trovò quindi in difficoltà quando accadde l’inevitabile e le ristrette richieste "democratiche" non potevano più contenere le più ampie richieste democratiche per un’Irlanda unita. Tuttavia a quel punto il gruppo dirigente del movimento repubblicano si era talmente ancorato alla teoria delle due fasi che non potevano liberarsene e i repubblicani di destra conquistarono la maggioranza basandosi sulla loro combattività nelle aree nazionaliste.

Naturalmente esistevano anche altre posizioni. Le idee di Trotskij cominciarono a circolare in modo più ampio negli anni sessanta e il movimento studentesco radicale, il People's Democracy, era fortemente influenzato dal trotskismo. Due idee fondamentalmente diverse si svilupparono dai dibattiti dell’epoca. La prima sosteneva che la campagna per i diritti civili se non si batteva anche per i diritti economici avrebbe alienato i lavoratori protestanti che l’avrebbero vista solo come una lotta a favore dei cattolici. Quindi se i cattolici avessero vinto allora essi (cioè i lavoratori protestanti) avrebbero perso casa e lavoro. Questa argomentazione sosteneva che se non si affrontava la questione da un punto di vista di classe la lotta si sarebbe inevitabilmente indirizzata su linee settarie. Purtroppo alcuni sostenitori di questa tesi finirono col dipingere come settari tutti coloro che si battevano per i diritti democratici. Mentre a parole sostenevano la battaglia per i diritti democratici non si impegnarono mai seriamente nella lotta democratica si tiravano indietro ogni qualvolta sospettavano il sorgere di questioni settarie. Non capirono che lo stesso Lenin, seguendo l’esempio di  Marx, riconosceva la necessità per l’avanguardia di porsi alla testa di ogni manifestazione di scontento nella società incluso le cosiddette rivendicazioni democratiche.

"Il tribuno popolare, il quale sa reagire contro ogni manifestazione di arbitrio e di oppressione, ovunque essa si manifesti e qualunque sia la classe o la categoria sociale che ne soffre, sa generalizzare tutti questi fatti e trame il quadro completo della violenza poliziesca e dello sfruttamento capitalistico; sa, infine, approfittare di ogni minima occasione per esporre dinanzi a tutti le proprie convinzioni socialiste e le proprie rivendicazioni democratiche, per spiegare a tutti l'importanza storica mondiale della lotta emancipatrice del proletariato.”

"Che fare" VI. Lenin. (Newton Compton 1976, pag.77)

Una linea di pensiero differente, ma collegata, sosteneva che bisognava cercare di unire la lotta per i diritti civili, la lotta di classe e tutta la questione dell’imperialismo in Irlanda. Da questa linea di pensiero sorgerà successivamente l’Irish Republican Socialist Party.
 

1 – La fase democratica

La fase democratica si sviluppò indicativamente fra il 1967 e il 1972. Questo stadio si compose di tre fasi distinte.

 Prima fase: la fase liberale. È il periodo in cui la strategia principale del Nicra, sotto la guida del partito comunista, era quella di cercare di influenzare le persone importanti e i dirigenti dei sindacati e cercare il sostegno dei parlamentari laburisti britannici. Tuttavia di fronte ad una indifferenza quasi totale da parte della classe dominante unionista le pressioni crebbero e il Nicra accettò di passare alla fase successiva con proteste di piazza.

Seconda fase: le proteste di piazza. Cambiò tutto. Di fronte agli occhi della stampa di tutto il mondo la polizia locale, la Ruc, manganellò i manifestanti compresi gli esponenti più rispettabili della popolazione nazionalista. Questo galvanizzò non solo gli studenti ma anche molti nazionalisti appartenenti agli strati operai della popolazione che non avevano ancora percepito la rilevanza della fase democratica della lotta per la loro vita. Scesero a centinaia e poi a migliaia nelle strade mentre sbolliva la loro comprensibile rabbia per anni di oppressione.

Il gruppo dirigente del Nicra attirava ora l’attenzione della classe media nazionalista che per tanto tempo aveva disertato la lotta politica. Ora saltavano sul carro della protesta e cercavano di dirigere la lotta su strade puramente riformiste e pacifiche nonostante la violenza continua da parte della Ruc e dei suoi sostenitori nelle zone proletarie lealiste. Far montare le paure della classe operaia protestante era facile per i dirigenti unionisti dato che i lavoratori protestanti avevano accesso ai migliori posti di lavoro e alle migliori appartamenti di edilizia popolare. Molti di loro vivevano decisamente meglio rispetto ai lavoratori cattolici ma, naturalmente, molti stavano peggio. Tuttavia ritenevano di avere più cose in comuni con i loro leaders capitalisti che con i loro compagni lavoratori. Così mentre si svolgeva una battaglia politica per il controllo della lotta democratica fra gli elementi più conservatori e gli studenti repubblicani più orientati verso la classe operaia, la lotta democratica si avviava verso la terza e ultima fase.

Terza fase: la lotta di massa – è il periodo in cui la coscienza politica della classe operaia nazionalista raggiunse il suo livello più alto sotto la pressione delle continue incursioni da parte della polizia verso vaste aree operaie, dove la popolazione veniva attaccata con gas lacrimogeni mentre lo stato usava la tortura e la brutalità come strumento quotidiano di repressione. La gente cominciò a prendere il controllo dei propri quartieri e a stabilire zone libere fuori dal controllo delle forze dello stato. In queste aree libere poté svilupparsi fra repubblicani e socialisti una discussione politica e un dibattito ad altissimo livello teorico.

Tuttavia c’era un’aspra lotta per il controllo di queste aree che a volte sfociò in scontri violenti all’interno del movimento repubblicano stesso. Altre tensioni scaturirono dal fallimento dell’Ira nel 1969 nel difendere le aree nazionaliste quando squadre speciali della Ruc/B e bande lealiste organizzarono un pogrom contro i nazionalisti che portò al più imponente movimento di popolazione civile dopo la seconda guerra mondiale. Nonostante il fatto che i pochi volontari che difesero le aree nazionaliste erano tutti membri dell’Official Ira e rimasero fedeli a quell’organizzazione, la Provisional Ira, di nuova formazione, manipolò sapientemente i fatti e riuscì ad emergere come l’unica organizzazione che avesse realmente a cuore la difesa della popolazione nazionalista. Molti operai cattolici si unirono a loro e molti di questi erano motivati da un desiderio di vendetta settaria contro le bande protestanti che attaccavano le aree cattoliche.

Stava così iniziando una lotta politica e militare molto dura che segnò la fine della lotta di massa che aveva raggiunto il suo picco più alto in seguito al massacro di 14 manifestanti civili da parte delle forze di occupazione britanniche a Derry il 30 gennaio 1972, giorno che da allora ha preso il nome di Bloody Sunday (domenica di sangue, ndt). Gli effetti di questa fatidica domenica furono di incoraggiare le adesioni al Pira (Provisional Ira, ndt) che sembrava l’organizzazione più militante. Lanciarono una campagna di attentati che provocò un numero molto alto di vittime civili alienando ancor di più i protestanti rispetto alla causa repubblicana e provocò un riflusso della lotta di massa. 

La guerriglia ebbe anche l’effetto di intensificare la reazione lealista, sotto forma di omicidi individuali di qualsiasi cattolico, anche se non si deve dimenticare che qualsiasi avanzamento democratico per i nazionalisti del nord era sempre stato accolto da una violenta reazione lealista. La scritta sul muro KAT (uccidi tutti i Taigs, cioè i cattolici, nda) è il modo popolare più diretto per esprimere questo, allora come adesso. Furono uccisi a centinaia a partire dal 1972 ma le forze di sicurezza dello stato, che in parte sostennero e istruirono questi assassini lealisti, negarono che si trattasse di omicidi settari e li chiamarono "omicidi senza motivo". È ora stato chiaramente dimostrato che lo stato britannico  aveva spalleggiato la campagna di omicidi dei lealisti. Agenti britannici consegnarono le liste dei militanti nazionalisti alle bande di sicari lealisti. Fornirono loro armi, li addestrarono e diressero una campagna di terrore contro la popolazione nazionalista-cattolica. Ancora oggi rifiutano di ammettere la loro collusione. I repubblicani irlandesi non hanno nessuna lezione da imparare dallo stato britannico sul così detto "terrorismo".

2 – La lotta armata

La lotta armata

Nel 1974 le manifestazioni di massa erano terminate, la Provisional Ira proseguiva la campagna di attentati, la popolazione nazionalista si trovava sottoposta ad una campagna di omicidi diretta da paramilitari lealisti sotto l’influenza, la direzione e il controllo delle forze di sicurezza britanniche e del Ruc. Questo a sua volta spinse i repubblicani sulla via di azioni settarie e bisogna riconoscere che tutte le organizzazioni repubblicane furono colpevoli di questo errore fondamentale.

Il nostro stesso movimento, deluso dal cessate il fuoco dichiarato dall’Ira ufficiale e anche dalla sua svolta verso una politica riformista, ruppe con l’Ira e fondò l’Irsp e due mesi più tardi la Inla.

Ci trovavamo nella fase dominata dalla lotta armata. I compagni e amici mi lascino spiegare il più chiaramente possibile la mia posizione personale. Seppure avessi dubbi ed esitazioni rispetto ad alcune tattiche usate nel corso della lotta sia da parte dell’Ira che dell’Inla, io appoggiavo la lotta armata. Nelle prime fasi della lotta democratica io, insieme a molti altri, predicavamo la non-violenza nelle manifestazioni, etc. Presto però mi stufai di essere cacciato dalle strade a bastonate e di vedere le forze della reazione massacrare i lavoratori. Dopo tutto fu Trotskij a scrivere:

"Incontriamo la violenza ovunque… non abbiamo inventato la violenza o il terrorismo… siamo nati nella violenza capitalista… viviamo e moriremo nel terrorismo imperialista… sono il nostro "pane quotidiano". 

Tuttavia la resistenza armata deve essere ben delimitata nel tempo altrimenti diventa controproducente. Alcuni repubblicani hanno adottato la lotta armata come strategia per raggiungere i loro obiettivi. Non prendono in considerazione le condizioni prevalenti, lo stato d’animo delle masse o le forze economiche, sociali e politiche in gioco. Separando la lotta armata dalla lotta di massa ed eleggendo la lotta armata come unico modo per sconfiggere l’imperialismo il movimento repubblicano irlandese ha fallito, l’elitarismo ha preso il sopravvento. (C’è un elitarismo che nasce nei gruppi armati e uno fra i nostri compagni, Ta Power ha fatto un’eccellente analisi di questo in un documento seminariale per l’Irsp che segnò l’inizio del nostro lungo percorso di allontanamento dal militarismo per tornare al socialismo.)

Non solo le masse nelle aree nazionaliste, ridotte a semplici comparse da mobilitare a comando, stavano lentamente perdendo fiducia nella lotta in se stessa, ma anche molti attivisti sia nel campo militare che in quello politico si stavano demoralizzando. Non si facevano tentativi per collegare la lotta quotidiana della gente con la lotta antimperialista più generale. Anziché rivolgersi alla classe lavoratrice organizzata del nord e del sud il movimento repubblicano Provisional si trovò in un vicolo cieco. Militanti disperati si rivolsero alla chiesa cattolica e alle classi dominanti dell’Irlanda e dell’Inghilterra perché li tirassero fuori dal vicolo cieco in cui si erano cacciati.

Il processo di liquidazione della lotta armata volto a raggiungere un accordo con l’imperialismo fu molto lungo ma ripensandoci è ora chiaro che il gruppo dirigente repubblicano Provisional era in contatto sia con i servizi segreti che con il governo britannico anche nel 1981, quando i volontari dell’Ira/Inla stavano morendo per lo sciopero della fame per conquistare lo status di prigionieri politici. Anziché trasformare l’appoggio di massa generato dagli scioperi della fame in una lotta di massa contro l’imperialismo, il movimento repubblicano usò quell’ondata emotiva per iniziare un lungo percorso verso il parlamentarismo. Allo stesso tempo la lotta armata continuava ma, a parte alcuni successi spettacolari in termini militari era sempre più inefficace e controproducente.

La lotta armata non è un modo romantico ed eroico per cambiare il mondo. Dimenticate le icone di Che Guevara dei poster studenteschi. La realtà è diversa e brutale.

Legare un uomo disarmato con una famiglia numerosa ad una bomba su un camion e farlo dirigere verso un edificio militare dove la bomba esplode! Camminare dietro un poliziotto e fargli saltare la testa in aria. Mettere una bomba in un ristorante facendo saltare in aria anche bambini. Far scendere i passeggeri da un autobus chiedendo loro di dichiarare la propria fede religiosa per poi uccidere quelli della religione che non approvi. Piazzare un esplosivo sotto un’auto non sapendo se i familiari della vittima prescelta saranno sull’auto quando la bomba esplode.  

Azioni come queste non solo provocano conseguenze devastanti sulle vittime ma anche sui combattenti che le portano avanti. Lunghi anni di prigione, figli mai conosciuti, matrimoni infranti, vite spezzate, alcolismo e tutto questo per che cosa??? Per condividere il potere in uno stato del nord con Ian Paisley (leader dell’ultra destra unionista, ndr) come primo ministro e sotto il dominio britannico.

Si potrebbe sostenere che la violenza repubblicana era una risposta legittima alla violenza dello stato. Quando la Inla uccise un dirigente conservatore io personalmente ho pensato che fosse un atto legittimo perché toglieva pressione da aree nazionaliste assediate del Nord Irlanda. Ma come soluzione a lungo termine ai problemi della classe operaia questa non è la strada giusta perché: 

"lo stato capitalista non si basa sui ministri al governo e non può essere eliminato con loro. Le classi che tutela troveranno sempre nuovi rappresentanti; il meccanismo rimane intatto e continua a funzionare." (Leon Trotskij, Perché i marxisti si oppongono al terrorismo individuale, 1940)

Nessun socialista, nessun marxista, nessun essere umano che si preoccupi per il futuro dell’umanità e del pianeta in cui viviamo può permettersi di essere pacifista. Ci sono momenti in cui la violenza è una risposta giustificabile all’ingiustizia, ma ci sono anche momenti in cui si deve chiedere di fermare la resistenza armata se questa diventa controproducente. Non possiamo permettere alla rabbia, seppur giustificata, di guidare le nostre azioni. Certo possiamo essere solidali con le vittime della violenza dello stato, possiamo capire la rabbia degli oppressi e possiamo condividere le frustrazioni degli spodestati, ma abbiamo il dovere storico di non cedere alle emozioni del momento. Abbiamo il dovere, come militanti della classe operaia di fornire una chiara analisi della situazione, una comprensione teorica degli avvenimenti e offrire una guida alla nostra classe sia per quanto riguarda la teoria che la pratica. 

Nel 1994 il dirigente del nostro movimento di allora, Gino Gallagher, presentò in modo chiaro la posizione repubblicana socialista in un discorso rivolto agli studenti.

"è per questo motivo che alla luce del cessate il fuoco e del così detto processo di pace il movimento socialista repubblicano prese la decisione cosciente di non intraprendere azioni che possano essere interpretate come un pericolo per tale processo. Abbiamo aperto molte vie di comunicazione con altri per far conoscere in modo più ampio possibile la prospettiva socialista del nostro movimento. Ma lasciatemi dire che, se da una parte non vogliamo mettere in pericolo l’attuale  processo pur tuttavia non lo amiamo. Dobbiamo ancora essere convinti e dubito che potremo mai convincerci delle sincere intenzioni del Governo britannico. Dubitiamo che dopo il gran sventolio di bandiere e le dimostrazioni di sciovinismo a cui abbiamo assistito recentemente e che vedremo domani (visita del Presidente degli Usa, Clinton a Belfast, nda) la situazione della classe operaia, eccetto l’assenza di violenza, sarà cambiata nella sua essenza. Disoccupazione, bassi salari, ghetti, sistema educativo scolastico classista, picchi estremi di povertà e ricchezza e gente divisa dalla religione e dal pregiudizio; queste cose rimarranno. E siamo convinti che rimarranno nonostante tutti gli incontri fra i rappresentanti del capitalismo irlandese e dell’imperialismo britannico. Major o Bruton non risolveranno i problemi fondamentali della gente di queste isole."

Due anni dopo Gino fu assassinato da agenti dello stato britannico che si erano infiltrati nel nostro movimento. Ma dopo 13 anni la sua analisi è ancora valida. Prendendo questa analisi come guida il nostro movimento convinse l’Inla a dichiarare un cessate il fuoco nel 1998 ed è per questo che ancora oggi continuiamo a cercare di convincere gli altri repubblicani che l’unica via da percorrere è quella socialista.
 

3 – La fase riformista

Il gruppo dirigente della Provisional Ira usò la lotta armata nel corso degli anni '80 e 90 per strappare qualche concessione al governo britannico mentre al contempo si preparava a passare alla fase riformista. Il successo elettorale che Sinn Fein ottenne a seguito dello sciopero della fame nel 1981 convinse il gruppo dirigente di Gerry Adams che la creazione di un ampio fronte nazionalista con la classe media nel nord e con la classe dominante nel sud sarebbe stato il modo migliore per portare avanti le rivendicazioni nazionaliste. La fase radicale dell’inizio degli anni '80 era sparita e così pure i riferimenti al socialismo. Al posto delle rivendicazioni anti-imperialiste per un’Irlanda unita ora la parola d’ordine era "uguaglianza."

Il movimento repubblicano Provisional si stava ora preparando ad un compromesso che concedeva condizioni di “pari opportunità” per i nazionalisti irlandesi all’interno dello stato britannico. Cosí iniziarono i colloqui di Adams-Hume , i negoziati con il governo irlandese e infine le trattative con il governo britannico che portarono al cessate il fuoco del 1994/1997, l’accordo del Venerdì santo, l’accordo di Sant’Andrea e ora un parlamento dell’Irlanda del Nord fermamente legato ad un programma economico neo-liberale. Per raggiungere questo, il movimento Provisional ha abbandonato le armi, ha riconosciuto il diritto britannico a governare il Nord Irlanda, ha smantellato il suo esercito ed è ora coinvolto nella gestione delle forze di polizia.

Bisogna dire in modo chiaro che questa non è una vittoria per il movimento repubblicano. E certamente non è una vittoria per il socialismo. La lotta armata repubblicana è stata chiaramente sconfitta. Una Irlanda unita è ora più lontana di quanto non fosse nel 1967. Le divisioni fra lavoratori cattolici e protestanti non sono mai state tanto profonde. Continuano a verificarsi brutali attacchi settari. Quartieri popolari sono divisi dai cosiddetti “muri della pace”, la maggioranza dei quali sono stati costruiti dopo la fine del conflitto armato.

Il settarismo religioso è istituzionalizzato nelle sei contee. E nel frattempo gli speculatori fanno i loro affari comprando case e facendo pagare cifre esorbitanti alle famiglie operaie che si trovano estromesse dal mercato immobiliare. Il primo ministro britannico vuole ridurre il salario minimo nel nord e l’amministrazione locale si sta preparando a imporre pesanti tasse sull’acqua e aumenti delle imposte e nel contempo prosegue la politica di smantellamento e privatizzazione dei servizi pubblici.

Tutto questo avviene in un contesto di crescente instabilità economica, non solo a livello nazionale ma a livello internazionale. L’economia dell’Irlanda mentre negli ultimi 14 anni è stata in crescita, ora sta iniziando ad avere il fiato corto. Tutti i segnali indicano che ci sarà una recessione nell’economia. Questa depressione avrà un impatto più forte sulle famiglie operaie. Avrà pochi effetti sui 33, 000 milionari.

"Secondo Davy (un istituto di analisi finanziario , i cantieri nel settore edile cominceranno ad essere chiusi da qui alla fine dell’anno e la disoccupazione comincerà a salire fino al 5% entro la fine del 2007 per raggiungere l’8% alla fine del 2008" (Irish Times, martedí 24 luglio 2007)."

Durante il conflitto armato i Repubblicani, salvo un breve periodo, hanno ignorato le questioni economiche e sociali anche quando la disoccupazione e la povertà attanagliava larghe fasce di lavoratori. Si preoccupavano invece della lotta armata e della "nostra comunità" (cioè delle aree nazionaliste su cui si basava la lotta armata). Molti repubblicani si ponevano in maniera antagonista al movimento sindacale, che definivano pro-britannico.

Se il movimento repubblicano vuole mantenere un ruolo deve diventare socialista. La lotta armata è finita. L’ultima volta che ho fatto il conto c’erano sei diverse Ira [Provisional Ira, Real Ira, Continuity Ira, Oglaigh na Eireann, Official Ira (Orm) and Official Ira (Wp)] e molte altre organizzazioni che si dichiarano repubblicane e/o socialiste. Questa naturalmente è una situazione ridicola e non giova agli interessi della classe operaia irlandese. Al posto di questa discussione senza senso su chi siano i veri repubblicani o i veri socialisti, quelli vogliono realmente cambiare la società irlandese devono tornare alle fondamenta, le fondamenta del socialismo, le fondamenta del marxismo. 

Io non pretendo che l’Irsp sia il mezzo perfetto per portare avanti la lotta rivoluzionaria in Irlanda. È lungi dall’essere perfetto, ma possiede una tradizione rivoluzionaria, una solida base nella classe operaia nazionalista e un’analisi corretta dell’attuale processo politico in Irlanda, una prospettiva internazionale e la capacità di imparare dagli errori.  Ventuno anni fa Ta Power, successivamente assassinato, scrisse un documento dal contenuto molto forte che analizzava il nostro movimento. Indicò la via da seguire e le sue parole sono attuali adesso come allora. Se ogni socialista repubblicano, dentro e fuori dalla nostra organizzazione, seguisse i consigli di Ta, allora avremmo una  organizzazione rivoluzionaria credibile con un’influenza crescente nel movimento operaio.

"Un partito rivoluzionario deve avere un’ideologia rivoluzionaria. Un’ideologia che ci permetta di analizzare il mondo, le principali forze all’opera a livello mondiale e di pianificare un’azione basata su questa analisi. 

"Una lotta che sia coerente, basata su principi ed audace nella sua attuazione, il marxismo come una guida per l’azione. Esso rappresenta gli interessi storici della classe operaia, che tramite un partito rivoluzionario si pone l’obiettivo di rovesciare l’ordine capitalista per cominciare la costruzione del comunismo."

Tuttavia ci sono compiti quotidiani che devono essere affrontati ora. Dobbiamo sostenere i lavoratori del settore pubblico, sia nel nord che nel sud che si trovano sotto attacco per i tagli ai servizi sociali. Dobbiamo lottare per un aumento massiccio degli alloggi popolari. Dobbiamo contrastare tutte le forme di settarismo. Dobbiamo evidenziare l’ingiustizia che continua della divisione dell’Irlanda e la situazione difficile di tutti i prigionieri politici dovunque si trovino. Dobbiamo denunciare qualsiasi manifestazione di oppressione e tirannia dovunque abbia luogo e qualunque strato sociale della popolazione o classe colpisca.

Quarant’anni dopo l’inizio della lotta per i diritti civili, con la questione nazionale ancora irrisolta ci troviamo ora di fronte ad una nuova situazione. La sinistra in Irlanda è debole, divisa e frantumata dal settarismo politico. Il movimento repubblicano è sconfitto e anche amaramente diviso. È chiaro che le tattiche usate sia dai repubblicani che dai socialisti negli ultimi quarant’anni non sono riuscite a far fare alcun passo avanti significativo al movimento della classe operaia. Dobbiamo imparare le lezioni e ricordare le parole di Ta Power :

"Dobbiamo prestare attenzione a non precipitare nel pantano del settarismo e della meschinità. Non dobbiamo farci coinvolgere in lunghi scambi di insulsi senza principi, su posizioni settarie, antirivoluzionarie, moralmente dannose, che aiutano il nemico e che confondono e dividono la classe operaia.

Marx, Lenin, ecc hanno affrontato tutte le questioni fondamentali in una maniera coraggiosa, spietata ed implacabile. Perché noi non ci riusciamo? C’è qualcosa di sbagliato in noi? Siamo all’altezza del compito o ci mancano coraggio e maturità. Siamo dilettanti o professionisti?

Conosciamo le lezioni della storia, conosciamo gli errori. O ci comportiamo in maniera coerente o soccomberemo. La salvezza del nostro movimento si basa sulla chiarezza e nel coraggio di cambiare”

Compagni, questa è l’unica strada per costruire la sinistra in Irlanda.”

Agosto 2007 

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