Irlanda del Nord - Falcemartello

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Irlanda del Nord

e l’accordo di venerdì santo

 
Il 10 aprile, venerdì santo, è stato raggiunto un accordo con l’obiettivo di pacificare l’Irlanda del Nord. Cos’è stato raggiunto nell’accordo?

 

Ci sarà un’assemblea autonoma dell’Irlanda del Nord. Il consiglio dei ministri avrà rappresentanti di tutti i partiti e ogni decisione dovrà contare su una maggioranza sia tra i partiti dei Cattolici che dei partiti dei Protestanti. Allo stesso tempo
ci sarà un consiglio britannico-irlandese delle due isole con rappresentanti dei governi dell’Irlanda del Sud e della Gran Bretagna e delle assemblee autonome del Galles, della Scozia e dell’Irlanda del Nord. Inoltre ci sarà un organismo nord-sud con rappresentanti del governo dell’Irlanda del Sud (che rinuncia alle sue rivendicazioni territoriali sul nord) e dell’assemblea dell’Irlanda del Nord. I prigionieri di quelle organizzazioni che rispetteranno il cessate il fuoco saranno messi in libertà gradualmente nei prossimi due anni e si formerà una Commissione di Sua Maestà per studiare la riforma del Royal Ulster Constabulary, l’odiata polizia protestante dell’Irlanda del Nord.

Subito dopo la firma del-l’accordo i rappresentanti delle diverse forze in campo hanno cercato di presentare l’accordo come una vittoria per la propria causa. David Trimble, capo degli Unionisti dell’Ulster, ha dichiarato che l’accordo "rafforza l’Unione tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito". Martin McGuinness, rappresentante dello Sinn Fein ha annunciato che il suo partito avrebbe appoggiato l’accordo solo se comportava un passo "decisivo verso un’Irlanda unita". Per capire questo dilemma è necessario tornare alle origini del conflitto.

Dobbiamo ricordare che è stato l’imperialismo britannico a creare questo conflitto settario negli ultimi 400 anni, creando artificialmente il problema dell’Ulster e utilizzandolo coscientemente per dividere i lavoratori tra Cattolici e Protestanti per mantenere il proprio dominio sull’Irlanda.

Per capire però perchè oggi l’imperialismo britannico ha cambiato linea bisogna ricordare che le ragioni economiche e strategiche che giustificavano il dominio britannico dell’Irlanda da tempo non sono più valide. La borghesia britannica ormai domina l’Irlanda del Sud economicamente, mentre il conflitto nel Nord comporta una spesa di miliardi di sterline all’anno in sussidi e spese per il mantenimento dell’esercito.

È un paradosso: la borghesia britannica vorrebbe ritirarsi dall’Irlanda del Nord ma non può perchè ha creato il mostro del settarismo tra le comunità protestante e cattolica. Per dividere la popolazione locale ha creato la divisione tra cattolici e protestanti, con i protestanti, fortemente armati, che non sentono nessuna simpatia per un’Irlanda cattolica e più arretrata economicamente e socialmente che la Gran Bretagna.

 

Il fallimento del terrorismo individuale

 

Dall’altro lato l’Ira, con i suoi rappresentanti politici dello Sinn Fein, dopo 30 anni di cosiddetta "lotta armata", si sono resi conto che non hanno raggiunto nessuno degli obiettivi che si erano posti, anzi, semmai, erano ancora più lontano dall’obiettivo. In effetti l’accordo rappresenta, da parte dell’Ira, una capitolazione ed il riconoscimento che i metodi del terrorismo individuale non portano da nessuna parte.

La stanchezza della popolazione dopo 3600 morti nell’arco di 30 anni, ha giocato un ruolo decisivo nel costringere i gruppi armati, sia nazionalisti cattolici che unionisti protestanti, al tavolo delle trattative. Furono le grandi manifestazioni di massa convocate dai sindacati all’inizio degli anni ‘90 a costringere l’Ira a dichiarare un cessate-il-fuoco nel 1994. Da lì è partito il processo attuale.

Un altro fattore è stato la vittoria schiacciante del Partito Laburista britannico nelle elezioni del 1997. Per anni i deputati Unionisti dell’Irlanda del Nord con il loro piccolo gruppo parlamentare erano decisivi nel fornire una maggioranza ai governi Conservatori. Ora il governo laburista può fare a meno di loro.

 

L’accordo è una soluzione?

 

Tutti questi fattori hanno contribuito al raggiungimento dell’accordo. Ma questo accordo sarà una soluzione ai problemi dell’Irlanda del Nord? I sondaggi dicono che la maggioranza della popolazione voterebbe a favore nel referendum del 22 maggio. La cosa più probabile è che la voglia di pace tra la popolazione garantirà una maggioranza ampia a favore dell’accordo. Ciò non toglie che alcuni dei gruppi armati potranno continuare con la loro campagna di terrore. Già il 24 aprile un giovane cattolico è stato ucciso mentre rientrava a casa dopo una serata con gli amici. Questi gruppi hanno un interesse a mantenere il clima di terrore perche questo permette loro di mantenere il controllo sul traffico di droga, le scommesse clandestine, i tassì, ecc.

Settori importanti degli unionisti (tra cui il Partito Unionista Democratico del reverendo Ian Paisley) faranno campagna per il no nel referendum. Anche nello Sinn Fein c’è opposizione all’accordo ed è per questo che non è stato messo al voto nella sua assemblea generale del 19 aprile. (Infatti lo Sinn Fein continua a mantenere una posizione ambigua.) Tutto ciò riflette la tensione che rimane sotto la superficie.

Quando sarà passata l’euforia iniziale le questioni decisive torneranno ad essere l’occupazione, la sanità, la scuola e la casa. Se non si troverà una soluzione a questi problemi quelli che nei due campi opposti diranno che è colpa dei protestanti o dei cattolici potranno tornare a galla con una nuova ondata di terrorismo. È possibile che per un certo periodo di tempo, con investimenti da parte della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, alcuni di questi problemi potranno essere parzialmente risolti. Ma sull’orizzonte si intravvede una recessione mondiale che potrà far rinascere con ancora più forza i vecchi rancori nazionalisti. In queste condizioni la nuova assemblea dell’Irlanda del Nord non riuscirà ad impedire la ripresa delle ostilità così come il Parlamento libanese non ci riuscì prima della guerra civile.

L’unica forza in grado di offrire una soluzione all’odio nazionale in Irlanda del Nord è il movimento operaio, che malgrado tutto, è rimasta unita durante il conflitto. Infatti, i sindacati non si sono mai divisi su linee settarie, e ora hanno un’occasione. L’accordo offre un attimo di respiro nei conflitti, un periodo in cui costruire un partito operaio che potrebbe rappresentare gli interessi dei lavoratori dell’Irlanda del Nord a prescindere dalla loro religione.

È tragico: solo i lavoratori con le loro mobilitazioni sono riusciti a mettere un freno alla violenza, ma non hanno avuto un proprio partito che li rappresentassi in tutto questo processo. Un partito del genere dovrebbe rompere con la logica che cerca di trovare una soluzione dentro i limiti del capitalismo.

Solo con un programma socialista sarebbe possibile mettere fine ai problemi sociali da cui si alimentano i vari settarismi religiosi. Solo su queste basi, con un lavoro e una casa per tutti, con una scuola ed un sistema sanitario decenti per tutti, sarebbe possibile prospettare un’Irlanda unita, un’Irlanda socialista, con pieni diritti democratici per la minoranza protestante, tutto nel contesto della lotta per una federazione socialista di tutte le isole britanniche.