Sconfitta schiacciante per Kohl nelle elezioni tedesche - Falcemartello

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Sconfitta schiacciante per Kohl nelle elezioni tedesche

Una sconfitta storica per il cancelliere Kohl e una chiara vittoria per la sinistra sono i tratti più rilevanti delle elezioni tedesche del 27 settembre. I cristiano-democratici (Cdu/Csu) hanno ottenuto poco più del 35% dei voti, ottenendo così il peggiore risultato in quasi 50 anni di Repubblica Federale con l’eccezione delle elezioni del 1949.

I Socialdemocratici (Spd) hanno ottenuto il 40,9%. Se si somma a questo risultato anche il 5,1% dei voti del Pds, l’ex Partito comunista della Germania dell’Est, se ne ricava il migliore risultato elettorale di sempre per i partiti operai tradizionali.

I sondaggi avevano previsto una sfida all’ultimo voto tra Spd e Cdu, ma la minaccia di altri quattro anni sotto la coalizione di Kohl e di ulteriori tagli allo stato sociale hanno mobilitato molti elettori – lavoratori e giovani – che erano rimasti in disparte fino all’ultimo minuto. La partecipazione al voto è cresciuta dal 79,0 all’82,3%.

Dal 1996 il clima sociale è cambiato in modo considerevole. Nel giugno 1996, 350.000 militanti sindacali avevano manifestato contro lo smantellamento dello stato sociale. Nell’autunno del 1997 fu la volta degli studenti che protestarono in modo spontaneo contro i tagli e i problemi dell’istruzione, erompendo in un movimento che sorprese molti. A febbraio di quest’anno, c’è stato un movimento dei disoccupati, incoraggiati dall’esempio francese. In questo scenario, la federazione sindacale (Dgb) ha iniziato una campagna per un radicale cambiamento della politica tedesca per il lavoro.

All’Est il voto complessivo per la sinistra è stato molto più alto della media nazionale. Qui lo stato d’animo è mutato drasticamente dal 1990, una volta che le promesse di Kohl di creare prosperità si sono rivelate menzogne. La disoccupazione e le questioni sociali in generale hanno dominato le elezioni e provocato il crollo di un governo che per 16 anni aveva promesso di eliminare la disoccupazione per mezzo di politiche monetariste e di regali ai ricchi.

Sullo sfondo di una netta polarizzazione tra i due schieramenti politici, che riflette una polarizzazione di classe, i vari partiti razzisti e fascisti che dispongono di generosi sostenitori e hanno speso milioni di marchi nella campagna elettorale non hanno avuto per niente successo. Nello stato orientale di Sachsen-Anhalt, dove l’estrema destra Dvu prese il 13% nelle elezioni di stato lo scorso aprile, questa volta è crollata al 3%. Il leader dell’Spd Gerhard Schröder e la sua macchina elettorale hanno cercato di copiare quanto più possibile da Clinton e Blair. Mentre gli attivisti sindacali e di partito speravano di cacciare fuori dal governo tutti i ministri borghesi, Schröder cercava disperatamente di trovare un autentico imprenditore, da inserire nel suo governo ombra come futuro ministro dell’economia. Il prescelto, Jost Stollmann, ricco imprenditore del settore informatico, ha provocato l’ira di molti sindacalisti quando ha preso pubblicamente le distanze da quei pochi paragrafi del manifesto elettorale dell’Spd che promettevano di invertire la rotta rispetto ad alcuni dei peggiori tagli portati avanti dal governo Kohl. A prescindere dalle dichiarazioni accattivanti di Stollmann, il quale comunque dopo le elezioni ha dichiarato di non voler entrare nel governo, i capi delle Unioni industriali, BDI, BDA e DIHT, continuarono a sostenere Kohl. Solo verso la fine della campagna elettorale, Schröder ha posto nei suoi comizi un’enfasi maggiore sulle questioni sociali e su quelle poche promesse elettorali a beneficio dei lavoratori che erano state denunciate dagli industriali come un tentativo di "riportare indietro le lancette dell’orologio".

Inizialmente il nuovo governo godrà di un grande appoggio e avrà vita facile, ma molto presto si troverà sottoposto a enormi pressioni da diverse direzioni.

Mentre gli industriali hanno già profetizzato che provvedimenti quali la reintroduzione della retribuzione per malattia avrà l’effetto di distruggere posti di lavoro, gli attivisti sindacali chiederanno misure più decise rispetto a quelle che emergono dal manifesto elettorale dell’Spd. Kohl lascia dietro di sé un’eredità di alta disoccupazione e di pesante debito pubblico (solo il pagamento degli interessi nel bilancio del governo federale ammonta a 80 miliardi di marchi l’anno).

Il boom sta finendo, e la prospettiva di una recessione mondiale che coinvolge la Germania e L’Europa significherà clima agitato per il nuovo governo. Sullo sfondo della crisi di tutte le forze politiche, una polarizzazione di classe dell’Spd sarà all’ordine del giorno.

i risultati elettorali

Spd 40,9
Cdu/Csu 35,1
Verdi 6,7
Fdp (liberali) 6,2
Pds 5,1