Svizzera: La lotta dei ferrovieri non si ferma! - Falcemartello

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Da oltre due settimane è in corso uno sciopero nelle officine di manutenzione delle Ffs-Cargo di Bellinzona (le ferrovie svizzere). La rivendicazione è chiara e inequivocabile: immediata revoca dei licenziamenti annunciati! I lavoratori e le lavoratrici in lotta godono del sostegno di tutta la popolazione. A partire dal resto dei lavoratori, passando per il governo cantonale, sino al vescovo, tutto il Ticino sostiene attivamente i lavoratori. Questo sciopero potrebbe diventare un modello e segnare la coscienza dei lavoratori per anni. I compagni della tendenza marxista svizzera Der Funke hanno pubblicato una prima analisi di questa lotta e cercano di indicarne le prospettive.

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Ffs-Cargo

La Ffs esiste come azienda statale dal 1902. Fino al 1988 la Ffs è stata formalmente parte dell’amministrazione statale con un proprio bilancio. Dal 1° gennaio 1999 la SBB è stata trasformata in una società per azioni a gestione speciale (giuridicamente pubblica) le cui azioni appartengono interamente allo stato svizzero. Allo stesso tempo la Ffs è stata smembrata in 3 parti: trasporto di persone, trasporto di beni e infrastrutture. Il trasporto delle merci è stato da allora chiamato Ffs-Cargo. Dallo smembramento alla Ffs-Cargo ci sono state continue crisi. I bilanci sono costantemente in rosso anche se la direzione aziendale ha dato solo cifre generiche. Nessuno sa di preciso dove sono le perdite, dove i profitti ecc. La Ffs-Cargo è leader nel settore in Svizzera: la sede centrale dell’impresa si trova a Basilea e viene diretta dall’agosto del 2007 da Nicolas Perrin; impiega circa 4,400 dipendenti e l’anno scorso Ffs Cargo ha realizzato una prestazione di trasporto di 12,34 miliardi di chilometri per tonnellata e ha trasportato complessivamente 56 milioni di tonnellate nette di merci (Fonte: Ffs-Cargo).

Già ad aprile dello scorso anno la Ffs-Cargo è riuscita ad imporre ai lavoratori di Bellinzona una riduzione di ben 50 posti di lavoro, come contropartita sono stati promessi investimenti per 30 milioni di franchi. Ora c’è sul tavolo un nuovo piano di ristrutturazione, che arriva ai dipendenti come un pugno in faccia. 

Lo stabilimento di Bellinzona

Con la messa in funzione della ferrovia del Gottardo nel 1882, Bellinzona cominciò a trasformarsi da una piccola cittadina ad un centro industriale. Lo stabilimento di riparazioni delle ferrovie fu costruito nel 1884 e dava lavoro all’inizio a circa 140 lavoratori. In breve tempo questa officina crebbe fino a diventare uno degli stabilimenti di riparazione e manutenzione più importanti della Svizzera e già nel 1909 vi lavoravano 757 persone. I lavoratori dell’officina sono stati fin dall’inizio all’avanguardia del movimento operaio ticinese e hanno giocato un ruolo determinante nella costruzione dei primi sindacati ticinesi. Oggi sono impiegati nell’officina di Bellinzona circa 430 lavoratori, di cui 126 sono sotto minaccia di licenziamento. La maggior parte di loro sono organizzati nel sindacato SEV (Sindacato del personale dei trasporti). Gli altri sono iscritti all’Unia o al sindacato cristiano Transfair. Il sindacato predominante è comunque l’Unia, che ha a disposizione notevoli risorse ed esperienze di lotta.


Ancora una ristrutturazione

Il piano di ristrutturazione da parte di Sbb-Ffs prevede lo smantellamento di 300 posti di lavoro in tutta la Svizzera. Di questi  51 sono al servizio clienti del call center di Friburgo. Inoltre da Friburgo 114 posti verranno trasferiti a Basel. Nell’officina di Bellinzona, che si occupa della manutenzione delle locomotive, 126 posti di lavoro verranno eliminati, 18 trasferiti a Chiasso e almeno 10 a Yverdon. Anche l’officina di Biel verrà ristrutturata. Qui si dovrà rinunciare alla manutenzione dei carri-botte. Da Biel 46 posti verranno trasferiti a Yverdon e Olten.

Quando all’inizio di marzo sono trapelate le prime indiscrezioni sui numeri della ristrutturazione, i lavoratori di Bellinzona hanno deciso come prima cosa di fare il 4 marzo un presidio di protesta a Bellinzona dopo il quale si sono recati alla sede della Ffs di Berna, per fare anche lì un presidio. Allo stesso tempo sono stati attivamente sostenuti dal sindacato Unia che ha subito espresso solidarietà e appoggio con un comunicato stampa.


Reazione immediata – Sciopero!


Dopo l’assemblea di fabbrica del 6 marzo i lavoratori e le lavoratrici non hanno più ripreso il lavoro. Hanno chiesto di essere informati fin nei dettagli sui licenziamenti su cui avevano sentito solo delle voci. Lo sciopero vero e proprio è cominciato comunque il giorno successivo. La mattina del 7 marzo si è tenuta un’assemblea di fabbrica a Bellinzona alla quale il dirigente della Ffs-Cargo Nicolas Perrin avrebbe voluto rendere noti i licenziamenti. I lavoratori tuttavia non gli hanno lasciato prendere la parola. Tutto ciò che volevano sentire era un chiaro SI o un NO a questa nuova riduzione dei posti di lavoro. A questa domanda Perrin ha risposto con un titubante SI. Quindi  i lavoratori si sono alzati e lo hanno cacciato con veemenza dalla sala. I loro volti erano trasfigurati dalla rabbia. Si è fischiato e scandito lo slogan: “Giù le mani dall’officina di Bellinzona“. 

bellinzona
 19 marzo: La manifestazione dei lavoratori e le loro famiglie a Berna

Immediatamente i lavoratori ticinesi hanno iniziato uno sciopero che dura ancora oggi (17 marzo 2008). Già dal primo giorno si sono preparati ad una lunga e dura lotta. E’ stato stabilito un piano di picchetti. I binari che portano all’officina sono stati manomessi in modo che nè locomotive nè treni merci potessero lasciare l’officina o arrivarvi. La fabbrica è stata occupata e il lavoro fermato. A conseguenza della minaccia di bloccare il Gottardo per Pasqua e di conseguenza le principali strade del Ticino, la tensione è cresciuta. C’è anche da dire che l’officina è l’unica in Svizzera che produce e immagazzina speciali dispositivi di frenaggio. Secondo ipotesi fatte dal sindacato, se lo sciopero continua i treni merci saranno costretti a fermarsi uno dopo l’altro. Secondo i notiziari dal 14 marzo già 10 convogli sono stati bloccati.


Cronologia degli avvenimenti successivi

L’8 marzo si è tenuta a Bellinzona una manifestazione di solidarietà alla quale hanno partecipato circa 8,000 persone.

Il 12 marzo c’è stato un incontro tra rappresentanti del governo ticinese e alcuni parlamentari con i dirigenti della Ffs e il consigliere federale Moritz Leutenberger. Come risultato di questa “tavola rotonda” la Ffs si è offerta di sospendere i licenziamenti per due mesi se i lavoratori avrebbero smesso di scioperare. Il comitato di sciopero si è riunito la sera stessa e ha deciso proporre  all’assemblea di fabbrica del 13 marzo di rifiutare l’offerta e di proclamare la prosecuzione dello sciopero.

Il 13 marzo l’assemblea di fabbrica ha rigettato all’unanimità l’offerta della Ffs. Fino a quando la Ffs non dirà chiaramente in quali condizioni vuole portare avanti la massiccia ristrutturazione e qual’è la strategia aziendale per i prossimi anni, non si tratterà e lo scioperò verrà continuato con la stessa durezza.

Il 14 marzo il sindacato SEV ha detto a chiare lettere che la Ffs deve ritirare l’intero pacchetto di licenziamenti. Questa è la rivendicazione fondamentale.


Una grande ondata di solidarietà


La solidarietà è l’arma in mano ai lavoratori. Questa verità la troviamo oggi in modo lampante nei giornali ticinesi. Un’incredibile ondata di solidarietà ha attraversato l’intero cantone. Comitati di appoggio si sono formati in diverse città e hanno raccolto soldi per le strade, nelle partite di calcio e di hockey su ghiaccio, nelle fabbriche. Già migliaia di persone hanno sottoscritto la risoluzione di sostegno alla lotta. La città di Bellinzona e il Canton Ticino sono compatti dietro i lavoratori in sciopero e hanno espresso la loro solidarietà. Alcuni esponenti politici chiedono di “staccare la corrente” alla Ffs. Tre ex parlamentari hanno già dopo 2 giorni di sciopero raccolto 30,000 franchi per i lavoratori in lotta. La popolazione porta generi alimentari all’officina occupata. La Coop ha fatto una colletta di beni di generi alimentari. Persino un vescovo ticinese è andato nell’officina in lotta e ha espresso solidarietà ai lavoratori, dando loro la benedizione e li ha invitati a non mollare. Inoltre si è proposto di raccogliere in ogni chiesa soldi per i lavoratori in sciopero e di trasferire la messa di Pasqua all’interno dell’officina. L’intera popolazione fa quadrato compatta attorno ai lavoratori.

E’ da citare una frase del dirigente della lotta Gianni Frizzo:   “Noi tutti lottiamo da giorni non solo per vincere una battaglia, ma per vincere la guerra“ (Notiziario del 13 marzo 2008)


Particolarità del Ticino

Il Ticino è la parte della Svizzera di lingua italiana. Attraverso le Alpi e in particolare il massiccio del Gottardo, i ticinesi sono separati anche geograficamente dal resto della Svizzera. E’ un luogo comune quello secondo cui bisogna tenersi alla larga dagli “avvocati di Berna”. Un ticinese è prima di tutto un ticinese e poi uno svizzero. Questo livello di regionalismo è ancora più accentuato che in Giura e in Oberwallis. Ma il Ticino non è distinto dal resto della Svizzera solo linguisticamente e geograficamente ma anche per il fatto che il salario medio è del 13.65% più basso. Mentre un lavoratore svizzero, parlando di stipendi da quadro, guadagna mediamente circa 5.674 franchi, in Ticino lo stesso stipendio è di 4.899 franchi (Fonte: Schweizerische Lohnstrukturerhebung 2006).

Inoltre negli ultimi anni il Ticino è sempre stato oggetto di distruzioni di posti di lavoro e chiusure di stabilimenti appartenenti ad aziende statali. Tra il 1991 e il 2004 la Ffs, le poste e la Swisscom hanno cancellato in Ticino circa 2000 posti di lavoro.

Le officine Ffs possono essere definite come il cuore industriale di Bellinzona. Con la ferrovia del Gottardo cominciò 125 anni fa l’ascesa della tranquilla cittadina. Quasi ogni cittadino di Bellinzona ha un parente che lavora “nell’officina” o che vi ha lavorato, ciò fa sì che un’ampia parte della popolazione è colpita personalmente dai licenziamenti. L’ultimo attacco ai posti di lavoro dell’officina Ffs-Cargo di Bellinzona viene percepita in primo luogo non come un attacco del capitale nei confronti dei lavoratori ma come un’offensiva del resto della Svizzera contro il Ticino.

Per completare il quadro non si può non citare un’altra ragione di questa enorme combattività. La tradizione della lotta di classe in Ticino è molto più radicata che nella Svizzera tedesca. La combinazione di tutti questi fattori ha portato ad una delle lotte più dure degli ultimi anni, se non degli ultimi decenni.


E le altre officine?

Come già detto ci sono anche altri stabilimenti sotto minaccia di ristrutturazione. Mentre gli impiegati di Basel e gli operai di Biel sembrano andare incontro al loro destino apparentemente senza ribellarsi, nel call center di Friburgo si annuncia una resistenza sempre più evidente.  

Alla notizia dei licenziamenti il governo di Friburgo ha reagito molto duramente, mentre i lavoratori sembravano mantenere la calma. Il 12 marzo l’assemblea di fabbrica ha quindi deciso un’ora di sciopero di avvertimento. Queste pause pranzo prolungate sono state portate avanti fino a mercoledì 19 marzo, giorno in cui si è tenuto nel consiglio nazionale il dibattito sul futuro della Ffs-Cargo. Per il momento a Friburgo si sta rinunciando ad uno sciopero vero e proprio. È  stato però chiaramente fatto presente che questa opzione non è esclusa, al contrario: se dopo le trattative non si giungerà a nessuna soluzione, i lavoratori di Friburgo si fermeranno.

Il 14 marzo c’è stata a Friburgo una manifestazione alla quale ha partecipato una delegazione di circa 70 lavoratori dal Ticino. In segno di solidarietà con i colleghi della Ffs-Cargo i macchinisti ticinesi hanno fermato, alla partenza della delegazione ticinese, alle 7:30 circa, tutti i treni regionali per 5 minuti. Alla manifestazione a Friburgo ha partecipato anche il presidente del Partito socialista Christian Levrat.Ha accusato la Ffs di atteggiamento dittatoriale e ha invitato i lavoratori a “non ammorbidirsi”.

 

Retroscena

Ma come si è potuta produrre una tale situazione alla Ffs-Cargo? La causa che ha scatenato questa barbara ristrutturazione è stata in ultima istanza la perdita di 190 milioni di franchi negli ultimi anni. Nei media si è diffusa la notizia di errori di gestione da parte della dirigenza aziendale e del consiglio di amministrazione. A diversi livelli si cerca di scaricare la responsabilità a vicenda. Una volta è colpa dell’incapacità del consiglio di amministrazione e del suo venir meno alla funzione di sorveglianza, un’altra volta della gestione dell’amministratore delegato precedente, Benedikt Weibel, che nascondeva la crisi che si stava sviluppando all’Ffs.

E’ chiaro che sono stati commessi degli errori da parte di singoli dirigenti aziendali negli ultimi anni. Tuttavia a noi non interessa quale imprenditore abbia sbagliato strategia ma quali condizioni e quali interessi stanno dietro ad un simile processo. La politica del libero mercato è dagli anni ’90 il paradigma, non solo nell’economia, ma praticamente anche in tutte le posizioni politiche. La nascita delle Spa da ex aziende statali va capita nel contesto della mutata situazione dell’economia capitalista a partire dagli anni settanta.

La situazione attuale della Ffs illustra in modo concreto la strategia dei capitalisti. I borghesi spingono la trattativa verso la privatizzazione e individuano la responsabilità principale nelle carenti doti dirigenziali della direzione aziendale. Chiedono dei consigli di amministrazione che “capiscano veramente qualcosa di trasporti e flussi finanziari – invece degli attuali consulenti d’impresa e giuristi” (citazione dell’8 marzo).

I rappresentanti del movimento operaio hanno diverse posizioni sul futuro della Ffs. Nell’ala destra dell’SP si è parlato finora solo di fusione dell’Ffs-Cargo con la BLS-Cargo e di aumento delle sovvenzioni. La prudenza di questi burocrati non deriva alla fine che dal loro coinvolgimento nella crisi della società Cargo. Christiane Brunner, candidata dell’SP al consiglio federale negli anni 90, è anche membro del tanto criticato consiglio d’amministrazione. Il consigliere federale dell’SP in carica Moritz Leuenberger, che come ministro dei trasporti può essere considerato responsabile dei fallimenti della Ffs-Cargo, ha condannato lo sciopero come un errore. Ciononostante, gradualmente si sta delineando una svolta nell’SPS. Questo ha espresso solidarietà mediante un comunicato stampa) e il suo presidente Christian Levrat ha visitato i lavoratori di Friburgo. Da parte loro i sindacati si schierano compatti a favore della lotta e la sostengono attivamente. Il ritiro dei licenziamenti e la difesa degli interessi dei lavoratori sono in questo momento il loro obiettivo dichiarato.

Dopo Benedikt Weibel le redini della Ffs sono ora nelle mani di un altro massacratore sociale dalla linea dura: il dirigente Andreas Meyer. Per lui la questione non è più “se” licenziare e ristrutturare, ma “come“. Con la sua gestione questa rotta è già stata intrapresa. La prosecuzione dello sciopero dopo che Meyer ha “rassicurato“ che i licenziamenti a Bellinzona e Friburgo sono momentaneamente sospesi, è un chiaro segnale del fatto che non gode di nessuna fiducia da parte dei lavoratori. E a ragione.

La massiccia reazione dei lavoratori, che sono scesi in uno sciopero selvaggio senza alcun avvertimento, non è casuale. La polarizzazione della società ha raggiunto il punto in cui si producono esplosioni in diverse direzioni. La contraddizioni del capitalismo che si sono accumulate a livello nazionale ed internazionale cominciano ad affiorare in superficie. Dopo 15 anni di massacro sociale, con un massiccio aumento della produttività senza un parallelo aumento dei salari reali e innumerevoli attacchi, la classe lavoratrice è in fermento. Sono presenti tutte le condizioni per una recessione su scala mondiale. E’ palese che nel prossimo periodo potremo e dovremo avere a che fare con un aumento dei conflitti tra le classi. In Svizzera siamo all’inizio di questo processo. Le lotte nei cantieri edili e in Ticino non potrebbero rappresentare una dimostrazione migliore del fatto che siamo ad un punto di svolta.


Come procedere?

Il 19 marzo si tiene una manifestazione a Berna alla quale i lavoratori industriali ticinesi e i lavoratori edili scenderanno in piazza assieme. Nello stesso giorno il parlamento discute del futuro della Ffs-Cargo. Questa manifestazione deve rappresentare un altro punto alto della lotta degli edili e dei ferrovieri e non mancherà il suo obiettivo.

Dopo il dibattito nel consiglio nazionale i lavoratori di Friburgo decideranno se continuare comunque lo sciopero. Il dibattito rappresenterà un segnale anche per i ticinesi. Questi minacciano di bloccare la ferrovia del Gottardo per Pasqua, cosa che metterebbe in tilt l’intero traffico di Pasqua. Inoltre bisognerà fare i conti con ulteriori azioni, nel caso in cui la Ffs-Cargo non retrocederà incondizionatamente dal suo piano di ristrutturazione.

Estensione dello sciopero

I lavoratori di Friburgo e i macchinisti ticinesi hanno fatto un primo passo. Lo sciopero deve essere esteso. Delegazioni di lavoratori ticinesi devono recarsi a Biel e a Basilea per convincere i lavoratori di queste città a scendere in lotta. La resistenza deve estendersi. Se necessario i macchinisti devono convocare altri scioperi d’avvertimento per paralizzare in breve tempo il trasporto ferroviario. Inoltre gli scioperi dei lavoratori dei cantieri edili e della Ffs-Cargo devono essere organizzati congiuntamente. Se scoppiano altre lotte in Svizzera, queste devono unificarsi. Perché solo uniti siamo forti!


Prospettive

La combattività e la determinazione dei lavoratori scesi in lotta sorprende di fronte alla recente storia del movimento operaio svizzero. I comitati di  sciopero che sono nati e i metodi democratici con cui vengono prese le decisioni ci riempiono di euforia. L’assemblea di fabbrica prende le decisioni fondamentali collettivamente e con voto democratico. Lo sciopero viene diretto da un comitato eletto, composto da lavoratori e sindacalisti, che coordina la lotta e si occupa della circolazione delle informazioni. Si tratta già di un organismo embrionale di potere operaio. Il contributo  delle famiglie e di sostenitori volontari è un ulteriore esempio dell’alto livello di organizzazione con cui questo sciopero viene condotto.

Queste caratteristiche non si possono spiegare semplicemente con la particolare storia del Ticino, la sua vicinanza con l’Italia e la tradizionale forza del sindacato. Sono anche la dimostrazione della capacità dei lavoratori di sviluppare durante una lotta un’enorme esperienza in poco tempo e di capire istintivamente quali passi sono da intraprendere e quali no.

Si pone quindi la questione di quale può essere un esito vittorioso di questa lotta. In primo luogo ci sono le rivendicazioni economiche che devono essere conquistate. Il piano di ristrutturazione deve essere ritirato, nessun posto di lavoro deve essere toccato e non ci deve essere nessun peggioramento delle condizioni di lavoro. I lavoratori non hanno nessuna responsabilità per gli errori dei capitalisti e ancor meno per il funzionamento ingiusto, caotico e irrazionale che caratterizza l’economia di mercato.

Non ci facciamo nessuna illusione. Se questa lotta sarà vittoriosa, la crisi della Ffs-Cargo non sarà archiviata. Un’ulteriore offensiva arriverà e, sulla base dell’esperienza, sarà preparata meglio di quella attuale. Ciò significherà sicuramente che dovremo lottare ancora e ancora e ancora! Non dobbiamo farci ingannare e dividere. L’esperienza della solidarietà in questo conflitto si radicherà nella coscienza dei lavoratori.

Come marxisti abbiamo in ogni momento il compito di partire dalle rivendicazioni economiche quotidiane legandole all’obiettivo di costruire una società socialista. Chiediamo la fine delle Spa e la rinazionalizzazione della Ffs sotto il controllo operaio. Così come vediamo il comitato di sciopero eletto come punto di partenza per la formazione di un comitato di fabbrica che sostituisca l’attuale commissione aziendale. Questo comitato di fabbrica deve essere eletto dall’assemblea di fabbrica che si riunisce regolarmente senza le dirigenze aziendali. Il comitato deve rendere conto all’assemblea di fabbrica e deve impegnarsi per rispettare ogni decisione dei lavoratori. Le decisioni prese dall’assemblea sono vincolanti per la dirigenza della società.

Il controllo operaio rappresenta naturalmente un duro colpo contro i rapporti di produzione basati sulla proprietà privata e quindi contro l’ordine capitalista. I lavoratori possiedono lo stesso bagaglio di conoscenze necessarie per il funzionamento di un’azienda capitalista rispetto ai manager. Il rivoluzionario russo Lev Trotskij ha spiegato nel “Programma di transizione“ che il primo passo verso il controllo effettivo su un’industria è l’apertura dei libri contabili. I capitalisti giustificano  gli attacchi nei confronti della classe operaia con fattori economici congiunturali. Tagli dei salari, licenziamenti, flessibilizzazione dell’orario ecc. sarebbero inevitabilmente dovuti a “fattori congiunturali“. Attraverso il mantenimento del segreto sui libri contabili i capitalisti possono nascondere le vere condizioni dell’azienda così come del settore. Prima di tutto con l’apertura dei libri contabili i lavoratori possono dissolvere questa cortina fumogena. Solo così possono essere in grado di capire la reale situazione economica e il funzionamento del sistema capitalista. Questo inoltre è il primo passo verso il rovesciamento dei rapporti di forza esistenti.

Anche se queste rivendicazioni, di fronte ai rapporti di forza tra lavoro e capitale nella situazione attuale, possono apparire alquanto visionarie, le discussioni future dovranno svilupparsi in questa direzione. Solo se si porta avanti una discussione sulle alternative, questa può avere un riflesso nella coscienza della classe lavoratrice. La situazione internazionale in questo momento non è sfavorevole. Come internazionalisti cerchiamo di connettere la nostra situazione con l’esperienza dei lavoratori di altri paesi. La rivoluzione venezuelana offre l’esperienza attuale per quanto riguarda la conduzione socialista delle fabbriche in cui i lavoratori e le lavoratrici autogestiscono la fabbrica, con successi minori o maggiori. Così come il tour di iniziative con un rappresentante del FRETECO organizzate dalla Gioventù dell’Unia a febbraio, ha mostrato che persino in un paese come la Svizzera sono vivi l’interesse e l’attualità di una discussione sulle alternative possibili. Tutto ciò conferma il nostro chiaro orientamento come Tendenza Marxista Internazionale (TMI) e della correttezza della nostra prospettiva.  

L’esperienza acquisita da questa lotta segnerà la coscienza della classe lavoratrice nella prossima fase. Il nostro compito come lavoratori e  marxisti è chiaro: si deve fare tutto il possibile per portare questa lotta alla vittoria! Ciò che possiamo fare è far riferimento all’esperienza accumulata in 200 anni di lotta di classe nel sistema capitalista ed esprimere la nostra solidarietà in tutti i modi possibili.  

Adesso bisogna continuare a mantenere alta la pressione a tutti i livelli. Nelle fabbriche, per le strade, nelle scuole e nelle università tutti gli attivisti del movimento operaio devono sostenere i lavoratori in lotta. La tendenza marxista “Der Funke” fa appello a solidarizzare in modo militante con i lavoratori dell’officina di Bellinzona e del call center di Friburgo. La loro lotta è anche la nostra lotta.


Rivendicazioni:

  • Nessun compromesso – accettiamo solo il ritiro incondizionato del piano di ristrutturazione
  • Controllo operaio sulla base di un comitato di fabbrica eleggibile e revocabile in qualsiasi momento
  • Le decisioni importanti spettano all’assemblea dei lavoratori
  • Se il padrone non molla, estendiamo lo sciopero, blocchiamo le strade e i valichi di frontiera, allarghiamo lo sciopero agli altri settori
  • Fine immediata delle privatizzazioni!  Tutte le imprese parzialmente o totalmente privatizzate devono essere rinazionalizzate e gestite sotto il controllo dei lavoratori e delle lavoratrici!
  • Solidarietà – non lasciamo soli i lavoratori!

18 marzo 2008

Visita il sito dei lavoratori delle officine in sciopero