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Il 4 marzo, 15mila lavoratori hanno manifestato a Tolosa in difesa dell’occupazione nel gruppo Airbus. Le cifre sull’entità della ristrutturazione dell’Airbus, il piano Power 8, erano state infine rese note mercoledì 28 febbraio. Tre siti saranno ceduti a ditte che ora detengono subappalti: Filton in Gran Bretagna, Nordenham in Germania e Méaulte in Francia, dove lavorano più di 1.000 operai.

Tre altri siti verranno chiusi: Laupheim e Varel, in Germania, e la fabbrica di Saint-Nazaire in Francia, dove lavorano circa 900 dipendenti. Oltre a queste cessioni, l’amministratore delegato Louis Gallois ha confermato un piano di 10.000 licenziamenti totali in Europa entro i prossimi quattro anni. I licenziamenti riguardano per metà lavoratori di Airbus e per metà interinali e dipendenti di ditte appaltatrici che lavorano per Airbus.

La distribuzione dei licenziamenti tra i quattro paesi sarà la seguente: 3.700 licenziamenti per Airbus-Germania, 3.200 per Airbus-Francia, 1.600 in Gran Bretagna, 450 in Spagna e 1100 ad Airbus Central Entity (la casa madre del gruppo, situata a Tolosa, città della Francia sud-occidentale). Questi licenziamenti prenderanno la forma di pre-pensionamenti, esodi volontari e passaggi al part-time. Oltre a ciò, circolano già voci sull’ipotesi di licenziamenti diretti, alimentate da gente della “corte” di Gallois.

I dirigenti dell’impresa parlano soltanto delle cifre che riguardano Airbus, ma le perdite rischiano di essere ancora più forti nell’indotto, che Airbus vorrebbe dimezzare e da cui esigerà una significativa riduzione dei costi. Migliaia di posti di lavori sono messi in pericolo dalla profonda riorganizzazione economica che si prepara.


L’avidità degli azionisti


Il piano di ristrutturazione viene presentato ai lavoratori come una necessità oggettiva indiscutibile, in mancanza del quale Airbus si farebbe superare dal suo concorrente statunitense, la Boeing. I dirigenti fanno continuamente riferimento alla debolezza del dollaro Usa sull’euro e sulla necessità di trovare i soldi con cui finanziare i nuovi progetti. Così Gallois ci spiega che si devono risparmiare due miliardi di euro all’anno.

Nonostante questa propaganda, Airbus realizza profitti molto alti. La quantità delle commesse (aerei) aumenta di anno in anno. Gli elenchi delle commesse sono pieni per i prossimi sei anni. Dalla privatizzazione dell’azienda, nel 1999, le azioni hanno fruttato ai grandi azionisti una media del 18% di guadagno annuale. Senza dimenticare l’enorme plusvalenza realizzata dal gruppo Lagardère e dalla Daimler-Chrysler, che hanno intascato più di due miliardi di euro ciascuno prima che il valore dell’azione cadesse rapidamente dopo l’annuncio del ritardo nella consegna del modello A380.

Quando l’amministratore delegato Gallois parla della “necessità” di un piano di risparmio, si mette dal punto di vista degli azionisti i quali non vogliono aspettare 5, 10 o 15 anni prima che il loro “investimento” sia ammortizzato. Al contrario, vogliono i soldi subito, a costo di minacciare l’abbandono dell’industria aeronautica. A costo, anche, di fare pagare il conto all’insieme dei lavoratori.


La controffensiva sindacale


I dirigenti del gruppo sperano nella mancanza di unità della mobilitazione sindacale contro il piano di ristrutturazione: una divisione tra lavoratori tedeschi e francesi; una divisione tra i lavoratori dei differenti siti di una stessa nazione; una divisione, infine, tra i sindacati. Dobbiamo dimostrare che sappiamo raggiungere l’unità d’azione, assolutamente necessaria. Ma l’unità deve basarsi sulla mobilitazione più determinata possibile. Non ci si può permettere di aspettare troppo a lungo prima di mettere in moto una mobilitazione vasta e profonda. La strategia dei piccoli blocchi, con qualche ora di sciopero a settimana, rischia di demoralizzare i lavoratori. Gli operai di Meaulte hanno mostrato la via giusta, mettendosi in sciopero generale sin dal primo giorno di annuncio del piano.

Tuttavia, lo sciopero, di per sé, non sarà sufficiente. è altresì necessario avanzare e difendere obiettivi e parole d’ordine corrette, che forniscano un’alternativa percorribile al piano dell’azienda.

Nel suo comunicato del 27 febbraio la direzione del Partito socialista richiede – come molti altri dirigenti politici e sindacali – che lo Stato rafforzi la sua presenza nel capitale dell’Eads. Il presidente socialista della regione Midi-Pyrénées propone che le diverse regioni francesi toccate dalla ristrutturazione si impegnino ad investire 150 milioni di euro nel capitale dell’azienda. Questa proposta non tocca il cuore del problema. Da un lato, infatti, essa non rimette in discussione il piano “Power 8”. D’altra parte, è una proposta che ancora una volta rinvigorisce le casse di un’impresa privata con soldi statali, ovvero consolida… l’avidità degli azionisti. Si nazionalizzano le perdite e si privatizzano i profitti!

Tra i lavoratori cresce la tendenza a favore della rinazionalizzazione dell’industria aeronautica. È la sola via concretamente accettabile. Aggiungiamo inoltre che questa nazionalizzazione dovrebbe mettere il patrimonio industriale sotto il controllo democratico dei lavoratori. Soltanto per questa via gli investimenti potranno essere pianificati a lungo termine e la produzione diverrà più razionale, assicurando così anche la salvaguardia dei posti di lavoro.

 

14/03/2007

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