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 Il "riformismo senza riforme" avvantaggia Sarkozy
 
A pochi giorni dal secondo turno delle elezioni presidenziali, pubblichiamo una prima analisi del voto francese dello scorso 22 aprile prodotta dai compagni della rivista marxista La Riposte. Dopo il voto di domenica prossima forniremo ai nostri lettori un'analisi più dettagiata.
La sconfitta della sinistra nelle elezioni presidenziali del 2002 ha condannato i lavoratori e i giovani di Francia a cinque anni di attacchi contro le condizioni di lavoro, i servizi pubblici, le pensioni, la sicurezza sociale, i diritti dei disoccupati, con i lavoratori immigrati e le loro famiglie costantemente demonizzati, provocati e sottoposti ad offese e repressione.

Gli ultimi cinque anni, tuttavia, hanno anche visto lotte importanti, su una scala mai vista in Francia sin dagli eventi rivoluzionari del 1968, come quella per difendere le pensioni, il movimento di massa che impose il ritiro del "contratto di primo impiego" (CPE) - che avrebbe ridotto i giovani lavoratori allo stato di meri schiavi salariati, senza neppure i minimi diritti goduti dagli altri lavoratori. La sconfitta della Costituzione Europea nel referendum del 2005 e la vittoria "a valanga" del Partito Socialista alle elezioni regionali sono state un riflesso del profondo scontento sociale in seno alla società, come lo sono state le sommosse di massa che sono esplose in oltre 200 città in reazione agli attacchi polizieschi nel novembre dello stesso anno.

Ora, finalmente, nelle attuali elezioni presidenziali e nelle elezioni legislative che seguiranno, milioni di lavoratori e di giovani hanno l'opportunità di scrollarsi di dosso quello che è stato indubbiamente il governo più reazionario dal regime di Vichy degli anni Quaranta. La campagna elettorale ha avuto luogo sullo sfondo di nuovi scioperi (lo sciopero di tre settimane dei portuali di Marsiglia, lo sciopero di sei settimane dei lavoratori Citroën dello stabilimento di Aulnay-sous-Bois). Non parrebbe irragionevole, sulla scia di lotte di massa che si sono verificate fin dal 2002, aspettarsi che i partiti di sinistra vincano sia le elezioni presidenziali sia quelle legislative.
Eppure, i risultati del primo turno delle presidenziali non sono particolarmente buoni per la sinistra, a dispetto della partecipazione al voto storicamente senza precedenti (84%).

Sarkozy, il candidato del principale partito capitalista (l'UMP) ha ottenuto il risultato più alto tra i 12 candidati del primo turno con il 31% dei suffragi. Questo lo conduce al secondo turno in una posizione più favorevole del candidato del Partito Socialista, Ségolène Royal, che ha ottenuto il 26% dei voti. Sarkozy ha adottato molte delle idee del razzista Fronte Nazionale e come risultato di questo ha chiaramente attirato molti elettori dell'FN. Il sostegno per l'FN è caduto dal 16,9% nel 2002 al 10,4%. Una vittoria della sinistra nel decisivo secondo turno è tuttora possibile, ma i voti ottenuti dagli altri candidati mostrerebbero Sarkozy in testa.

I risultati per i 12 candidati sono come segue:

Candidati di destra

Sarkozy, UMP 31,18%
Bayrou, UDF 18,57%
Le Pen FN 10,44%
De Villiers 2,23%

Candidati di sinistra

Royal (PS) 25,87%
Bescancenot (LCR) 4,08%
Buffet (PCF) 1,93%
Laguillier (LO) 1,33%
Bové 1,32%
Schivardi (PT) 0,34%

Altri

Voynet (Ecologie) 1,57%
Nihous (Ruralist) 1,15%


La spiegazione fondamentale per questo risultato sta in primo luogo nella mancanza di una chiara alternativa socialista al capitalismo da parte della sinistra. Il Partito Socialista ha intrapreso questa campagna elettorale sulla base della piattaforma più apertamente filocapitalista nell'intera storia del partito. Royal ha ripetutamente brandito idee nazionaliste come l'amore per la patria, per la bandiera e per l'inno nazionale. Per combattere la disoccupazione, ha proposto una formula simile a quella dell'odiato CPE. Per combattere la delinquenza, ha sostenuto che i giovani criminali dovrebbero essere internati sotto la supervisione delle forze armate. Il suo programma non contiene una singola misura che porterebbe ad un significativo miglioramento del tenore di vita. In una parola, questa non era una campagna socialista, ma una campagna di riformismo senza riforme.

E' stato il fallimento del governo Jospin, quando si è trattato di mettere in discussione il potere dei capitalisti a preparare la strada alla sconfitta della sinistra ai tempi del 2002. L'impatto di questa sconfitta ha portato ad una crisi nel Partito Socialista e all'emergere di quella che avrebbe potenzialmente costituito una possente opposizione di sinistra. Il crollo di autorità dell'ala destra del PS è stato mostrato da un voto interno del 42% contro le politiche della direzione socialista sulla questione del referendum europeo. Eppure, i dirigenti opportunisti di questa opposizione interna hanno spudoratamente capitolato alla destra alla conferenza di partito di Le Mans, in cambio di posizioni di capolista e della promessa di ministeri in un futuro governo socialista.

Quando è stato il momento di eleggere il candidato per le elezioni presidenziali, Ségolène Royal - una rappresentate dell'ala più filocapitalista del partito - vinse in assenza di qualsiasi seria opposizione dalla sinistra e sulla base di una massiccia campagna mediatica in suo favore come il candidato "che aveva più probabilità di battere Sarkozy". Così, la destra del partito, nonostante fosse responsabile della sconfitta della sinistra nel 2002, riuscì a recuperare il pieno controllo dell'apparato del partito.

La campagna è stata apertamente sabotata da una settore della destra del Partito Socialista, che ha pubblicato alcune dichiarazioni di sostegno al candidato del partito borghese UDF, François Bayrou. Questo cosiddetto "Gruppo Spartaco" di cospiratori - la maggior parte di loro desidera restare nell'anonimato - ha avuto la stessa posizione di altre figure dirigenti del Partito Socialista, come Rocard e Kouchner, che hanno invocato un governo di coalizione del Partito Socialista e dell'UDF.

L'UDF ha sostenuto praticamente tutte le politiche reazionarie dell'attuale governo UMP. Un altro leader socialista, che è stato il consigliere economico di Ségolène Royal, è passato apertamente a Sarkozy, giocando un ruolo attivo nella campagna per la sua elezione.

Per il Partito Comunista, questa ulteriore caduta di consenso rispetto al 2002 è un'illustrazione delle conseguenze disastrose dell'abbandono anche solo di un simulacro di politica comunista, che la direzione del partito ha rimpiazzato con il linguaggio confuso ed insipido della politica "alternativa" piccolo-borghese: tasse aggiuntive e multe per i capitalisti cattivi, premi e bonus per quelli buoni, cosidetto commercio equo, sviluppo sostenibile e così via. Il programma del partito
rivendica addirittura che il capitalismo potrebbe sradicare completamente la disoccupazione e la povertà meramente attraverso riaggiustamenti della tassazione e delle iniziative di spesa pubblica.

Chiaramente, i lavoratori e i giovani non sono convinti che queste insulsaggini "antiliberiste" possano essere prese sul serio, specialmente dopo l'approvazione, da parte della leadership del PCF, dell'imponente programma di privatizzazioni intrapreso dal governo socialista-comunista del 1997-2002. Questo nuovo passo indietro servirà indubbiamente a rafforzare la posizione dell'ala marxista del PCF, piccola ma in crescita, che si raccoglie attorno al mensile "La Riposte". Questa tendenza ha partecipato attivamente nella campagna elettorale del PCF, spiegando al contempo la necessità di rompere con le timide politiche di riformismo "antiliberista" e di portare avanti, sia pubblicamente sia all'interno del partito, un chiaro programma per il socialismo.

25 aprile 2007 

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