Breadcrumbs

Il 20 ottobre il 57% degli iscritti al Partito comunista francese (Pcf) di Parigi hanno appoggiato la proposta – sostenuta dalla dirigenza del partito – di presentarsi alle elezioni municipali del marzo 2014 in alleanza coi socialisti sin dal primo turno. Mélenchon, capo del Parti de gauche (Partito di sinistra, Pg) ovvero del principale alleato del Pcf nel Front de gauche, ha dichiarato, non senza un’abile teatralità, di avere “il cuore in cenere” per la scelta disastrosa dei comunisti. Quali conseguenze avrà questa scelta sul Pcf e sulla capacità delle avanguardie di costruire una forza significativa alla sinistra del Partito socialista (Ps)? è in pericolo anche l’esistenza stessa del Front de gauche?

Il governo e la presidenza socialisti di Ayrault e Hollande sono stati responsabili di un profondo attacco alla classe lavoratrice. In poco più di un anno sono riusciti a regalare 20 miliardi al padronato francese in defiscalizzazioni, alzare l’età pensionabile, parlare a vuoto davanti ad ogni crisi industriale, tagliare la spesa sociale in nome della riduzione del debito pubblico e spargere una bella dose di razzismo nella società con l’azione del Ministro degli interni Manuel Valls. Non è dunque sorprendente che il Ps sia in crisi ma nemmeno che, in assenza di un’alternativa di classe, il Fronte nazionale registri una significativa progressione elettorale facendo leva su nazionalismo, razzismo e finta – ma urlata – opposizione ai “poteri forti”.

Mentre nella sinistra italiana dilaga la tendenza a cercare ciecamente modelli nei partiti che raccolgono successi elettorali, crediamo sia più utile analizzare i dibattiti e le controversie che sorgono nel movimento operaio sui nodi politici fondamentali della fase. Il Front de gauche ha conquistato oltre l’11% dei voti alle ultime elezioni presidenziali in Francia ma quel consenso, portato in dote al Partito socialista, potrebbe logorarsi rapidamente. Non sfugge infatti a nessuno che il dibattito sulle municipali di Parigi ha avuto una risonanza nazionale, a causa del peso sociale e politico della capitale ma anche dell’impegno col quale il segretario generale del Pcf, Pierre Laurent, si è schierato a favore dell’accordo col Ps.

La direzione del Pcf non ha portato argomentazioni politiche serie per giustificare questo accordo. L’unico argomento “di peso” è stata la garanzia da parte socialista di avere 13 eletti Pcf al consiglio, 5 più degli attuali. Per il resto, pensare di fare di Parigi nientedimeno che un “polo di resistenza all’austerità” con Anne Hidalgo (Ps) sindaco è una prospettiva piuttosto fantasiosa, proprio come affermare che nella capitale francese il Ps “è situato a sinistra” (Ian Brossat, capogruppo Pcf uscente al Consiglio comunale di Parigi). A smentire queste favole sono i fatti dalla testa dura. In base ai tagli alla spesa pubblica del governo, infatti, il comune di Parigi riceverà circa 100 milioni di euro in meno e il gruppo consiliare del Ps non ha voluto nemmeno mettere in discussione una presa di posizione critica con l’operato del governo – figuriamoci rifiutarsi di gestire l’austerità! Al contrario, la giunta parigina, Pcf incluso, sta già mettendo in pratica un piano di tagli alla sanità. Da settembre, è sotto chiusura l’ospedale Dieu, che gestisce le urgenze per ben nove circoscrizioni parigine ma è anche situato in un edificio del XVI secolo vicino alla cattedrale di Nôtre-Dame e dunque prezioso anche agli occhi di un’immobiliare del Qatar… Sulle politiche abitative, gli ultimi 13 anni di giunta di sinistra saranno ricordati come un periodo di espansione della bolla immobiliare: per un lavoratore vivere a Parigi città è ormai un lusso, il prezzo medio per metro quadro è passato da 3.500 euro del 2001 a 8.500 euro del 2013. La città si sta già trasformando in una “grande Neuilly” (nota zona alto borghese) e aggrapparsi alla promessa elettorale del Ps di portare l’edilizia sociale al 30% entro il 2030 (sic!) appare rischioso oltre che insufficiente.

Presentandosi da solo ma avendo già fatto appello ai comunisti contrari all’alleanza col Ps, il Parti de gauche di Mélenchon potrebbe mettere in difficoltà il Pce. D’altronde, la linea più a sinistra di Mélenchon, pronto però a negoziare coi Verdi anch’essi al governo, si colloca tuttora dentro le compatibilità del sistema e indica la via d’uscita nell’eterno ritorno a Keynes. Inoltre, la voracità del Pg parigino, emersa a settembre alla luce del sole nel corso dei negoziati col Pcf in vista di un’ipotetica lista comune, ha dato alla direzione del Pcf un ottimo argomento per alimentare la diffidenza verso una lista del Front de gauche. Chiedere la testa di lista ed un numero pari di eletti con un partito molto più radicato non ha trasmesso l’idea di una formazione guidata da rivoluzionari disinteressati.

Grande è la confusione nel Front de gauche e nel Pcf. Impedire che il riformismo crei solo macerie è il compito dei marxisti rivoluzionari.

Joomla SEF URLs by Artio