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Il 24 giugno circa due milioni di lavoratori sono scesi in piazza per protestare contro gli ultimi attacchi alle pensioni del governo Sarkozy. L’età pensionistica, ridotta a 60 anni di età da Mitterrand nel 1981, verrà innalzata a 62 anni. Considerato che questa manifestazione è stata convocata per l’ultima settimana di giugno, ci si sarebbe potuto attendere una bassa partecipazione. Ma non è andata così. A Parigi circa 150.000 persone sono scese in piazza. Un ulteriore giorno di agitazione è stato convocato per il 7 settembre.

In ogni caso, i cortei – per quanto impressionanti possano essere – non impediranno quest’ultimo attacco contro le pensioni dei lavoratori. Anche le precedenti ‘riforme’ riguardanti le pensioni negli ultimi anni hanno provocato manifestazioni di massa. Ma sono state portate avanti ugualmente. I dirigenti delle grosse confederazioni sindacali usano consapevolmente e cinicamente questo tipo di manifestazioni per dare l’impressione di star facendo qualcosa per contrastare le politiche del governo. Ma convocare manifestazioni è in realtà un misero rimpiazzo alla preparazione di una vera lotta. Le fasce più coscienti della classe lavoratrice se ne sono rese conto senza alcun dubbio, e questo spiega l’ondata montante di malcontento all’interno della CGT. La massa dei lavoratori, non organizzati nei sindacati, sente istintivamente che questi metodi non otterranno nulla.

La situazione estremamente grave in cui si trovano i lavoratori non può essere risolta con proteste formali e cortei. Bernard Thibault, leader della CGT, si lamenta della ‘tempistica’ delle riforme. Vuole più tempo per ‘consultazioni’. Le proposte superficiali messe in campo dai dirigenti del Partito Socialista e del Partito Comunista non offrono alcuna soluzione. I leader del Partito Socialista denunciano la politica di Sarkozy, ma si limitano a chiedere che i sacrifici imposti ai lavoratori siano accompagnai da un modesto contributo da parte dei ricchi. La dirigenza del Partito Comunista lancia vaghi appelli per un cambiamento dei criteri per il finanziamento pubblico alle industrie capitaliste. Dicono, per esempio, che i bonus dovrebbero essere riconosciuti soltanto ai capitalisti che investono per creare posti di lavoro. Sul fronte politico così come su quello sindacale, la classe lavoratrice francese si trova così disarmata e paralizzata dallo spirito miope e incline ai compromessi dei propri leader, di fronte al più brutale attacco al loro tenore di vita dai tempi della Grande Depressione degli Anni Trenta.

Sarkozy – di sicuro il più stupido e arrogante capo di stato nell’intera storia del Paese – ora si sta pavoneggiando, rimproverando i suoi ministri per le loro spese stravaganti. Ha perfino cancellato l’annuale festa in giardino all’Eliseo. Tutti devono stringere la cinghia! Ciononostante ha ordinato un lussuoso aereo privato per il proprio uso personale, spendendo 180 milioni di euro. Non poteva sopportare l’idea di essere da meno del Presidente degli USA con il suo Air Force One. Ha più che raddoppiato il proprio stipendio quando si è insediato, e si è guadagnato una solida reputazione spendendo enormi quantità di denaro pubblico in ogni tipo di stravaganza fastosa e luccicante. Nell’attuale contesto economico, questo comportamento provocatorio non è un dettaglio. L’intero edificio del ‘sarkozysmo’, con la sua schiera di ministri corrotti e incapaci, si staglia come un monumento all’ineguaglianza sociale e alla rivoltante opulenza sprecona dei ricchi.

Mentre giganteschi finanziamenti sono stati regalati alle banche e alle grandi imprese, tutte le passate conquiste del movimento dei lavoratori sono sotto attacco. Il colossale deficit pubblico, in crescita (83% del PIL) sta conducendo la Francia lungo la stessa strada che ha portato la Grecia al collasso. Applicando tagli draconiani all’istruzione, alla sanità, alle pensioni, allo stato sociale e ai servizi pubblici, il governo sta cercando di recuperare il denaro regalato ai capitalisti.

Questa situazione non può durare e non durerà per sempre. I riformisti a capo del movimento operaio agiscono come un freno sulla coscienza e sulle azioni dei lavoratori. Ma prima o poi, si svilupperà un movimento di scioperi dal basso. Più tarda, più sarà possente quando finalmente avverrà. Tremende tensioni si stanno accumulando a tutti i livelli della società. Il numero di persone che vive al di sotto della ‘linea di povertà’ è aumentato da 6 a 8 milioni tra il 2004 e il 2009. Queste cifre corrispondono al periodo prima del manifestarsi delle conseguenze sociali della crisi economica. Adesso stanno aumentando velocemente. La disoccupazione cresce. Gli investimenti sono scesi rapidamente, così come la spesa al consumo. Fabbriche e aziende di ogni tipo chiudono o abbandonano il Paese a un ritmo senza precedenti. Il governo e la classe capitalista sono seduti su un vulcano, che potrebbe anche eruttare prima di quanto s’immagini gran parte della gente. I rappresentanti più seri del capitalismo lo capiscono.

Quando il rivale di destra di Sarkozy, l’ex Primo Ministro Dominique de Villepin, avvertiva del pericolo di una ‘rivoluzione sociale’ in Francia, stava soltanto esprimendo, dal punto di vista della classe opposta, la prospettiva che i marxisti nel Partito Comunista hanno spiegato. Un numero crescente di comunisti e militanti del sindacato sono convinti della necessità di un cambiamento rivoluzionario radicale, e di un programma che dia piena espressione a questa necessità.

1 luglio 2010

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