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Di fronte al moltiplicarsi dei sequestri di padroni e all’esplosione di collera dei dipendenti di decine di aziende, il governo Sarkozy impugna la minaccia di sanzioni giudiziarie: “Siamo in uno stato di diritto. Non permetterò queste cose” ha dichiarato il presidente.

François Fillon, Michèle Alliot-Marie e Brice Hortefeux  (rispettivamente primo ministro, ministro dell'interno e del lavoro, ndt) hanno fatto dichiarazioni simili. Le organizzazioni padronali applaudono e rincarano la dose. Laurence Parisot, del Medef (la Confindustria francese, ndt) sentenzia: “L’ingiustizia o la disperazione non giustificano trasgressioni alla legge, si rischierebbe di uscire dallo stato di diritto troppo facilmente”.

Come capita spesso, la signora Laurence Parisot, ha il merito di esprimere, in tutta la sua chiarezza, il punto di vista di quel pugno di rapaci ricchissimi che possiedono e distruggono l’economia del paese. L’azione dei lavoratori che difendono il loro pane quotidiano deve essere strettamente limitata dallo “stato di diritto” ci dice. Ma lo stato di diritto autorizza i padroni a sfruttare i lavoratori fino alla loro ultima goccia di sudore, per poi spezzare le loro vite e quelle delle loro famiglie sull’altare del profitto privandoli del loro posto di lavoro, cioè della loro unica fonte di guadagno. Nei fatti lo “stato di diritto” non è neutrale, non si colloca al di sopra delle classi sociali. È giudice in causa e in ultima analisi difende gli interessi dei capitalisti. In fondo le dichiarazioni della signora Laurence Parisot si possono tradurre così: “di fronte all’ingiustizia i lavoratori devono accettare il fatto che tutto il sistema capitalista si poggia sull’ingiustizia e lo sfruttamento. Si disperino pure, se vogliono, ma in silenzio”. I lavoratori non concordano affatto con questa visione e la rabbia contro questo sistema sale ogni giorno di più.

 Un fatto non è passato inosservato da parte di molti lavoratori: da una parte, quando i banchieri e gli imprenditori gettano l’economia nel caos lo Stato ricompensa questi banditi con miliardi di euro di sovvenzioni – di cui si farà pagare il conto alle famiglie più povere. Ma d’altra parte, quando i lavoratori di Continental Clairoix, dopo aver accettato tanti sacrifici si ribellano al loro licenziamento e contro le miserevoli indennità che gli vengono proposte, lo Stato si indigna solennemente per qualche vetro infranto e qualche sedia rotta della vice-prefettura di Compiègne. L’ipocrisia di questa gente non ha limiti! Ricordiamo che il gruppo Continental France ha fatto più di 600 milioni di euro di profitti nel 2008, e che nel gennaio 2008 i lavoratori di Clairoix erano passati alle 40 ore settimanali (dalle 35, ndt) in cambio della promessa  del mantenimento del sito produttivo almeno fino al 2012. Con il ritorno alle 40 ore gli azionisti di Continental hanno potuto estrarre profitti ancora maggiori, ogni settimana, dal lavoro degli operai del sito di Clairoix. Poi, una volta sazi, li gettano sulla strada come dei cenci sporchi.

Allo stesso tempo veniamo a sapere che i dirigenti della banca Dexia, che ha dichiarato 900 esuberi, e nella quale lo Stato francese e quello belga hanno riversato fino a 6,4 miliardi di euro. – si sono aggiudicati dei bonus per un totale di 8 milioni di euro. Axel Miller, ex-direttore generale della banca, ha beneficiato di una buonuscita di 825.000 euro. Questa somma rappresenta l’equivalente di 795 volte il salario minimo, cioè 66 anni di lavoro per un lavoratore con lo stipendio minimo. In pochi secondi quindi, senza dover neppure alzare il dito mignolo quest’uomo si è intascato molto più di quanto guadagnano molti lavoratori in Francia nel corso della loro intera vita lavorativa.  Naturalmente il governo fa finta di protestare, ma Axel e i suoi amici non hanno nulla da temere. Lo “stato di diritto” e “l’ordine repubblicano” non saranno invocati in questo caso. E la finta indignazione del governo si rivolge in realtà ai milioni di lavoratori e di disoccupati di qui si teme la collera alimentata da questi scandalosi “paracaduti dorati” e altri “bonus” dei padroni. 

Le “minoranze radicali”

La moltiplicazione dei conflitti e dei sequestri spingono il governo e il padronato a tirare fuori uno dei loro più antichi strumenti di propaganda e divisione: la teoria delle “minoranze radicali”. Secondo questa visione le lotte sociali non sarebbero la conseguenza ineluttabile di un sistema ingiusto, ma solo il risultato di manovre oscure di un ristretto pugno di “radicali”. Spiazzati dalle esplosioni di collera alcuni padroni e politici arrivano ad auto- convincersi di questa idea assurda. Si fanno prendere dal panico di fronte all’esasperazione che cresce e tentano di rassicurarsi cercando qualche colpevole isolato.  “L’estrema sinistra” viene indicata, oppure in alternativa si tratterebbe di minoranze di lavoratori. In altre parole la maggioranza dei lavoratori si fiderebbero, loro, della buona volontà dello Stato e degli imprenditori. 

In questa visione si cela un disprezzo profondo per i lavoratori. “sfruttiamo questi lavoratori da così tanto tempo, li conosciamo bene. Gli abbiamo fatto subire di tutto, sono incapaci, da soli, di ribellarsi seriamente” : ecco il ragionamento tipico dei capitalisti.

Questo pensiero è stato espresso in modo limpido in una intervista a Marcus Kerriou – co-proprietario della fabbrica Molex, a Villemur-sur-Tarn – pubblicato nel quotidiano Le Parisien del 23 aprile scorso. Marcus Kerriou è stato sequestrato per 26 ore dai lavoratori della fabbrica di cui è stata annunciata la chiusura entro l’estate. Alla domanda “Lei capisce la rabbia dei lavoratori ?”, Marcus Kerriou risponde : “Ma è stato tutto pilotato dall’esterno! C’è uno scarto fra la professionalità con cui è gestita la comunicazione e il livello intellettuale di certi lavoratori. Questo indica chiaramente che dietro a tutto questo ci sono i sindacati, la CGT per prima, oltre ad elementi radicali senza nessun collegamento con la realtà economica.” Che disprezzo per quegli operai che con il loro lavoro hanno fatto la fortuna del signor Kerriou e compagnia! Ma questa in fondo è l’opinione di tutti i padroni, anche se a livelli diversi. Hanno la tendenza a dimenticarsi la storia e le sue manifestazioni di massa, delle rivoluzioni e dell’intelligenza collettiva della classe operaia. Il futuro gli ricorderà qualche lezione. 

"Un rischio rivoluzionario"

Questo disprezzo cieco del padronato nei confronti dei lavoratori è tuttavia solo una faccia della medaglia. Allo stesso tempo i rappresentati più intelligenti della classe dirigente capiscono bene che il periodo che si è aperto, con la recessione mondiale, è carico di tempeste sociali. Così nel corso di una recente intervista su Europe 1, Dominique de Villepin ha dichiarato : “C’e un rischio rivoluzionario in Francia. Perché? Perché le chiusure di aziende, l’aumento del numero di disoccupati danno ad un certo numero di francesi il sentimento dell’ineguaglianza di trattamento, dell’ineguaglianza di interesse – la sensazione che ci si interessi molto delle banche e di  sostenere le imprese ma che i lavoratori, loro, devono subire la crisi, e che sono sempre gli stessi a pagare. Questo deve essere tenuto in considerazione se si vogliono trovare delle risposte giuste”. Più avanti evoca il rischio di “ comportamenti collettivi che non riusciremmo a controllare”.

I giornalisti e i politici di destra hanno generalmente  interpretato le dichiarazioni dell’ex-primo ministro come una semplice manifestazione di rancore nei confronti di Nicolas Sarkozy. Non si può certo dubitare del fatto che questi due uomini si detestino (dopo tutto sono entrambi detestabili). Ma è certamente un’interpretazione molto meschina delle dichiarazioni di Dominique de Villepin. In realtà de Villepin esprime un’apprensione che sta guadagnando terreno in questo momento ai vertici della società capitalista. Allo stesso tempo egli manda un avvertimento ai capitalisti e al governo: se si tira troppo la corda si rischia di spezzarla! 

Ci si può aspettare altri avvertimenti di questo tipo da parte di politici e commentatori votati anima e corpo al sistema capitalista. Ma non cambieranno le cose. Da una parte i governi -in Francia come altrove- sono impotenti di fronte alla recessione mondiale. Dall’altra i capitalisti sono troppo occupati a salvaguardare i loro profitti per prendere sul serio i consigli di un Dominique de Villepin. Si sforzeranno di scaricare tutto il peso della crisi sulle spalle della massa della popolazione, cosa che già fanno. Ad un certo punto questo dovrà inevitabilmente sfociare in mobilitazioni di massa che la classe dirigente “non riuscirà a controllare” per riprendere l’espressione usata da Dominique de Villepin. La rivista La Riposte l’ha detto e ripetuto: nessuna società può continuare indefinitamente su questo piano inclinato senza preparare le basi materiali e psicologiche per una situazione rivoluzionaria. 

I sequestri sono un segnale, fra altri, del cambiamento di umore che si sta sviluppando della classe operaia. Non sono un fenomeno nuovo, ma il loro moltiplicarsi segna una svolta. Bloccando il loro padrone nel suo ufficio per costringerlo a discutere i lavoratori dicono a modo loro “noi qui siamo a casa nostra. Facciamo quello che vogliamo.” E quello che spaventa i capitalisti è il fatto che si tratta di un primo passo verso l’occupazione della fabbrica. E l’occupazione dell’azienda è proprio il modo migliore di portare avanti una lotta contro una chiusura, una delocalizzazione o l’annuncio di esuberi. Non diciamo che sia facile. Il governo protesterà e minaccerà in nome dello “stato di diritto” e del “diritto alla proprietà privata” – cioè il diritto di gettare migliaia di famiglie nella disperazione. Ma l’occupazione è l’unica forma di lotta efficace per salvaguardare i posti di lavoro e gli strumenti di lavoro a condizione che sia il punto di partenza di una lotta per la nazionalizzazione dell’azienda sotto il controllo dei lavoratori. Recentemente in Venezuela lotte di questo tipo sono state vittoriose. Dobbiamo seguire questo esempio! 

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