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Oggi, 19 novembre, è il sesto giorno di sciopero dei trasporti in Francia. Finora i lavoratori hanno paralizzato il paese, ma mentre il governo di destra è determinato ad andare fino in fondo, i vertici sindacali sembrano disponibili ad un compromesso al ribasso. Di seguito potete leggere un articolo dei marxisti francesi che fa il punto della situazione.

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Con la decisione di sei organizzazioni sindacali della SNCF (le ferrovie francesi) di convocare uno sciopero a oltranza a partire dal 13 novembre, l’appello per uno sciopero il 14 novembre nel settore energetico e la mobilitazione del pubblico impiego per il 20 novembre, la prospettiva di uno scontro di larghe proporzioni tra i lavoratori di questi settori ed il governo Sarkozy-Fillon è ormai imminente.

Per il governo, come per i lavoratori – tutti i lavoratori, che ne siano consapevoli o meno – la lotta che sta per cominciare è di capitale importanza. Una sconfitta dello sciopero ed il conseguente smantellamento del “sistema pensionistico speciale” aprirebbe le porte ad un intensificarsi dell’offensiva generale contro i diritti e le condizioni di vita di tutti i lavoratori, senza eccezioni (il sistema pensionistico speciale permette ad alcune categorie di lavoratori, tra cui quelli delle ferrovie e del settore energetico, di andare in pensione con 37 anni e mezzi di contributi invece di 40, come avviene nel settore privato, ndt).

Sarkozy ha chiaramente cercato di provocare questo conflitto. Chiaramente pensa – e non senza ragione – che rimandare un conflitto con i battaglioni più organizzati e più forti del movimento sindacale ridurrebbe le sue possibilità di sconfiggerli.Il suo ragionamento è simile a quello di Margaret Thatcher, che deliberatamente provocò lo sciopero dei minatori britannici del 1984-1985. Come Sarkozy, la Thatcher non era priva di audacia. Sapeva che se avesse avuto successo nello sconfiggere i minatori, avrebbe potuto condurre a termine i suoi obiettivi anche nei confronti degli altri lavoratori molto più facilmente. La strategia si rivelò corretta. La sconfitta dei minatori creò, temporaneamente, un certo clima di scoraggiamento all’interno del movimento sindacale britannico. I lavoratori pensarono: “Se non ci sono riusciti i minatori a fermare la Thatcher, come possiamo farlo noi?”

Per le stesse ragioni Sarkozy sta aumentando le provocazioni contro i lavoratori delle ferrovie. Se verranno sconfitti, il governo andrà immediatamente all’offensiva per approfondire lo smantellamento del sistema pensionistico – a tutto vantaggio degli gestori dei fondi privati – ed intensificherà la ferocia di questi attacchi anche su altri fronti.Di fronte a questa offensiva, l’obiettivo di ogni iscritto al sindacato, di ogni comunista e di ogni militante socialista – nonostante la codardia dei leader del Partito Socialista, che sono a favore dell’abolizione del sistema pensionistico speciale – deve essere quello di organizzare un movimento di solidarietà nei confronti di questo sciopero. Potremo dimostrare così a questo governo reazionario, attraverso un grande sforzo collettivo, la grande riserva di energie e la combattività che le nostre organizzazioni e la nostra classe ancora posseggono! Uno scontro del genere non lascia spazio per le parole da codardo che sentiamo troppo spesso da parte dei dirigenti sindacali. Il nemico è di fronte a noi, implacabile e brutale. Dobbiamo rispondere con altrettanta forza e determinazione.

Secondo un recente sondaggio TNS-Sofres, la popolarità di Sarkozy è in calo costante, nonostante gli sforzi di tutti i mass-media. Soltanto il 54% circa è a suo favore. In effetti, l’aumento di stipendio del 140% che questo paladino della “moderazione salariale” ha appena concesso a sé stesso non risolverà nessuno dei problemi della Francia, non più delle pratiche di corruzione dei suoi “amici” e “fratelli” nel MEDEF. La sua popolarità scenderà sicuramente al di sotto del 50% nelle prossime settimane. Secondo lo stesso sondaggio, Fillon (l’attuale Primo ministro), è già calato al 44% nei consensi. Il vento sta cambiando – e giustamente.

L’economia francese è in stagnazione. Benché Sarkozy avesse promesso prima un 4%, poi un 3%, e adesso “almeno il 2,5%” di crescita del Pil per il 2007, l’aumento non arriverà nemmeno al 2%. La bilancia commerciale con l’estero è letteralmente crollata. Il declino della società è visibile in tutti i settori. Il potere d’acquisto della popolazione diminuisce giorno dopo giorno.Per quanto riguarda la politica internazionale, le mosse diplomatiche di Sarkozy sono un fallimento dietro l’altro, dalla questione della minaccia di “guerra” all’Iran, che venne immediatamente abbandonata, fino al rapimento di bambini in Chad – un’operazione “clandestina e illegale” che ha ricevuto il supporto logistico dell’esercito francese!

Lo sciopero del 18 ottobre e il blocco totale della compagnia Air France rivelano la combattività crescente della classe lavoratrice. Gli studenti stanno mobilitandosi contro la riforma dell’università. Anche i magistrati, gli avvocati e i dipendenti del mini si stanno mobilitando contro il governo.

Sarkozy voleva dipingere un’immagine di sé come di un “uomo forte” della destra, ma è in realtà un gigante (un nanerottolo, a dire il vero) coi piedi d’argilla. Sconfiggerlo è possibile. I lavoratori delle ferrovie e dell’intero settore pubblico dispongono di un potere enorme. Nel 1995 Juppé mostrò una grande determinazione nel suo tentativo di piegare i lavoratori delle ferrovie. Ma fallì, alla fine, di fronte alle dimensioni della mobilitazione e all’impatto dal punto di vista economico dello sciopero.

Il gruppo La Riposte non ha mai accettato l’analisi superficiale di numerosi leader del PS e del Partito Comunista Francese, secondo cui la classe lavoratrice “si è spostata a destra”, facendo intendere con ciò che siamo condannati a un lungo periodo di reazione. Il giorno dopo la sconfitta elettorale, scrivemmo:

“La campagna di Sarkozy è stata il colmo della disonestà e dell’ipocrisia. Ha detto che si occuperà dei poveri, dei diseredati, degli oppressi, dei disoccupati, e dei lavoratori. Quelli che hanno creduto a tutte queste promesse saranno presto disillusi. Le azioni di Sarkozy risponderanno esclusivamente agli interessi della classe capitalista. La destra non ha altro obiettivo che porre l’intera economia e la società sotto il controllo della legge del profitto. La destra condurrà un’offensiva implacabile e sistematica contro le conquiste sociali, i diritti, i salari, le condizioni di lavoro, le pensioni e la sicurezza sociale. Fomenterà il razzismo e l’odio contro gli “stranieri”, anche a livello amministrativo e della polizia. […] I dati elettorali nascondono più di quanto rivelino. Il suffragio universale dà lo stesso peso al voto di quanti sono inerti e demoralizzati e a quello delle forze più coscienti e militanti della società. Le elezioni sono come una fotografia. Forniscono un’immagine fissa di una società che, invece, è in costante mutamento, specie in un contesto di crescente instabilità. La coscienza e l’umore delle diverse classi sociali sono estremamente mobili e fluidi. […] Lungi dall’essere un periodo di “unità nazionale”, gli anni di Sarkozy saranno caratterizzati da lotte di massa, nel corso delle quali le tradizioni militanti e rivoluzionarie della nostra classe si risveglieranno”.

E ci siamo già arrivati! I cambiamenti nell’umore e nella coscienza dei lavoratori, che avvengono naturalmente in modo non omogeneo e con qualche esitazione, sono già una realtà concreta, che anche i sondaggisti sono costretti ad ammettere. Per esempio, l’85% degli interpellati non crede che il governo sia in grado di fare nulla per risolvere il problema del costo della vita troppo elevato.Per dire la verità, la principale risorsa di Sarkozy – e la fonte principale della sua “sicurezza” – risiede nella debolezza e nell’ambiguità della dirigenza dei sindacati. Secondo un’agenzia AFP dell’1 novembre “All’Eliseo, si osserva che Xavier Betran, Ministro per gli Affari Sociali, è impegnato in prima persona nella discussione con i sindacati. Per cercare di ammorbidire l’impatto dello sciopero, ha aperto un tavolo di trattative con diverse sigle sindacali come la Cfdt e i sindacati autonomi dei macchinisti.”

François Chérèque, che “dirige” la Cfdt da una capitolazione all’altra, è pronto a tradire il movimento altrettanto cinicamente di quanto fece nel 2003, durante la lotta contro la riforma delle pensioni. Nelle ore successive alla mobilitazione del 13 maggio 2003, una delle più imponenti dopo il 1968, Chérèque sottoscrisse la “riforma Fillon” senza nemmeno consultare le federazioni del sindacato. I dirigenti di Force Ouvrière, come sempre, nascondono il loro rifiuto di prendere un’iniziativa decisa dietro a un sacco di proclami “radicali”. La Cgt, con le dimensioni e la loro potenziale capacità di mobilitazione, è una forza decisiva in questa battaglia. Ad ogni modo, l’atteggiamento ambiguo e conciliativo di Thibault (Segretario generale della Cgt) nei confronti della riforma delle pensioni e delle politiche del governo in generale. – non è certo all’altezza della situazione, quando dice “non faremo un’opposizione di principio, ma giudicheremo da caso a caso”.

Quando Thibault annuncia che se ci fosse un “contesto” diverso in cui discutere la riforma il conflitto potrebbe essere evitato, che cosa dovrebbero pensare i lavoratori? Quando dice che per lui la riforma è necessaria, ma che sono i “termini” a dover essere negoziati, sta annunciando la ritirata prima ancora che la battaglia sia cominciata. Questo spiega l’esitazione e lo scetticismo di una settore significativo dei lavoratori. “Dopo tutto – dicono – vale la pena di iniziare uno sciopero a oltranza per ottenere soltanto poche modifiche secondarie?” I dirigenti sindacali sono impegnati a suggerire al governo un nuovo “quadro” per le riforme, e questo potrebbe in teoria consentire a Sarkozy di dividere i lavoratori ed indebolirne la resistenza. Invece di lottare per l’unità di tutti i lavoratori del settore pubblico e privato intorno a una piattaforma comune, i leader delle confederazioni sindacali cercano di separare i diversi “casi”, aiutando così la strategia del governo.

Sarkozy ha affermato diverse volte che non ha intenzione di trattare su nessuno dei punti principali di questa contro-riforma. Se le cose stanno così, che altro può essere negoziato, a parte il modo in cui i lavoratori perderanno i loro diritti pensionistici? Il rifiuto di un lavoratore delle ferrovie, iscritto alla CGT, di stringere la mano a Sarkozy davanti alle telecamere, ha galvanizzato il  movimento sindacale, così come i commenti di quegli iscritti al sindacato che hanno dichiarato che la battaglia si farà nelle strade. Il movimento sindacale e la classe lavoratrice nel suo complesso hanno bisogno di dirigenti che li incitino alla lotta, che appoggino la loro combattività, che uniscano la classe lavoratriice in un fronte comune e facciano rivivere le grandi tradizioni militanti del movimento operaio francese, sulla base di queste rivendicazioni:

  • Mobilitazione di tutti i lavoratori per il ritiro immediato della riforma!
    • Per il mantenimento del sistema pensionistico speciale!
    • Massimo di 37 anni e mezzo di contributi per andare in pensione!
    • Nessun passo indietro sul salario minimo!

Siamo alle soglie di uno scontro cruciale tra le classi, in cui la posta in gioco va al di là della questione del sistema pensionistico speciale. Come ha affermato Raymond Soubie, un consigliere di Sarkozy, “questa è la più difficile delle riforme, perché riguarda coloro che hanno il potere più forte per fermarla […]. Se vinciamo qui, il resto seguirà.” (Les Echos, 1 novembre). Il “resto” si riferisce alla distruzione delle conquiste sociali, ad una maggiore precarietà del lavoro, alla continuazione dello smantellamento dei servizi pubblici, all’indebolimento del potere di acquisto e a tutte le altre misure volte a rinvigorire gli interessi dei milionari capitalisti che detengono il vero potere in questa nazione.

Noi sosterremo questa lotta con tutte le nostre forze. Cercheremo di estenderla e generalizzarla il più possibile senza perdere di vista la necessità di riarmare il movimento sindacale e il Partito Comunista con le idee, il programma e i principi del socialismo. In Francia, come in ogni altro paese, il capitalismo non offre alcun futuro ai milioni di lavoratori, giovani e pensionati. Finché i capitalisti controlleranno la produzione, la distribuzione, le banche, il credito e le compagnie di assicurazione, manterranno il potere sulle nostre vite, soffocheranno le nostre aspirazioni, rafforzeranno le ingiustizie e ricacceranno indietro.

13 novembre 2007

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