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Gli studenti rialzano la testa

Le lotte imponenti di novembre/ dicembre ‘95 hanno marcato una svolta nella situazione francese. La destra al governo è stata battuta da una coalizione di partiti operai (P.S./ P.C.F.) e questo ha contribuito a rafforzare una tendenza alla mobilitazione dei lavoratori. Ogni settimana ci sono manifestazioni e scioperi in varie città contro i licenziamenti e la disoccupazione, per i diritti degli immigrati, contro le privatizzazioni portate avanti dal governo Jospin (banche, università, elettricità). Il movimento studentesco di ottobre/novembre è dunque in altro segnale della crescente radicalizzazione della società.

Dopo 3 manifestazioni nazionali e centinaia di altre che hanno portato in piazza milioni di studenti in ogni città della Francia, è terminato un movimento durato tre settimane per effetto combinato di qualche concessione da parte del ministro dell’educazione Allegre e dell’inizio di un periodo di vacanze.

Le principali rivendicazioni del movimento studentesco, iniziato spontaneamente erano: più insegnanti, riduzione del numero di alunni per aula (ora in media più di trenta) e alleggerimento dei programmi.

Gli studenti chiedevano dunque più finanziamenti per la scuola pubblica, "avendone abbastanza di scuole che cadono a pezzi e dove talvolta mancano anche le sedie" (Le Monde 18/10). Gli studenti, appoggiati dai sindacati degli insegnanti, hanno dimostrato grande abilità nel far crescere il movimento che ha toccato il suo apice il 15/10 quando più di mezzo milione di studenti ha manifestato lungo 350 cortei. Tuttavia, l’incapacità di creare una sola organizzazione nazionale capace di unire gli studenti e portarli ad una vittoria completa ha indebolito la lotta. La mancanza di buoni servizi d’ordine, inoltre, ha fatto sì che alcune manifestazioni siano state sfruttate da elementi sottoproletari (i "Casseurs") per attaccare la polizia e devastare negozi. Questo ha allontanato dalla lotta molti studenti che temevano di essere coinvolti in violenze.

La mancanza di una direzione seria era dovuta anche alla frammentazione delle organizzazioni studentesche. Il sindacato più importante, la Fidl, la cui dirigenza é legata alla burocrazia del P.S. (partito socialista), é stato accusato da molti studenti di frenare il movimento e di essere troppo morbido col governo. In reazione a questo e ai tentativi della Fidl di autoproclamarsi rappresentante degli studenti davanti al ministro, molti coordinamenti di provincia hanno rotto col coordinamento nazionale formandone uno proprio. Questo ha poi generato una dannosa frammentazione regionale del movimento (Marsiglia, Toulose,Grenoble…).

Dopo le manifestazioni relativamente riuscite del 20/10, che tra l’altro hanno visto una notevole presenza delle forze dell’ordine, il ministro ha annunciato alcune concessioni minori. Non ha accettato nuove assunzioni di insegnanti ed investimenti negli edifici ma ha concesso un "alleggerimento dei programmi" (che tra l’altro non costa niente).

Gli studenti hanno visto bene questa misura che riduce i loro carichi di lavoro ma sanno bene che questo non risolverà i problemi cronici della scuola pubblica che stanno contribuendo a portare una parte della gioventù alla disperazione, come dimostra anche la crescita dei casseurs.

Secondo i sondaggi , il 75/80% della popolazione appoggiava gli studenti e il rifiuto del governo di soddisfare le rivendicazioni studentesche è stato visto negativamente da molti lavoratori proprio in un momento in cui la popolarità di Jospin è in calo.

I problemi della scuola fanno parte di una crisi sociale generalizzata. Qual’è il posto della gioventù in una società in cui, tra
i giovani, la povertà é raddoppiata in dieci anni e la disoccupazione è al 25%? In fondo gli studenti si sono scontrati col fatto che l’infima minoranza della popolazione, che ha in mano l’economia e decide quindi gli investimenti, non ha l’interesse di investire nell’educazione di massa.

Ogni attivista studentesco deve dunque imparare la lezione di questa lotta per costruire un movimento forte e unito, legato alla classe lavoratrice e alla base dei principali partiti e sindacati operai.

Solo un’organizzazione così sarà disposta a lottare fino in fondo per una scuola pubblica, democratica, di qualità e gratuita che dia una buona istruzione ai figli dei lavoratori e non solo a una minoranza di privilegiati che possono pagarsela.

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