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Il referendum per l’approvazione del Trattato Costituzionale dell’Unione europea sta infiammando la politica francese e polarizzando la società. Spaventati da una serie di sondaggi che danno in testa i “no”, giornali e televisioni del padronato hanno rilanciato una campagna isterica a favore della ratifica. Per il sì sono in prima linea anche i principali partiti del padronato francese, l’Unione per la Maggioranza Presidenziale di Chirac e i liberali dell’Udf, alleati alla destra del partito socialista guidata dal segretario François Hollande.

Le lotte sociali degli ultimi mesi a difesa delle 35 ore e della scuola pubblica hanno accresciuto la diffidenza di giovani e lavoratori verso una Costituzione che vuole sancire per legge l’obbligo per i governi di attaccare lo stato sociale, ridurre i salari, privatizzare ciò che è ancora nazionalizzato, aumentare le spese per l’armamento ecc. L’opposizione a questo referendum del Pcf e della Cgt, hanno dato un canale di espressione al malcontento che esiste tra i lavoratori. L’opposizione di massa che è emersa nasce da un giusto istinto di classe: i lavoratori non vogliono dare a governo e padroni uno strumento in più con cui attaccarli. È positivo che i vertici del movimento operaio siano scesi su questo terreno di lotta che in passato era stato strumentalizzato dalle destre più estreme e reazionarie.

Favola e realtà del sì

In una Unione europea (Ue) in cui le rivalità inter-imperialiste crescono, non solo tra Francia e Germania ma tra tutti i “soci” più importanti (Italia, Inghilterra, Spagna), su un punto l’accordo è unanime: per essere più competitivi sul mercato mondiale si deve ridurre il tenore di vita dei lavoratori. Il presidente del padronato francese (Medef), Seillière, ha dichiarato il suo appoggio alla Costituzione citando la famigerata direttiva Bolkenstein, “molto favorevole per le imprese francesi”, per spiegare che l’Ue sta andando nella direzione giusta. Il futuro presidente del Medef, Guillaume Sarkozy, ha rincarato la dose affermando che la Costituzione va nello stesso senso delle politiche economiche auspicate dal grande capitale. In questo coro si è distinta la voce di Hollande il quale, all’inizio della campagna, raccontava in giro che la Costituzione avrebbe garantito il pieno impiego e “l’Europa sociale”. Rendendosi conto della fantasiosità di tali argomenti, Hollande, in seguito, ha ripiegato debolmente invitando gli elettori a “separare la questione economico-sociale” dal voto al Trattato. Questa posizione apertamente filo-capitalista ha suscitato malumori e divisioni nel Ps. Il 42% dei militanti del Ps, infatti, si è schierato per il “no” al referendum in una consultazione interna di partito. In tutta risposta Hollande ha detto che avrebbe tenuto conto di quel voto… cacciando chi non si fosse messo in linea!

La battaglia per il no

Una vittoria del “no” avrebbe un effetto positivo dando fiducia ed entusiasmo ai lavoratori. Sarebbe altresì uno smacco per la borghesia, non solo francese, che si sta molto spendendo per la vittoria del sì. Una sconfitta in Francia farebbe nascere già morta questa Costituzione. Non bisogna, tuttavia, esagerare e distorcere questa giusta prospettiva. Ad esempio, è molto pessimista ma anche erronea la posizione di Francis Wurtz, esponente di spicco del Pcf, secondo cui una sconfitta del “no” provocherebbe “50 anni di liberismo”, cioè di sconfitte, per la classe lavoratrice. La campagna del Pcf e della Cgt ha liberato energie e volontà di lotta. La posizione dei comunisti, però, non può limitarsi ad un approccio “negativo”. La direzione del Pcf promette che si batterà per un’altra Europa. Non si dice però chi possiederà le industrie e le banche nell’Europa voluta dai rappresentanti del Pcf. Infatti, finché le ricchezze saranno concentrate nelle mani di un pugno di gruppi capitalisti, i lavoratori continueranno a subire lo sfruttamento e gli attacchi che il Trattato europeo vuole facilitare. Il Pcf non può perdere un’occasione così favorevole per spiegare a tutti i settori oppressi della società che la lotta non si può fermare al referendum ma deve servire per rimettere in causa chi comanda in questa società.

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